Intervista a Federico Dall’Olio – Un “Hemaista” visto da vicino

di Carlo Cavazzuti


Visto il successo e le discussioni mosse dall’articolo in merito alla scherma storica diversi lettori mi hanno chiesto di approfondire un poco l’argomento e già in parte l’ho fatto con l’intervista a Stefano Gozzi Sassoli in cui si parlava parecchio del mondo HMB/C. Oggi vorrei portarvi verso l’altro circuito, l’HEMA, assieme a qualcuno che si può ben definire un atleta di livello internazionale: Federico Dall’Olio.

Io conobbi Federico circa una decina di anni fa in un paesino dei colli bolognesi in cui tenevo un seminario sull’utilizzo della lancia secondo il trattato di Fiore dei Liberi. Lui si presentò interessatissimo e dopo il seminario spezzammo insieme un paio di lance in qualche assalto (intendo davvero spezzate; il legno non era dei migliori e ne spezzammo almeno un paio a testa) e poi passammo alla spada a due mani. Io con uno stile prettamente italiano e lui con uno stile tedesco. Fu un’ottima giornata di confronto tecnico.

Ho rincontrato Federico in diverse occasioni in gara in cui ero presente per lo più come arbitro; devo dire che un paio di volte gli ho anche fatto vedere un cartellino, ma ho sempre visto in lui un atleta preparato, informato, corretto, sempre sul pezzo delle ultime novità tecniche e disposto al confronto. È un atleta plurimedagliato, con parecchie ottime esperienze anche all’estero in tornei internazionali di prestigio e nonostante ci siano altri nomi italiani e non che per il mondo HEMA fanno e hanno fatto molto, mi sono rivolto a lui perché lo conosco di persona e so che è sempre molto attento a ciò che accade in questo strano mondo schermistico.

Vediamo con lui di approfondire un poco di più il mondo dell’HEMA.

Federico Dall’Olio.

Buongiorno Federico, a beneficio dei lettori che non ti conoscono, vuoi dirci chi sei, cosa fai e dove lo fai, giusto per rompere un poco il ghiaccio.

Una domanda semplice per cominciare. Diciamo che parlando nell’ambito di interesse dell’intervista, posso definirmi un curioso competitore, che ha scelto la scherma storica come area di interesse principale. Il dove è forse la parte più interessante visto che ancora oggi, mi ritrovo ad essere abbastanza ramingo per l’Europa. Vengo da un paesino tra Reggio Emilia e Parma, ma negli ultimi anni ho vissuto in diversi posti, Scozia, Lombardia e Francia, dove sono tutt’ora.

• Come ti sei avvicinato a questa arte antica?

Ho iniziato come appassionato “nerdone” della storia, in un gruppo storico delle mie parti “Il Leone Rampante”, pochi mesi dopo, mi trasferii in Scozia, dove cominciai ad avere il primo vero e proprio approccio con la scherma storica nella scuola di Edimburgo chiamata “Dawn Duellists Society”. Possiamo dunque dire che l’avvicinamento è venuto naturale, mettendo insieme il mio amore per il combattimento, competizione e la storia.

Tu sei un uomo del circuito HEMA, un “Hemaista”, hai mai praticato nel circuito in armatura o l’olimpica?

Si, da piccolo praticai due anni quasi nella sala di scherma olimpica di Parma, del Maestro Marco Melli. Quell’esperienza fu molto interessante perché a quel tempo ero un ragazzino di dodici o tredici anni che voleva assolutamente essere Zorro, così la naturale conseguenza fu il mio avvicinarmi alla sciabola olimpica. Fatto sta che seppur al tempo fossi stato un bambino più largo che alto, non me la cavavo male, e il motivo che penso mi abbia spinto a lasciare allora fu la mancanza di interesse. È anche vero che vista l’età e il modo di gestire la sala, la sciabola che facevo non aveva un approccio molto convenzionale “inteso proprio come convenzione schermistica che regola l’arma”, e quindi era più un passatempo che altro.

Per quanto riguarda l’esperienza in armatura, non posso dirne di averne fatta molta. Effettivamente quando iniziai nel gruppo storico, cominciai con l’approccio da combattimento in armatura, ma poi non ho mai continuato. Anche se devo ammettere, combattere e fare qualche competizione nel circuito storico di combattimento in armatura, è uno dei miei obiettivi. Chissà, forse un giorno.

