[STORIA] Un’unica scherma, un’unica arte. Introduzione alla scherma storica.

di Carlo Cavazzuti


Tutti sanno delle tante medaglie che ogni anno e i nostri atleti e la nostra Patria ricevono nelle gare schermistiche. Vezzali, Trillini, Montano, Cassarà, ormai sono nomi che hanno risuonato parecchio nelle orecchie e nei telegiornali, ma Dall’Olio, D’Orlando, Lodà, Zangrandi, Vernizzi e perché no in passato anche Cavazzuti, nessuno sa chi siano.
Anche noi siamo atleti e campioni di scherma, ma una scherma che a vedersi è diversa da quella che va alle olimpiadi: la scherma storica.

Bisognerà quindi che vi spieghi cos’è questa scherma storica. Con questa definizione si intende l’arte marziale occidentale, da praticarsi a mani nude o con armi, sviluppatasi a partire dall’antico impero romano sino al 1896, anno in cui si svolsero le prime olimpiadi moderne. In quelle competizioni la scherma diventò ufficialmente sport.

Insomma, per farla breve, è la scherma quando questa serviva ancora per difendersi in un duello letale e non per vincere una gara.
Sia per la scherma olimpica (così si chiama quella moderna), sia per quella storica esistono dei trattati su cui si preparano i maestri per sostenere gli esami diventare tali, cambia solamente la mole degli stessi. Per la scherma moderna i trattati ufficiali della federazione che devono essere studiati a fondo per diventare maestro sono tre: uno per la spada, uno per la sciabola e uno per il fioretto. Per la scherma storica sono oltre 150, suddivisi tra medioevali, rinascimentali e barocchi, ognuno dei quali riporta l’utilizzo di diverse armi. Moltissimi sono manoscritti, altrettanti sono scritti in lingue che ormai si sono evolute, come fu per il volgare all’italiano, e ovviamente non tutti sono scritti nel nostro idioma.
Non basterebbe una vita per poter apprendere tutta l’Arte che portano a noi, non per nulla i maestri di scherma storica si specializzano in un periodo storico preciso o su una tipologia di arma precisa dedicando il loro studio a perfezionare solo quella, anche se per giusto obbligo si deve conoscere le basi della scherma di ogni periodo storico e di ogni arma. Io per esempio mi sono specializzato nella scherma in armatura che essa sia a mani nude, impugnando un’azza, una lancia, una spada o una daga e di seguito nell’utilizzo di queste quattro armi nel medioevo, ma tranquillamente posso citare trattati di sciabola da terreno del 1800, di striscia alla spagnola del 1600 o di spada e brocchiero del 1300 perché di quegli oltre 150 testi almeno 120 li ho per lo meno letti, se non studiati, scontrandomi con il latino (che a scuola non ho mai fatto), il volgare italiano, il protoinglese, il protofrancese, il protospagnolo e il prototedesco tanto che due anni fa sono riuscito a fare quattro chiacchiere con un piccardo senza troppo scompormi e in questi giorni sto leggendo un libro in spagnolo senza aver mai preso una lezione di francese o castigliano in tutta la mia vita (il tedesco mi mette un poco di difficoltà in più per quanto sia quello che ho dovuto studiare di più).

Uno dei problemi della scherma è che a differenza delle arti marziali orientali non c’è una linea di discendenza ininterrotta dal fondatore di una scuola, diciamo nel 1400, sino ad oggi. Questa costanza permette a chi studia e pratica di avere certezza che ciò che si sta apprendendo rifletta alla perfezione le idee, il metodo e la sostanza del fondatore della scuola.
Nella nostra scherma italiana possiamo individuare come possibile fondatore della prima grande scuola e tradizione schermistica Fiore dei Liberi, un friulano di Permaccio di Cividale che nel primo decennio del 1400 scrive nel modenese per il duca d’Este il primo trattato di scherma italiano: Fiore di battaglia.
Però del nostro Fiore sappiamo pochissimo e non possiamo affatto trovare una linea di discendenza almeno tra maestro e allievo che abbia portato avanti la sua tradizione schermistica sino a noi.
Solo di pochi maestri in Europa possiamo dire di conoscere una scuola che durerà per anni, fondando una tradizione schermistica certa, ma anche di queste prima o poi si perdono le tracce e arrivano a noi solo i testi didattici.

