25-27 marzo 1861: Le parole di Cavour – Libera Chiesa in libero Stato

All’ingresso della stazione Tiburtina di Roma vi è una monumentale lastra davanti cui passano ogni giorno, distrattamente, molte persone e che riporta uno dei primi discorsi tenuto da Cavour nel neonato parlamento del regno d’Italia, il 25 marzo 1861.

Qual è l’importanza di questo discorso? In che momento storico arrivava?

I primi mesi del 1861 vedono il compiersi dell’unità d’Italia. Il 17 marzo Vittorio Emanuele II, già re di Sardegna, assumeva il titolo di re d’Italia. L’unità, lungamente sognata da molti patrioti, ignorata da molti e avversa da non pochi, sembrava compiuta. Due problemi rimanevano però sul tavolo: il Veneto, con cui l’Austria teneva un piede in Italia; lo Stato Pontificio, ancora insediato a Roma.

Il dibattito politico del parlamento (insediatosi per la prima volta il 18 febbraio) era animato per l’appunto questione romana. Il senatore romagnolo Rodolfo Audinot, già deputato pontificio, presentò un’interpellanza sul tema, articolata in tre questioni/affermazioni:

  • 1) L’Italia ha bisogno di Roma capitale.
  • 2) Come procedono le trattative diplomatiche con la Santa Sede e con le potenze straniere?
  • 3) Come si vuole risolvere la separazione tra potere temporale e spirituale?

Cavour rispose con un importantissimo discorso il 25 marzo, in cui fu sintetizzata la sua visione politica. Nell’esordio, lo statista dimostra di essere consapevole che la questione è sì italiana ma anche mondiale.

L’attuale questione è forse la più grave, la più importante che sia stata mai sottoposta ad un Parlamento di libero popolo. La questione di Roma non è soltanto di vitale importanza per l’Italia, ma è una questione la cui influenza deve estendersi a 200 milioni di cattolici sparsi su tutta la superficie del globo; è una questione la cui soluzione non deve solo avere un’influenza politica, ma deve esercitarne altresì una immensa sul mondo morale e religioso.

Roma è ineluttabilmente la capitale destinata per l’Italia. Nel 1861 essa è ancora Torino; vi era un dibattito se convenisse trasferire la capitale in altre città più centrali geograficamente al nuovo assetto unitario; ma, afferma Cavour, se Roma fosse già capitale, nessuno proporrebbe di spostarsi da colà.

La questione della capitale non si scioglie, o signori, per ragioni nè di clima, nè di topografia, neanche per ragioni strategiche; se queste ragioni avessero dovuto influire sulla scelta della capitale certamente Londra non sarebbe capitale della Gran Bretagna, e forse nemmanco Parigi lo sarebbe della Francia. La scelta della capitale è determinata da grandi ragioni morali. È il sentimento dei popoli quello che decide le questioni ad essa relative. Ora, signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato. Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza sì estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato

Stabilito che l’Italia ha bisogno di Roma, come andarci? Il ricorso alla forza, nel panorama internazionale del 1861, non è possibile. Inoltre, non è solo questione di equilibri tra potenze; è anche questione del significato spirituale di una presa violenta di Roma.

Noi dobbiamo andare a Roma, ma a due condizioni. Noi dobbiamo andarvi di concerto colla Francia; inoltre, senza che la riunione di questa città al resto d’Italia possa essere interpretata dalla gran massa dei cattolici d’Italia e fuori d’Italia come il segnale della servitù della Chiesa. Noi dobbiamo, cioè, andare a Roma, senza che per ciò l’indipendenza vera del pontefice venga a menomarsi. Noi dobbiamo andare a Roma senza che l’autorità civile estenda il suo potere all’ordine spirituale.

Ma dirò di più: quando anche per eventi, che credo non siano probabili e nemmeno possibili, la Francia si trovasse ridotta in condizioni tali da non potere materialmente opporsi alla nostra andata a Roma, noi non dovremmo tuttavia compiere l’unione di essa al resto d’Italia, se ciò dovesse recar grave danno ai nostri alleati.

Cavour aveva previsto i mali che sarebbero venuti da un’annessione forzata dello Stato Pontificio: la separazione del mondo cattolico, maggioritario in molti strati della società di allora, dallo Stato italiano.

Se noi giungiamo a far sì che si verifichi la seconda delle accennate condizioni, la prima non offrirà molti ostacoli; se noi giungiamo, cioè, a far sì che la riunione di Roma all’Italia non faccia nascere gravi timori nella società cattolica (intendo per società cattolica quella gran massa di persone di buona fede che professano il dogma religioso per sentimento vero e non per fini politici, quella gran massa la cui mente non è offuscata da volgari pregiudizi); se noi, dico, giungiamo a persuadere la gran massa dei cattolici che l’unione di Roma all’Italia può farsi senza che la Chiesa cessi d’essere indipendente, credo che il problema sarà quasi sciolto. 

Palazzo Carignano, sede del primo parlamento italiano

Cavour fa un breve excursus storico per introdurre l’argomento forte: l’anacrostico potere temporale della Chiesa.