Ormai da un paio di anni qualche persona in più conosce la scherma storica, specialmente quella in armatura, grazie alla competizione mondiale Battle of the Nation. Come reputi questo tipo di competizione?

Diciamo che ho “studiato” il fenomeno, soprattutto nei suoi primi anni di attività, e sono sempre stato affascinato dalla capacità di potenza di vendita e marketing dell’ambiente. Penso che si sia riuscito a trovare un ottimo format di competizione ma allo stesso tempo spettacolo per audience e non addetti ai lavori. Spero che la scherma olimpica e quella storica possano prendere spunto e magari implementare alcune specifiche di quel mondo, pur mantenendo i loro propri stili e identità, ovviamente. Ma per certi versi, il circuito HMB e Battle of the Nations ha molto da insegnare a livello di vendita, anche alla scherma olimpica, secondo me. Per la scherma storica non ne parliamo.

Cosa consigli agli schermidori olimpici e non che si stanno solo ora interessando a questa disciplina?

Domanda ostica, soprattutto perché non amo dare consigli o pareri. Quello che posso dirgli è di provare a vedere la scherma storica come parte integrante della disciplina che stanno già facendo, che sia scherma olimpica o altri sport di combattimento con armi. Si usano diverse armi, diversi equipaggiamenti e diversi regolamenti, ma il fine è sempre lo stesso. In fondo, anche all’interno della scherma storica, e della scherma moderna, vi sono delle differenze importanti tra le armi. Personalmente trovo molto più “scherma storica” la spada olimpica, che alcuni regolamenti di HEMA, visto che sono molto più vincolanti e propensi alla ricreazione di dinamiche precise, anche estetiche, piuttosto che lasciare il “liberi tutti” e chi colpisce di più vince.

Come atleta agonista di alto livello hai un’ottima visione del mondo dell’HEMA, com’è la vita di un “Hemaista” che pratica attivamente in gara? Quali sono le doti necessarie, ciò che bisogna curare di più? Insomma, spiegaci un poco qual è la vita di un atleta di scherma storica?

Immagino che gli approcci siano tanto molteplici quanto gli attori in campo. Io stesso non faccio questa attività a tempo pieno, e ho sempre dovuto trovare i giusti spazi tra il mio lavoro full time, decine di altri hobbies, vita privata ecc. Di sicuro quindi, non ho mai potuto attingere ai vantaggi di una vita da sportivo puro e professionista, con diete controllate al grammo, allenamenti quotidiani, e supporti vari. Se dovessi però parlare di una dote necessaria indispensabile per la riuscita in un contesto competitivo, è sicuramente il Plus Valore mentale che devi trovare nei confronti di quello che stai facendo. Conoscenza e gestione delle proprie emozioni, volontà di vittoria, disciplina e costanza negli allenamenti, ecc. Davvero, non esiste a parere mio la formula magica, spesso chi riesce ad avere più risultati di altri, è perché ha dato tutto nella preparazione, e la volontà di prevalere è superiore a quella degli altri.

Negli anni di attività agonistica ci sono stati momenti in cui hai pensato: “Chi me l’ha fatto fare?”?

No. Farò un bilancio quando questa parte della mia vita sarà finita, per il momento è solo un’attività come un’altra dove riverso tutto me stesso e le mie energie. L’approccio alla fine che uso è sempre quello, che sia la mia carriera lavorativa, relazioni personali o lavare i piatti. Se dovessi riassumere il tutto in una frase, sarebbe quella di “Gattaca”, uno dei miei film preferiti; “Ecco come ho fatto, Anton. Non risparmiando mai le forze per tornare indietro…”

Io non pratico in HEMA da almeno quindici anni, ma la arbitro spesso, e altrettanto spesso sono a bordo lizza con i miei allievi; ho una buona idea di come sia dal punto di vista tecnico-arbitrale, ma ci puoi raccontare un poco come si svolge una gara di HEMA dal punto di vista di un atleta? Come si ci prepara a una competizione importante?