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L’autore dell’articolo!

Come si procede quindi per aver certezza che quello che si va a fare in sala sia davvero quello che avrebbe voluto farci fare l’antico maestro con il suo trattato?
La risposta forse vi sconcerterà un poco, ma è semplice: non si fa.

Non c’è modo alcuno di essere certi al 100% che quello che si studia e si pratica sia l’esattezza di quello studiato e praticato sotto il maestro che scrisse il trattato (Almeno per il 99,99% dei casi). Si possono però dare delle interpretazioni che l’esperienza, lo studio attento, la tanta pratica e il confronto con gli altri maestri rendono sempre più vicine a una possibile realtà storica.
Possiamo dire senza troppo sbagliarci che del centinaio di maestri conosciuti nella storia un buon 75% è studiato approfonditamente e di questa percentuale possiamo avere una certezza interpretativa che va dal 95% per quelle medioevali, al 99,9% per quelle di fine 1600 e del 100% per quei maestri della fine del 1800 di cui, per loro sì, possiamo trovare una discendenza schermistica che arriva a oggi.

Vediamo allora come si fa a portare agli allievi un testo che magari ha sei secoli facendo sì che quello che si insegna loro non siano una massa di invenzioni (cosa che purtroppo molti sedicenti maestri fanno).

Prendo come esempio alcuni testi tra cui Gladiatoria che ho analizzato e interpretato per primo al Mondo. Per prima cosa bisogna avere il testo originale per le mani. Non dico il manoscritto autentico che spesso è ben custodito e di difficile accesso al pubblico, ma almeno una sua digitalizzazione ad alta risoluzione, la semplice foto presa da internet non è sufficiente.

Ora inizia il primo grande scoglio da risalire: la trascrizione pura e semplice. Un manoscritto del 1436 scritto su vellum con penna d’oca e inchiostro naturale non è affatto facile da leggere anche perché è scritto in un alfabeto diverso dal nostro. Le lettere sono le medesime, ma la grafia delle stesse cambia parecchio. L’alfabeto gotico prevedeva solo il maiuscolo e il minuscolo e non il corsivo, ma sfido chiunque non abbia dimestichezza con questa grafia a discernere la A e la O minuscola, la M dalla N o dalla U.

Ecco che l’originale o l’alta risoluzione diventano decisamente importanti. Con l’originale si può, orientando la luce, notare il movimento del pennino e aiutarsi con quello per identificare le singole lettere; l’alta risoluzione vi permetterà di ingrandire ben più che a dimensione naturale il folio che state studiando.

Dal reperimento delle scansioni della biblioteca di Cracovia, per la sola trascrizione di Gladiatoria ho impiegato circa due mesi.

Ora siete davanti a un foglio digitale con la trascrizione del trattato. Se siete fortunati e studiate un trattato che è stato stampato e non scritto a mano e magari in lingua volgare italiana potete semplicemente stamparvi le scansioni e lavorare su quelle dando un poco più di attenzione alla lettura per dei grafismi un poco desueti, ma comunque non impossibili da identificare.

Una volta ottenuto il testo in un alfabeto a voi comprensibile dovete tradurlo.

Non solo capita di dover tradurre dal latino o da altre lingue, ma capita anche di dover tradurre il volgare che a tutti gli effetti ha costruzioni grammaticali e ortografiche del tutto diverse dall’italiano moderno.
Già le prime righe del libro di Fiore dei Liberi, trascritte per come si trovano sul manoscritto, vi possono far capire come non sia così immediato leggere il volgare friulano del 1400:

Fiore furlan de Civida d’austria che fo de mis. Benedetto della nobil casada delli liberi da premagiaco della diocesi dello patriarchato de Aquilegia in sua zoventù volse imprendere ad armizare e arte de combater in sbara zoé a oltranza, ¶ de lanza azza spada e daga e de abrazar a pe’ e a callo cavallo in arme e senza arme.

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Folio 3 Recto “Fior di Battaglia” di Fiore dei Liberi

Chi come me studia la scherma storica da oltre vent’anni il testo di Fiore dei Liberi lo sa quasi per intero a memoria o lo legge senza difficoltà alcuna, ma così non è per chi è alle prime armi. Quindi tradurre è d’obbligo per renderlo fruibile a tutti.

