[INTERVISTA] Malleus Martialis – La storia fra incudine e martello.

di Carlo Cavazzuti


Non sempre ci sono arrivati dal passato manuali per ogni cosa, anzi. Molte, moltissime si sono sempre tramandate da mani esperte ad altre più piccole dei fanciulli di bottega. È dal gioco di quei fanciulli che voglio partire qui a Narrare di Storia assieme a chi un poco tra le mani l’ha ogni giorno.
Di nuovo a cercare le parole di alcuni protagonisti che magari non sono vissuti nel XIII secolo, ma che in un qualche modo possono reincarnare lo spirito di uno o più di quel tempo.
Penso che ogni bambino che si rispetti, almeno nella mia generazione, a carnevale sia stato Zorro con i baffi dipinti con la matita per gli occhi della mamma e tutti almeno una volta ci siamo trovati a giocare con un legno come fosse una spada o con le spadine di plastica.
Alcuni, come me, hanno continuato e “giocano” a scherma da oltre trent’anni, chi con le più conosciute sciabole, spade e fioretti che tanto hanno dato alla nostra Patria alle olimpiadi, altri con “attrezzi” meno “sportivi” e molto più storici, chi con entrambe.
Tutti questi bimbi hanno immaginato di avere una vera spada in mano, ma come la si forgia e chi lo fa? Com’era fatta davvero?
Chi pratica la scherma storica un minimo di oplologia (lo studio delle armi e delle armature) se l’è dovuta guardare e imparare. Una spada dell’anno mille non assomiglia per nulla a una del periodo barocco; una rinascimentale italiana è decisamente diversa da una spagnola degli stessi anni e quando si pratica secondo un determinato trattato schermistico di un periodo e locazione precisa avere il giusto strumento, più simile possibile all’originale, è molto importante. Provate a giocare a tennis con una stecca da hockey al posto della racchetta: tutte e due percuotono qualcosa che si muove più o meno rotondo, però… avrete un’idea di quello che potrebbe essere studiare la scherma barocca con una spada medioevale o viceversa.

Quando iniziai io a praticare la scherma storica reperire le armi era un’impresa. Pochissimi erano gli spadari e gli armorari e quelli che c’erano avevano prezzi decisamente alti per una scelta misera. Quelli che lavoravano in Italia erano, per chi era un ragazzo con pochi spiccioli in tasca, del tutto inarrivabili. Fortunatamente questo sport è cresciuto e in tanti, forse troppi, sono diventati i produttori. Pochi però rimangono quelli degni di nota e ancor meno quelli davvero bravi: qualcuno che sa creare come secoli fa un oggetto che sia allo stesso tempo un’arma mortale e un’opera d’arte. Un’arma che per secoli si è considerata sacra.
Con la mia collezione di quasi duecento lame di produttori ne ho incontrati tanti e di ogni parte del Mondo, tra i migliori che conosco, in Italia e non, ci sono due ragazzi delle nostre parti: Eleonora Rebecchi e Rodolfo Tanara che nel 2014 hanno aperto a Impruneta di Firenze la Malleus Martialis Sword che in breve tempo è diventata un punto di riferimento di molti in questo ambiente, con clienti da tutto il Mondo. Le loro armi, nelle giuste mani, sono davvero delle opere d’arte letali. Ho chiesto loro di rispondere a qualche domanda per dare uno sguardo sul lavoro dello spadaro e loro hanno accettato.

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  • Io che vi conosco da prima dell’apertura della fucina so come ci siete approdati, ma magari a chi legge farebbe piacere sapere come si arriva ad aprire una ditta per realizzare spade. Ci dite due parole in merito? Perché proprio gli spadari?

Rodolfo: Innanzitutto grazie Carlo di averci invitati a questa chiacchierata! Mentre studiavo alla facoltà di Medicina di Firenze, stavo già frequentando il mondo della rievocazione storica dall’inizio del secolo (posso dirlo!!!) ed in parallelo ero approdato, come molti, allo studio della scherma medievale. In modo inizialmente molto appassionato ma poco consapevole, la scherma mi aveva rapito anche per altri motivi: gli strumenti della pratica, le armi bianche, avevano esercitato su di me un fascino che non mi sono mai tolto di dosso, al punto che ho voluto approfondirne le metodologie costruttive e farne il mio lavoro.
Eleonora: Io vengo dal mondo delle Arti Visive. Mi sono laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna e parallelamente mi sono dedicata per 15 anni allo studio del Canto, virando verso il Belcanto nella seconda parte dei miei studi. All’Accademia mi sono avvicinata alla fotografia e al design, per poi fare un corso di un anno in Design d’Interni dopo la laurea. Nel 2011 mi sono avvicinata alla scherma storica in quanto sono sempre stata una pigrona e volevo fare uno sport che mi stimolasse anche intellettualmente. Lungo questo cammino ho incrociato Rodolfo (ma potrei anche dire “incrosato”). (Ci siamo incrociati anche noi due con cattiva sorte per la tua gola, ricordo. N.d.A.)
Ho dunque scelto di cambiare strada e dai palcoscenici sono approdata alla fucina, o meglio, sfruttando il mio bagaglio, alla parte progettuale.

  • Non penso che ci sia una scuola per spadari (se sì smentitemi pure e diteci dov’è) quindi avere chi insegna a bottega deve essere importante. Tu sei stato allievo di uno spadaro? Hai allievi tuoi a cui insegnare il mestiere?