Per quanto mi riguarda, la mia preparazione è per lo più mentale. In effetti il mio allenamento non varia molto da periodi di competizione, o periodi di solo allenamento per svago. L’unico cambiamento “tecnico”, avviene sicuramente dal punto di vista del regolamento, dove le settimane prima viene utilizzato solamente il regolamento che sarà in essere durante il torneo deciso, per abituarsi un po’ alla strategia in atto. Di solito preferisco allenarmi utilizzando diversi regolamenti, ma la scherma storica ad oggi ha così tante varianti e convenzioni che spesso si ha l’impressione di fare discipline totalmente diverse. Sicuramente però, ci sono regolamenti che reputo dannosi per l’apprendimento della scherma, e che non alleno nemmeno in preparazione per un torneo. Per il resto è solo preparazione mentale, sia nei giorni prima alla competizione, che il giorno stesso. Meditazione e visualizzazione hanno un ruolo molto importante nei giorni che precedono un torneo. In genere la settimana prima, faccio solo attività di puro svago e scarico, che in genere evito, come giocare a videogiochi, vedere serie tv, ecc.

Parliamo di strumenti: l’attrezzatura per un atleta è importante. Parlaci un poco di cosa necessita uno schermidore storico che voglia gareggiare nei circuiti HEMA.

Tutto quello che si riesce a trovare. Sulle protezioni non si dovrebbe mai lesinare e per quanto possibile, bisognerebbe affrontare sempre la pratica in sala avendo tutto il necessario. Non sono un grande fan dell’allenamento in “leggero” o senza protezioni. Spesso viene preso come modo per allenare la paura ad essere colpiti o per simulare una scherma più realistica, a mio modo di vedere è l’opposto. La scherma più realistica possibile, la si ha quando si colpisce, e si colpisce nel modo in cui colpiresti per offendere l’avversario. Per fare questo servono protezioni e MAI rischiare o sfidare la sorte, per la fatica di mettersi una protezione in più. Inoltre ho sempre visto questa attitudine anche come mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario, in quanto gli si impedisce di colpire alcune aree in relativa sicurezza senza rischiare di infortunare il prossimo, per mera pigrizia nel vestirsi completamente.

Come nel circuito HMB/C, in cui ci sono diverse discipline in gara, ci puoi dire quali sono quelle più frequenti nelle gare del circuito HEMA?

La spada lunga “o longsword”, è sicuramente la regina delle competizioni. Non tanto quanto qualità innate dell’arma, ma semplicemente perché è la più utilizzata e praticata, la più spettacolare, e magari anche quella che affascina di più i non addetti ai lavori visto l’alone di epica che ha, data dalla cultura pop degli ultimi anni. Diciamo che le altre armi comuni, come striscia, sciabola, spadino, hanno sempre avuto la competizione della scherma moderna, e per molti è un riprodurre più o meno la stessa arma. Cosa non vera ovviamente, ma a livello visivo e concettuale lo posso capire.

Come vedi oggi il mondo della scherma storica in Italia?

Da quando ho iniziato, ho praticamente fatto più scherma all’estero che in Italia, sia a livello di allenamento e pratica in sala, sia a livello torneistico. Posso dunque dare solamente un parere parziale e totalmente personale sulla cosa. Penso che la scherma storica in Italia abbia un potenziale che la maggior parte degli altri paesi non ha e uno di questi fattori è sicuramente la disomogeneità della pratica. In Italia si hanno veramente tanti punti di vista, quante le sale presenti sul territorio, e con esse le metodologie di insegnamento. Ovviamente questo ha portato, anche e soprattutto, a una mancanza di collaborazione tra sale e di confronto sui temi pratici della disciplina. Sono stati inoltre fatti tentativi azzardati a livello competitivo, ed errori. Uno dei quali è la presenza bulimica di tornei sul territorio nazionale, che qualche tempo fa ha portato una situazione dove vi erano più di 20 tornei attivi in un anno. Questo ha portato a mio avviso, poca partecipazione e collaborazione tra gli enti di interesse, e diversi errori che forse stiamo pagando ancora oggi. Allo stesso tempo questa peculiarità potrebbe essere usata anche a vantaggio dell’arte stessa, una tale differenza di metodologia e visione può aiutare a crescere nella sana competizione tra sale, rispetto a una omologazione nazionale dove tutte le sale del paese hanno lo stesso regolamento e la stessa visione dell’arte. Inoltre mi piacerebbe veramente vedere più Italiani nelle competizioni estere, questo aiuta a scontrarsi con altre realtà e rivalutare il piccolo stagno di appartenenza dove è facile sentirsi Re.