La traduzione dal protogermanico del Gladiatoria, anche grazie a un paio di piccoli brani già tradotti in francese e inglese con i quali ho potuto confrontare la mia in italiano, ha impiegato solo due mesi.

Dopo quattro mesi di lavoro finalmente abbiamo per le mani qualcosa che possiamo davvero studiare. Vediamo come potrebbe essere il processo di studio utilizzando la prima pagina del testo MS Germ. Quart. 16 Gladiatoria.

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Folio 1 Verso “Gladiatoria”

Trascrizione

Merckcht den anfanckch des spiess wenn du zu dem ersten mal tritest in dye schrenck- und du ansichtig wirst deinen widertail So nym dein thartschen in dye tencken hant und den spies zu dem stich mit sterchk von oben nyder. und schaw wo du yn am. pesten mügst treffen mit dem stich So nym dein spies in peyde hendt. und cher daz eysen vntersich. und schlach mit sterchck ym aws den stich den er auf dich wolt tun. und wenn du ym den stich hast aws geschlagen. so setz für den thencken fuß und stich auff yn mit chreften mit peden henten

Di difficile comprensione diretta anche a chi legge un fluente tedesco moderno.

Traduzione

Nota la prima tecnica della lancia. Quando inizialmente entri in lizza e vedi il tuo avversario, tieni il tuo scudo con la mano sinistra e alza la tua lancia con la mano destra per portare un potente colpo di punta dall’alto verso il basso guardando dove si potrebbe colpirlo più facilmente.
Gira la lancia con il ferro verso terra (lit: ruotare il ferro sotto sé stessa) con entrambe le mani e devia il colpo avversario diretto a te, con potenza. Dopo aver parato il colpo, si posiziona il piede sinistro avanti e si porta un colpo con forza, con entrambe le mani.

Già più alla portata di tutti.

Analisi

In questa figura si notano due posizioni che potrebbero essere identificate come le guardie da tenersi durante il combattimento. Una è una guardia sinistra con lo scudo, molto simile a quella riportata da maestro Filippo Vadi (28r) nello studio della Lanza Longa in cui, però, l’arma è impugnata a due mani. Nel nostro caso la si impugna a una mano per poter reggere lo scudo e per meglio scagliarla verso l’avversario. Il piede sinistro è avanti e il braccio destro è piegato a reggere e caricare il colpo, con il polso dietro la testa. L’altra non viene affatto descritta, ma appare molto simile alla Mezza Porta di Ferro, presentata da maestro Fiore dei Liberi (15b versione Pisani-Dossi). Il piede destro è avanti e la punta della lancia è disposta verso il basso e verso il lato opposto al nostro avversario. Ci viene spiegato ciò che si può fare partendo da essa, cioè spostare il colpo avversario per colpire di seguito a nostra volta. Non ci viene descritto il colpo portato dall’avversario, ma presumiamo sia appunto lo scagliare l’arma, che ci viene consigliato appena prima. Non ci viene spiegato dettagliatamente come deviare il colpo, ma vista la posizione iniziale possiamo presumere che sia una deviazione molto simile a quella proposta da Fiore dei Liberi: si para con l’asta della lancia eseguendo un mezzo passo incrociato e un passo obliquo nella direzione in cui si devia il colpo. Dalla posizione qui presentata, e secondo il testo, non si eseguono movimenti di passeggio complessi come per maestro Fiore, ma semplicemente un passo intero con il piede sinistro. Si termina colpendo di forza tenendo la lancia in entrambe le mani. Riassumendo, partendo da una guardia destra, sul lancio dell’arma avversaria deviamo il colpo con un passo intero terminando con un colpo al torso.

Ora, trascritto e tradotto, visto che Gladiatoria è un testo medioevale e come molti di quelli ricco di figure, andiamo a guardare anche le immagini.

Come potete vedere c’è l’immagine e sotto il testo che poche righe sopra si è andati a trascrivere e tradurre.
È un fermo immagine di ciò che il testo va a spiegarci? No, è la parte prima di tutto ciò che il testo racconta. Questo è un problema comune nelle figure dei trattati: molte non sono così esplicative, altrettante sono addirittura fuorvianti se confrontate con il testo scritto, molte sono dei fermo immagine in un punto particolare di una lunga sequenza di movimenti e per i più sfortunati non c’è un testo scritto con cui confrontarsi o è talmente tanto scarso da essere inutile.