Nei secoli scorsi, quando il diritto pubblico europeo non conosceva quasi nessun altro titolo giuridico di sovranità che il diritto divino; quando i sovrani erano considerati come proprietari assoluti dei paesi che costituivano il loro dominio; quando i vari Governi d’Europa rispettavano questo principio, oh! io intendo che, pel pontefice, il possesso di alcune provincie, di uno Stato di qualche estensione fosse una garanzia d’indipendenza. In allora questo principio era accettato, od almeno subito dalle popolazioni stesse; quindi, volendo o non volendo, simpatico od antipatico che loro fosse quel governo, lo accettavano, lo subivano; perciò io non esito a riconoscere che sino al 1789 il potere temporale fu pel pontefice una garanzia d’indipendenza.

Cavour discute nel dettaglio le varie possibilità, fra cui tenere uno Stato Pontificio sovvenzionato dalle potenze estere. Questa soluzione, però, non sarebbe garante della vera indipendenza papale.

Noi riteniamo che l’indipendenza del pontefice, la sua dignità e l’indipendenza della Chiesa possono tutelarsi mercè la separazione dei due poteri, mercè la proclamazione del principio di libertà applicato lealmente, largamente, ai rapporti della società civile colla religiosa. Egli è evidente, o signori, che, ove questa separazione sia operata in modo chiaro, definito e indistruttibile; quando questa libertà della Chiesa sia stabilita, l’indipendenza del papato sarà su terreno ben più solido che non lo sia al presente. Né solo la sua indipendenza verrà meglio assicurata, ma la sua autorità diverrà più efficace, poiché non sarà più vincolata dai molteplici concordati, da tutti quei patti che erano, e sono, una necessità finché il pontefice riunisce nelle sue mani, oltre alla potestà spirituale, l’autorità temporale. […] La sua autorità, lungi dall’essere menomata, verrà a crescere assai più nella sfera che sola le compete.

La seduta fu conclusa con l’approvazione di un ordine del giorno che poneva “Roma capitale d’Italia” come obiettivo del neonato stato. Nel discorso del 27 marzo Cavour ampliò il suo pensiero, pronunciando il famoso motto “Libera chiesa in libero stato.”

Rimane a persuadere il Pontefice che la Chiesa può essere indipendente, perdendo il potere temporale. Ma qui mi pare che, quando noi ci presentiamo al Sommo Pontefice, e gli diciamo: Santo Padre, il potere temporale per voi non è più garanzia d’indipendenza; rinunziate ad esso, e noi vi daremo quella libertà che avete invano chiesta da tre secoli a tutte le grandi potenze cattoliche; di questa libertà voi avete cercato strapparne alcune porzioni per mezzo di concordati, con cui voi, o Santo Padre, eravate costretto a concedere in compenso dei privilegi, anzi, peggio che dei privilegi, a concedere l’uso delle armi spirituali alle potenze temporali che vi accordavano un po’ di libertà; ebbene, quello che voi non avete mai potuto ottenere da quelle potenze che si vantavano di essere i vostri alleati e vostri figli devoti, noi veniamo ad offrirvelo in tutta la sua pienezza; noi siamo pronti a proclamare nell’Italia questo gran principio: Libera Chiesa in libero Stato.

La prematura morte di Cavour il 6 giugno 1861 a soli cinquantuno arrecò senza dubbio una grave mancanza al processo unitario e a come esso si concluse. Una soluzione diplomatica della questione romana, una soluzione che garantisse il supporto delle masse cattoliche e della gerarchia ecclesiastica al nuovo stato divenne impossibile.

Un paragone che mi azzardo a fare è quello con George Washington. Gli Stati Uniti impiegarono non pochi anni, dopo l’indipendenza, per stabilire una forma di governo (la repubblica presidenziale) condivisa da tutti gli stati e tutte le correnti politiche (federalisti e democratico-repubblicani). Se Washington fosse morto nel 1781 e non vent’anni più tardi, la mancanza della sua figura bipartisan avrebbe senza dubbio cambiato la storia degli Stati Uniti: la presidenza, se mai fosse stata concepita, sarebbe stata più debole (per non parlare del solco tra stati del Nord e stati del Sud).

Chiudiamo con un aneddoto tratto da Storia degli Italiani di Niccolò Rodolico. All’uscita da Palazzo Madama, il 17 marzo del 1861, Cavour e Manzoni uscirono insieme accolti da una folla tripudiante. Il conte disse: “Questi applausi sono per lei, Manzoni”. Il Manzoni batté le mani e gridò “Viva Cavour!” e aggiunse che non voleva far la parte del campanaro che si lagnava perché tutti lodano il prete che ha fatto la predica e non lui che ha suonato le campane. Cavour replicò con garbo: “Se lei non avesse suonato le campane e chiamato il popolo a raccolta, nessuno sarebbe andato a sentire la predica.”


Il discorso integrale del 25 marzo
Il discorso integrale del 27 marzo

Sunto del discorso del 25 marzo con introduzione (Senato.it)

Altri articoli di Storia

Stazione Tiburtina di Roma. La lastra con il discorso di Cavour.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...