Tu hai fatto gare internazionali anche all’estero, la situazione è la stessa anche fuori Italia?

Ci sono situazioni simili all’Italia, come in Francia per esempio, dove si hanno numerosissime sale molto diverse tra loro, e che non eccellono di particolare collaborazione tra le stesse. Il nord Europa è molto unito, ma a mio avviso molto fossilizzato in una sola metodologia e idea della pratica. Altre realtà invece, come per esempio l’est Europa, stanno lavorando molto bene e con reciproco vantaggio nello scambio di competenze. Infatti i loro risultati parlano da soli. L’oriente, e parlo della Cina principalmente, è stata una piacevole scoperta. Penso che nei prossimi anni avranno un forte impatto sulla scena mondiale. Inoltre hanno numeri veramente da capogiro per quanto riguarda praticanti ed eventi organizzati.

Ci puoi dire qualcosa delle tue esperienze fuori Italia?

Potrei dire innumerevoli cose, esperienze che ho avuto, cose viste e fatte, lezioni imparate sia direttamente che indirettamente, consapevolmente o piombate addosso come un treno in marcia. Sicuramente ho imparato molto, ho viaggiato più per imparare che altro. Tutt’oggi se mi venisse in mente un posto da visitare, schermisticamente parlando, sarebbe per ampliare ancora di più la visione dell’arte e prendere quanto più possibile dalle visioni altrui. Mi considero molto egoista in quel senso, e ho una sete costante di apprendere da quante più persone possibili, più che insegnare a mia volta. Se possibile dunque, consiglio a tutti di uscire dal proprio stagno e vedere quello che c’è in giro.

Come pensi possa migliorare il mondo dell’HEMA? Ci sono cose che davvero non vanno?

Non ci sono cose che reputo particolarmente dannose per l’ambiente. Spesso si pone una particolare attenzione su piccoli “drammi” che riguardano persone dell’ambiente e che sono accentuate in modo irrealistico dai social, ma si nasconde sempre dietro una falsa percezione il peso che davvero questi eventi hanno e spesso, dopo diverso tempo, si finisce per scherzare su episodi che fino a poco tempo prima sembravano giocare un ruolo fondamentale nelle relazioni internazionali tra governi mondiali. Siamo una piccola realtà settoriale fatta di persone, e come tutte le persone siamo fallibili e facciamo i conti con i nostri difetti, errori e le nostre mancanze. Il mondo reale non è dietro uno schermo e l’evoluzione delle persone non avviene sui social a raffiche di tastiera. Forse la scherma storica dovrebbe rendersene più consapevole, che le persone contano solo subordinatamente all’arte. Per questo anche non credo molto nella creazione e mantenimento di una “Community HEMA”. Perché? A che pro? Quale è la necessità di avere una “communitas” tra praticanti. L’unica cosa che ci lega è la pratica e sviluppo della disciplina, normata dal vivere civile, il resto è solo illusione di appartenenza del quale sinceramente non ho mai sentito la necessità. Come nel mondo reale, ad oggi si cerca di avere un “monopolio della morale”, e questo quando va bene è risibile, quando invece colpisce con la potenza di fuoco persone sensibili, è dannoso. In sintesi, più pratica e meno drammi sarebbe auspicabile.

Quanto ritieni importante per un atleta lo studio attento delle fonti e dei trattati?

Come ogni cosa, dipende dal fine, dall’obiettivo che ognuno si prefigge all’interno della propria pratica. I trattati hanno un’importanza fondamentale nel mio percorso sia di praticante, che di studioso, e come insegnante. Ma qualora un atleta fosse interessato solamente alla pratica agonistica o all’assalto di sala, penso che sia molto meglio per lui un approccio non troppo teorico, ma più pragmatico della scherma. Come sempre, per essere un ottimo combattente non devi necessariamente essere un ottimo studioso, e vice versa.

Tantissimi sono i trattati di scherma storica, se dovessi sceglierne uno quale sarebbe e perché?