La cosa migliore da fare è analizzare bene l’immagine in relazione alla biomeccanica corporea. Si deve guardare bene come sono disposti gli arti, come è distribuito il peso, come si reggono le armi e a quel punto, si ci mette in gioco personalmente tentando di replicare l’immagine assieme a uno sparring partner.

Osservando l’immagine con il testo tradotto al fianco si provano e riprovano i movimenti confrontandoli con il testo fin tanto da essere certi che il nostro operato sia al massimo verosimile. Questa è la faccenda più lunga, per una singola tecnica potrebbe essere necessario il lavoro di giorni per non dire mesi.

Non è finito qui il lavoro. Sarebbe saggio, per essere certi del proprio operato andare a vedere alti testi coevi che trattano tecniche simili e confrontarli. Così facendo i tempi si allungano davvero tanto, direte voi. In effetti sì, anche se per fortuna ci sono già delle ottime analisi di tanti trattati che si possono usare in questa fase. È però necessario per riuscire a capire se ciò che leggiamo e applichiamo può avere un riscontro in altri modi riportati da altri maestri dandoci quindi una possibilità di paragone che fa lievitare alquanto la percentuale di esattezza del nostro agire.

Torniamo allo studio proprio del testo nel tentativo di applicare ciò che vi è scritto nel migliore dei modi. Di seguito si farà un’analisi correlando la parte grafica con quella testuale e rapportandola agli altri maestri coevi quello che si è riprodotto.

Pensate di dover fare ciò per 59 folia, 118 facciate, come per Gladiatoria o ancora molti di più per altri testi. Un lavoro lungo a dir poco, ma che finalmente riporta lo studioso fuori dall’archivio verso la sala d’armi. Giusto per darvi un’idea del lavoro di analisi tecnica del Gladiatoria posso farvi sapere che questa ultima fase è durata un anno e quattro mesi provando tutti i movimenti descritti nei vari giochi che l’anonimo maestro presentava nel suo libro, tre o quattro volte a settimana in sala d’armi per circa quattro ore ogni volta.

A questo punto si ci scontra con le attrezzature necessarie: armi, armature e scudi non sempre di facile reperimento. Non è sempre necessario procurarsi chissà cosa, ma è abbastanza logico che se si sta studiando l’utilizzo della spada a due mani, farlo con una spada olimpica non sia proprio la stessa cosa. Reperire le armi necessarie allo studio non è sempre così facile specialmente se si ci trova a studiare testi o armi davvero particolari.

 

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Folio 214 Recto “Opus Amplissimum de Arte Athletica” di Paulus Hector Mair

Non si può andare in un negozio da giardinaggio a comprare una falce e poi combatterci perché uno dei due sicuramente finirebbe al cimitero e trovare chi la costruisce con i giusti parametri di sicurezza non è facile.

Idem per gli abiti che per quanto non indispensabili nello studio della scherma rendono lo studio più preciso perché un affondo con una tuta di tessuti moderni è ben diverso da farsi rispetto a quando indossate i pantaloni del testo tedesco qui sopra.
Per fortuna ormai sono tanti gli artigiani specializzati nel creare vesti e armi storiche e altrettanti per quanto riguarda le armature. Altra questione sono gli scudi. A mia conoscenza coloro che possono costruire uno scudo realistico in tutta Europa sono meno di dieci persone. Quando poi si ci vede arrivare la richiesta di costruire scudi particolari come quelli riportati in Gladiatoria e altri trattati, si riducono a due, purtroppo per amor di Patria, entrambi stranieri.

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Folio 49 Verso “Gladiatoria”

Non ultimo il costo delle attrezzature. Da sempre la scherma è stata un’attività da signori e ad oggi la faccenda non cambia molto, ma vorrei darvi un paio di indicazioni precise per farvi capire quanto questo possa essere uno scoglio per molti.
Un adulto in una tenuta da gara accettata dal regolamento della Federazione Internazionale di Scherma, pronto a scendere in pedana spende all’incirca 800€. Un atleta di scherma storica che non pratichi in armatura spende circa la stessa cifra, chi invece come me si mette una pelle di ferro parte da cifre che sono per lo meno il doppio di quelle degli olimpionici. Un’armatura che possa essere utilizzata in sicurezza costruita come quella del folio 1 di Gladiatoria non costa meno di 1400€, 80€ per il piccolo scudo che uno dei contendenti regge in mano e 45€ per la lancia, 150€ minimo per la spada e 90€ minimo per la daga. Totale per essere identici alla figura che si studia 1765€ facendo un conto sul minimo; so di armature per atleti di davvero alto livello che sono costate 6000€; lo scudo dell’immagine qui sopra, non dipinto, ma di solo legno grezzo e stoffa di copertura, costa oltre 300€.

