Nicolas Flamel e l’alchimia: quando la scienza gioca con la magia

di Matteo Nasi


Chi era davvero l’alchimista francese nato a Pontoise, nella Francia della prima metà del ‘400?

Mettiamo in chiaro i fatti: Nicolas Flamel e sua moglie, Perenelle, sono personaggi storici realmente esistiti. Ma andiamo con ordine. Grazie al suo lavoro di copista e libraio, egli riuscì ad accumulare grandi ricchezze. Oltre al suo impiego ufficiale ebbe grande successo a livello economico grazie a fortuite speculazioni sul piano immobiliare.

Nel suo libro Galileo e Harry Potter, la magia può aiutare la scienza? lo storico Marco Ciardi (professore di storia della scienza presso l’università di Bologna) ci parla di un testo attribuito a Flamel e pubblicato a Parigi nel 1612. È bene riportare il testo completo per riuscire a capire il contesto nel quale nacque l’opera:

“Trois traictez de la Philosophie naturelle, non encore imprimez. Scavoir, le secret livre du tres-anciens Philosophe Arthepius, traictant de l’Art occulte, transmutation Metallique, Latin Franḉoise. Plus les figures hieroglyphiques de Nicolas Flamel, ainsi qu’il les a mines en la quatriesme arche qu’il a bastie au Cimetiere des Innocents a Paris, entrant par la grande porte de la rue S. Denys, e prenant la main doitre; avec l’explicationd’icelles de la Bibliothèque de l’Emperereur sur le mesme sujetle tout traduict par P.Arnauld, sieur de la Cheuallier Poictevin.”[1]

Il testo di Flamel sarebbe stato successivamente ristampato a sé, noto con il titolo molto più semplice Il libro delle figure geroglifiche. All’inizio dell’opera, il libraio francese narrava di come fosse riuscito a impossessarsi di un libro di alchimia. Interessante notare la simbologia e le scritte descritte da Flamel:

“(…) Era composto di tre quinterni, ciascuno di sette fogli, sull’ultimo dei quali non era stato scritto nulla. Invece della scrittura, sul primo di questi settimi fogli erano stati dipinti una Verga e dei serpenti nell’atto di divorarsi a vicenda; sul secondo una croce, sulla quale era stato crocifisso un serpente; sull’ultimo erano stati dipimti dei deserti, nel mezzo dei quali scorrevano molte belle fontane, da cui uscivano molti serpenti, che poi strisciavano veloci qua e là. Sulla prima pagina del libro vi era questa scritta in grosse lettere maiuscole dorate: Abramo ebreo, principe prete, levita, astrologo, filosofo, al popolo Giudeo, disperso nelle Gallie dall’ira divina.”[2]

Dopo che ebbe acquistato e letto il libro, l’alchimista francese decise che era giunto il momento di scovarne i segreti nascosti. Ma dopo vent’anni di inutile lavoro, decise di intraprendere un viaggio in Spagna, dove ci racconta che incontrò alcuni sapienti, i quali gli avrebbero fornito le conoscenze necessarie per riuscire ad eseguire una corretta trasmutazione alchemica: grazie alla pietra filosofale avrebbe trasformato il mercurio prima in argento, e poi in oro.

Lo storico Marco Ciardi spiega egregiamente come l’opera in possesso di Flamel, Il libro delle figure geroglifiche, fosse in realtà un falso (come afferma con sicurezza Michela Pereira, una delle massime specialiste della storia dell’alchimia), costruito intorno al ‘600. Questo non deve stupirci, poiché sono numerose le opere che trattano di alchimia, alle quali viene attribuita un’età molto più antica di quella reale.

Il fatto che può farci sorprendere è che queste opere furono ritenute autentiche anche dai personaggi più insospettabili come sir Isaac Newton, ma questa è un’altra storia… Abbiamo parlato di Nicolas Flamel e del mito che si è formato con il passare del tempo attorno a questo personaggio, ma non dell’alchimia.

Alchimia: la nascita

Tale forma di sapere è molto antica: ha caratterizzato diverse civiltà, da quelle mediterranee a quelle indiane e cinesi. Uno straordinario impulso partì dal mondo islamico. Infatti, la parola alchimia deriva dal sostantivo arabo al-kimiya,[3] ma sono moltissime le interpretazioni della parola kìmiya: si passa dall’arcaico egiziano alla parola greca chyma, usata per spiegare il processo della fusione e depurazione dei metalli. Dal mondo musulmano l’antica arte passò per l’Europa durante i secoli del medioevo, assieme a gran parte del sapere tecnico-scientifico di quel popolo così avanzato.

Grazie a un enorme lavoro di traduzione dei testi antichi da parte degli arabi stazionatisi in Spagna (dopo il 711 d.C.), fu possibile recuperare il lascito di Aristotele, padre della scienza ellenistica. Nel 1144 d.C. nasce l’alchimia di stampo latino, dopo il lavoro di traduzione dall’arabo al latino del testo Liber de compositione alchimiae, eseguito dal monaco inglese Roberto di Chester. Durante l’epoca medievale l’alchimia rappresentò un punto di riferimento per tutte le altre scienze. Ma essa fece fatica a farsi accettare negli ambienti universitari.

Nell’epoca di S. Francesco d’Assisi (XIII sec.) questa antica arte venne collegata a problematiche di tipo spirituale, e venne vista come una modalità per raggiungere simbolicamente la rigenerazione e la salvezza. Infatti, gli alchimisti non intendevano creare concretamente l’oro, ma essi si riferivano a un oggetto rappresentativo di una realtà diversa e superiore. Ed eccoci arrivati al punto di partenza.

L’alchimia molto spesso compare in romanzi di avventura e fantasia, anche contemporanei. Ecco un paragrafo che a molti di voi risulterà familiare, perfetto per la conclusione di questo articolo:

“(…) “Nicolas Flamel”, mormorò in tono d’importanza “E’ l’unico di cui si sappia che ha fabbricato la pietra filosofale!”. Ma non sortì precisamente l’effetto che si aspettava. “La che?” Chiesero Harry e Ron a una voce. “Uffa, ma voi due non sapete leggere? Guardate: leggete cosa dice qua”. Spinse il librone verso di loro, e i due ragazzi lessero: L’antica disciplina dell’alchimia si occupa di fabbricare la Pietra Filosofale, una sostanza leggendaria dai poteri sbalorditivi. La pietra è in grado di trasformare qualsiasi metallo in oro puro e per giunta produce l’elisir di lunga vita, che rende immortale chi lo beve. Nel corso dei secoli si è parlato molto della Pietra Filosofale, ma l’unica che esista attualmente appartiene a Nicolas Flamel, che l’anno scorso ha festeggiato il suo seicentosessantacinquantesimo compleanno, conduce una vita tranquilla nel Devon insieme a sua moglie Peronella, che ha seicentocinquantotto anni[4].


[1] M. Ciardi, Galileo e Harry Potter, p. 16.

[2] ibidem

[3] M. Ciardi, Galileo e Harry Potter, p. 23

[4] M. Ciardi, ivi, p. 25


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