Sono veramente troppi e innumerevoli quelli che ho letto e che preferisco, di scherma storica e non. Se dovessi sceglierne uno, dividerei comunque i suggerimenti in argomenti:

Trattato storico Occidentale, Jude Lew;    
Trattato storico orientale, Il libro dei 5 anelli “Myamoto Musashi”;
Trattato moderno, l’Esprit de l’epee “Delhomme – Di Martino – Carre”;
Trattato sulla preparazione mentale, Mushin “Dr. Ernst Vaughn Arnold”.    

E ce ne sarebbero decine di altri che mi hanno aiutato e mi seguono in modo indispensabile tutt’oggi.

Come ti approcci allo studio di un trattato?     

Premetto che per me lo studio di un trattato storico, di un trattato di scherma moderna o un testo sulla funzionalità dell’apprendimento o sviluppo mentale e fisico, sono esattamente la stessa cosa. Tutti i testi contribuiscono in egual maniera alla progressione delle mie conoscenze nell’ambito della scherma, storica o non storica che sia. Così come mi hanno aiutato in ambito lavorativo e nella vita. L’approccio è dunque lo stesso, ossia lettura e studio di qualcosa, e tentativo costante di messa in pratica dei concetti riportati. Se qualcosa funziona su di me, allora archivio quel concetto come utile. Diversamente provo diversi altri approcci e nella peggiore delle ipotesi, rimane comunque un ottimo punto di vista da mantenere come puro complemento della propria metodologia personale.

Tu principalmente tiri secondo la tradizione tedesca della scherma. Puoi spiegarci perché come te, molti altri, sono così spostati sulle tecniche d’oltralpe e non su quelle patrie?          

Questa domanda è molto divertente. Per i miei compagni italiani, tiro secondo la tradizione tedesca, per molti amici esteri, ho un’impostazione molto “Fioresca”, per moltissimi altri invece ho uno stile puramente sportivo. La realtà è che non seguo maestri o stili precisi. Non punto alla ricreazione di un metodo, ma alla creazione di uno stile personale, rodato quanto più possibile dalle varie competizioni che ho fatto, e dai numerosi regolamenti ai quali mi sono sottoposto. La vita è troppo breve per seguire e basta un maestro antico! Come maestri, non penso neanche che questo li avrebbe resi felici. Gli antichi ci ispirano, non ci guidano.

Alcuni dicono che sia necessario adattare le tecniche antiche perché siano efficaci nei tornei e nelle gare. Altri dicono che questo adattamento snatura il senso tecnico di ciò che si va a fare. Tu sei d’accordo con una di queste due fazioni o hai un’idea diversa? 

Penso che la tecnica sia e debba essere mutevole, al servizio dell’obiettivo finale. Se lo scopo è la ricreazione pedissequa di un kata o una tecnica manualistica, allora l’approccio deve ovviamente seguire una via. Se invece lo scopo è colpire più dell’avversario e non essere colpito a tua volta, tecnica, tattica e strategia devono mutare in modo flessibile piegandosi alle circostanze e all’obiettivo finale. Se la tua posta è perfettamente in linea con il trattato tedesco di fine ‘400 e l’esecuzione meccanica del tuo movimento rispecchia in modo impeccabile il testo del Di Grassi, ma ti prendi una punta in faccia prima che te ne renda conto, allora forse si sta applicando un metodo corretto nel contesto sbagliato, o forse il contrario.

Negli ultimi anni sono molti gli esperimenti che vanno a tentare un’elettrificazione della scherma storica. Per i lettori meno esperti si andrebbe a collegare armi e bersagli ad un circuito elettrico in modo di segnalare con un suono e una luce accesa il colpo ricevuto esattamente come nella scherma olimpica. Di nuovo ci sono persone che ritengono l’elettrificazione dannosa per la scherma storica, altri che si muovono attivamente per migliorare i risultati sino ad ora ottenuti. Tu come ti poni?         

Comincio a sentirmi crescere la gobba di Andreotti rispondendo a certe domande, visto che difficilmente ho una risposta bianca o nera. La verità è che non lo so. Dipende tutto da come evolvono questi esperimenti. A priori non sono assolutamente contro, così come non sono contro la corazzina di plastica sotto la giacca da scherma anche se nel medioevo non c’era, o al tirare se qualcuno ha delle otturazioni ai denti perché non storiche. Se un cambiamento è al servizio della disciplina non sono assolutamente contrario. Diversamente però, gli sforzi devono essere indirizzati al miglioramento del combattimento, non solo al miglioramento della vita degli arbitri nel vedere i colpi. Altrimenti lì ammetto non avere senso.