Purtroppo non tutti coloro che hanno la passione per questa Arte possono arrivare a spendere cifre analoghe, ma fortunatamente non sempre si deve sborsare così tanto.

Capirete ora le mie parole precedenti con cui affermavo l’impossibilità di poter studiare nel dettaglio ogni trattato e ogni sfumatura della scherma storica.

Adesso che avete un’idea di come e quanto si debba comunque studiare per diventare abili schermidori storici dovete immaginare che ci sono atleti agonisti e ci sono gare anche per noi: regionali, nazionali, internazionali e mondiali, in due circuiti diversi.
Il primo e diffuso da più tempo è il circuito HEMA (Historical European Martial Arts) in cui si ci scontra con armi in acciaio, ma con protezioni moderne molto simili a quelle della scherma olimpica: maschera, corazzine anti taglio, ecc. ecc.. In questo circuito principalmente si praticano le discipline rinascimentali e barocche perché potete forse immaginare l’effetto che un’azza, arma medioevale progettata per sfondare le armature, potrebbe avere su un atleta vestito più o meno come uno schermidore olimpionico.

Il secondo circuito è quello HMB/C (Historical Medieval Battle/Combat) in cui gli atleti si scontrano con armi in acciaio e armature sviluppate secondo modelli storici tanto che nelle gare internazionali è richiesta la consegna delle prove documentali da cui si è partiti per ricostruire armi e armamenti. In questo circuito le gare a squadre diventano qualcosa di molto spettacolare tanto che richiamano davvero un gran pubblico: due squadre da cinque individui ciascuna si scontrano in campo chiuso scegliendo la configurazione del proprio armamento (non più ad armi pari come nelle gare individuali) e scontrandosi in una piccola battagliola con lo scopo di atterrare gli avversari.

Il circuito HMB/C si è sviluppato parallelamente a quello HEMA, ma ha avuto il massimo di diffusione solo pochi anni fa e ancora cresce per partecipanti e pubblico anche grazie ai mondiali che, per lo meno nei paesi dell’Est Europa, sono addirittura trasmessi in televisione.

Per gli atleti ci sono sessioni di allenamento settimanali, lezioni con il maestro, preparazione atletica, alimentare e psicologica al pari degli schermidori olimpici. Si preparano per le gare che possono essere assai dure sia a livello tecnico, sia puramente fisico.

Come logico in ogni competizione c’è un vincitore e per quanto meno famosi di quelli della disciplina moderna, questi ragazzi e ragazze si meritano gli allori e gli onori di campioni a pari modo.

Ecco, adesso che avete una piccola idea di come si svolge lo studio e la pratica della scherma storica datevi un attimo più di tempo prima di giudicare come figuranti (nulla da togliere alla maestria di alcuni ricostruttori storici) coloro che dentro una lizza si scontrano in armatura durante una ricostruzione storica perché diverse di queste ospitano delle tappe del circuito schermistico in armatura e se vi capita di vedere un manifesto di una gara HEMA andateci pure perché se riuscite a non annoiarvi guardando la spada olimpica in televisione, non vi annoierete sicuramente a una gara di scherma storica.

Un’unica scherma, un’unica arte.


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4 pensieri su “[STORIA] Un’unica scherma, un’unica arte. Introduzione alla scherma storica.

  1. Wow, adoro la scherma ed é stato un piacere approfondire gli aspetti di quella medievale. Complimenti per l’attrezzatura, se non avesse dei costi così elevati ci farei un pensierino. Però é giusto così, anche nel Medioevo un’armatura completa era un lusso per pochi

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  2. Pingback: [STORIA] Un’unica scherma, un’unica arte. Introduzione alla scherma storica. — NARRARE DI STORIA – The sense

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