Mantenersi aggiornati in ogni campo è importante, per chi insegna o gareggia basandosi su delle tecniche riportate in trattati scritti secoli fa come si può dire di rimanere aggiornati?

Ogni colpo che va a segno in modo pulito, prima dell’avversario, è una tecnica efficace. Che sia o meno presente in un determinato trattato. La competenza arbitrale viene da fattori molto più diversi e mutevoli rispetto a quanto scritto su un testo di centinaia di anni fa. L’allenamento arbitrale dovrebbe essere alla base della pratica di sala costantemente, sia per chi insegna, che per chi arbitra, e anche per chi tira solamente. La conoscenza delle azioni base della scherma, saperli riconoscere e dargli un nome, è un fattore imprescindibile per ogni persona che tiene una spada in mano.

Quanto, a tuo parere, la conoscenza della scherma, del trattato e delle tecniche può influire sulla prestazione arbitrale?          

 – Come dicevo prima, è impensabile per me poter arbitrare senza conoscere non le tecniche, ma le azioni schermistiche base. Qualsiasi nomenclatura si decida di utilizzare, l’assegnare un punto riportando solo “colpo blu a braccio, punto blu”, è impensabile in un ambiente serio e professionale. Colpo, quale colpo, chi attacca, che tipo di azione è avvenuta, tutto questo deve essere allenato e portato in gara a servizio degli atleti.    

Mettendo a parte la tua disciplina di specializzazione, che percorso marziale dovrebbe seguire un allievo moderno per poi un giorno poter dire di conoscere l’arte marziale occidentale? Quali sono le discipline che gli consigli maggiormente.

Come sempre, non sono in grado di dare consigli. Posso solo dire che la pratica va di pari passo con l’obiettivo e la motivazione. Ogni obiettivo e motivazione è intrinseco e personale. Ogni atleta dovrebbe trovare e fare quello che più lo mantiene attivo fisicamente e mentalmente, in supporto alla scherma. Personalmente io adoro diverse discipline fisiche parallele alla scherma, trekking in montagna, allenamento con i pesi, alcuni allenamenti di boxe, ecc. Ma tutto questo è mio, ognuno deve trovare quello che più gli dà piacere e sviluppo psico/fisico nel suo miglioramento quotidiano.


Seguendo l’idea che lo sport debba fare cultura, sia fisica che cognitiva, per cosa ritieni che la scherma storica sia adeguata in questo?       

La scherma storica ha molto da dare, soprattutto in campo culturale. La disciplina stessa della scherma, storica, ma anche moderna, sono strettamente legate con la cultura Europea e occidentale e questo legame potrebbe portare anche interesse verso altri ambiti paralleli come l’interesse alla storia, filosofia, lettura ecc. Purtroppo mi sembra che alcune persone scambino cultura e storia con morale. La scherma storica, così come nessun’altra disciplina sportiva dovrebbe insegnare la morale. Cultura e storia invece, possono avere supporto dalla pratica e studio del nostro mondo.

A tuo dire la scherma storica riesce ancora a coinvolgere quei valori umani e morali che contraddistinguevano la cavalleria antica?          

Ecco, cascato perfettamente dalla domanda precedente. La morale della cavalleria antica ha lo stesso peso per me della morale della generazione precedente alla mia, ossia puro interesse culturale. La cultura e la conoscenza invece di quanto fatto da chi ci ha preceduto, può aiutarci a formare una morale non omologata con il passato, ma semplicemente utile e in linea con il mondo moderno.

In merito a tali valori morali quanto ritieni che la figura del maestro sia importante nella loro trasmissione?

Il maestro è una figura importantissima, e mi azzarderei a dire indispensabile per la quasi totalità delle persone. Ma anche qui, andrei molto cauto nel parlare di trasmissione o insegnamento di valori morali. Io personalmente non so quale morale possa essere giusta, quali parti della morale in quali momenti della vita di ognuno. Compito del maestro è sicuramente lo sviluppo e guida degli istinti degli allievi, che poi possono essere guidati dalla loro morale personale e interna. Ma niente di più. Già riuscire a dare un esempio in alcuni ambiti ristretti della vita, è tanto. I guru li lascerei ad altri. Inoltre, anche i maestri sono esseri umani fallibili e limitati. Sono compagni anch’essi, non guide morali o spirituali.

Secondo te cosa c’è di diverso tra la scherma olimpica e quella storica? Quanto esse possono davvero considerarsi una stessa arte?          

Le differenze sono diverse, ma allo stesso tempo assolutamente integrabili in un unico macro cosmo schermistico, del quale non vedo particolari incongruenze tra le parti. Alla scherma olimpica non farebbe male ritrovare un po’ di tradizione dell’arte, magari mutando alcune interpretazioni dei loro regolamenti, e alla scherma storica sarebbe veramente utile prendere appieno l’approccio professionale della disciplina, che porterebbe ancora più competenza in senso lato ed evoluzione dell’arte stessa.

Come vedi le diatribe tra modernisti e storicisti? E quelle tra coloro che praticano HEMA e quelli dell’HMB/C?

Tutto quello che ha luogo nell’etere dei social, ha per me una valenza quasi pari allo 0. Se si pensa di avere verità innegabili in tasca, non vi è modo migliore di confrontarsi in modo pratico nelle varie occasioni ed eventi sportivi, e prendersi quello che di buono gli altri ambienti e metodologie hanno da dare, con estrema umiltà, e portarselo a casa per il proprio miglioramento. Se dall’altra parte poi verrà fatto lo stesso, tanto meglio, diversamente il mondo andrà avanti comunque.

Prima di concludere vorremmo sapere da te come vedresti idealmente un futuro per la scherma storica e olimpica in Italia. Le vedi finalmente sorelle che si tengono per mano? Eternamente divise come il giorno e la notte (i fan di Ladyhawke possono sempre tifare per un’eclissi)?

Come anticipato prima, trovo molta più differenza tra spada olimpica e sciabola olimpica, piuttosto che tra spada olimpica e longsword di scherma storica. Il futuro porterà sicuramente ad un avvicinamento tra i due mondi, anche grazie al lavoro in atto da parte di molte persone in Italia in quel senso, seppur non collaboranti tra loro. Per quanto riguarda l’eclisse, da fan di “Berserk” e avendo tatuato il marchio, spero veramente che l’eclisse non arrivi mai nel mondo della scherma, o saranno volatili per diabetici.

In questi tempi in cui siamo nel bene o nel male chiusi tra le mura di casa vuoi dire a chi ci legge qualcosa a cui io non ho pensato?     

Allenatevi, tenete attiva la vostra motivazione e preparatevi per quando tutto sarà finalmente tornato alla normalità. Questo periodo penso che abbia provato molto di più lo spirito delle persone che il corpo, e purtroppo lo spirito si abitua anche troppo bene e velocemente all’inattività. Dunque

Prospicere in pace oportet quod bellum iuvet.

Occorre cercare in tempo di pace quanto serve per fare la guerra.


Per chi avesse già letto l’intervista a Stefano Gozzi Sassoli sarà facile percepire le differenze di pensiero tra i due. Esse non sono dettate solamente da un’età e un approccio diverso all’arte, ma soprattutto perché ognuno di noi è diverso e questo, nella scherma come nel mondo tutto, non può far altro che portare benefici.
Essi sono persone, però, dotate di intelletto, ragione e coscienza e come avete ben letto riescono a mediare giustamente. L’uno un marzialista che ha dedicato la sua attività a crescere dentro una pelle di ferro; l’altro un agonista con esperienze diverse, ma che punta alla vittoria con ogni mezzo consentito dai regolamenti, ma noterete spesso nelle loro risposte una linea comune.        
Purtroppo altri, di questo mondo schermistico, sono attestati sulle loro posizioni del tutto inamovibili creando, proprio come ci dice Federico, drammi per questioni risibili.        
Forse un giorno spunteranno dalla nebbia di ottusità come la cavalleria napoleonica ad Austerlitz, nel frattempo vorrei augurare a Federico e ogni atleta di scherma, storica e olimpica, i miei più sinceri auguri per una ripresa delle attività quanto prima possibile.   

In ogni modo, un’unica scherma, un’unica arte.    




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