Eleonora: Tecnicamente esistono di tanto in tanto dei corsi, tenuti da spadai del calibro di Peter Johnsson e Owen Bush. Tuttavia per imparare a forgiare, il segreto è stare in bottega da chi detiene ed esercita ancora oggi il patrimonio del ferro battuto artistico e da lì sviluppare una serie di accorgimenti che si prestano alla spaderia. Questi accorgimenti provengono dall’osservazione e dallo studio dei reperti originali.
Rodolfo: Eleonora ha appena svelato il grande segreto! Eppure, io ci ho messo anni per capire questa sciocchezza: infatti, sono andato a bottega da un artigiano che si dilettava a costruire simulacri d’armi, ma il 90% di quello che so oggi l’ho imparato da un grande maestro che si chiama prova-errore. Non ho propriamente degli allievi, anche perché per avere allievi dovrei essere un maestro, cosa che non mi sento affatto. Ho degli apprendisti, che lavorano con me e condividono questo sogno.

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  • Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un buon spadaro e quali una buona spada?

Rodolfo: La risposta per entrambe le domande è resilienza e flessibilità.
Eleonora: Un buono spadaio secondo me deve avere una grande umiltà, occhio ed essere un gran lavoratore. Una buona spada deve invece essere frutto di una serie di considerazioni, senza le quali sarà sempre una cattiva spada, anche se esteticamente gradevole.

  • In alcuni luoghi del Mondo i fabbri, e ancora di più chi realizzava armi, avevano uno status davvero elevato, veniva considerato una commistione tra artigiano, mago e sacerdote. Vi sentite anche voi un po’ così?

Rodolfo: Siamo lontani da società tribali o comunque da una forma mentis più analogica, dove il fabbro era temuto ad esempio per il fatto che chiudesse le finestre della fucina per vedere il colore del metallo rovente, e s’insinuava che vi fosse un che di diabolico. Sebbene ci siano parti del lavoro che richiedono una certa manualità e il nostro sia un contesto in realtà molto moderno, lo spirito con cui ricostruiamo alcuni pezzi in particolare conserva un po’ di quella magia.
Eleonora: Beh, il famoso carattere del fabbro non è che aiutasse! È risaputo che le famiglie di fabbri avessero ricette molto particolari ad esempio per la tempra o per arricchire il ferro e renderlo più tagliente, assimilabili a delle formule stregonesche. Per me la componente magica è essenziale: quando vedete una bella spada, c’è una scienza, che i nostri antichi avrebbero chiamato magia.

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  • Molte spade famose hanno un nome, voi le “battezzate” tutte con il libro dei nomi a fianco dell’incudine o non date peso a questo tipo di tradizione?

Rodolfo: Di solito chi dà i nomi alle spade è Eleonora!
Eleonora: Sì, sono io quella fissata con questa cosa. Ovviamente dipende dalla spada, ma molti lavori custom sia per una questione di riconoscibilità che di marketing chiamano a sé un nome, quasi in automatico: non ci devo quasi pensare!

  • Per me una spada è un’opera d’arte che uccide, in alcuni casi un oggetto quasi pornografico (manie da collezionisti, perdonatemi), per altri un attrezzo sportivo e altri ancora una decorazione per la casa. Per voi che le forgiate cos’è?

Rodolfo: Vorrei fare una piccola specifica: la componente di forgiatura nel nostro processo produttivo canonico è molto piccola. Utilizziamo la forgia per piccole parti della spada e solo quando necessario, altrimenti utilizziamo procedimenti manuali come l’asportazione per ottenere il risultato con efficienza e con gli strumenti a nostra disposizione. Per me una spada è uno strumento funzionale, anche bello se serve, in quanto proporzioni e funzionalità sono direttamente connesse.
Eleonora: Per me dipende dalla spada. È un originale o una riproduzione affilata? È un’arma, più o meno oggetto d’arte in base alla perizia costruttiva. È una spada HEMA? È un attrezzo sportivo. È un po’ l’una e un po’ l’altra? È possibile!

  • Sicuramente la fucina di uno spadaro del 2019 non assomiglia molto a quella che si sarebbe trovata in una città medioevale. Potete dirci quali sono le differenze?

Rodolfo: Si potrebbe scrivere un trattato su questa domanda. Cercherò di essere sintetico: dipende tantissimo dal processo produttivo utilizzato da ogni fabbro di spade. Sicuramente molti pochi di noi hanno a disposizione un mulino ad acqua, un maglio o delle mole alimentate dallo stesso, ma abbiamo l’energia elettrica che supplisce alla mancanza ed utensili elettrici o pneumatici, abrasivi ultra tech e chi più ne più ne metta che consentono di centralizzare in una sola officina la catena produttiva, un tempo molto più segmentata e specializzata.
Eleonora: Sicuramente non c’erano i computer per disegnare e tutte le app che utilizzo io per gestire il lavoro.

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  • Immaginiamo di essere nella fucina medioevale della domanda precedente. Entra un nobile signore che poggiando sul tavolo una borsa piena di argento chiede gli venga realizzata una spada per partire con il buon imperatore Federico alla via della Terra Santa. Cosa succede dopo? Come si procedeva, e come lo si fa adesso, per realizzare ex novo un’arma che possa servire in una battaglia? Non vogliamo conoscere i segreti del mestiere, ma giusto avere un’idea di come si avanza dall’ordine alla consegna.

Rodolfo: per dirti esattamente come funzionava una commessa al tempo di Federico di Svevia, dovrei avere molti più dati documentali a disposizione; in alcuni contesti cittadini, tra il XIV e il XVI secolo in centro e nord Italia, le corporazioni erano ben organizzate e solitamente le commesse private passavano tramite una figura imprenditoriale che smistava il lavoro ai vari artigiani, in quanto il lavoro era molto più specializzato di come è oggi. Oggi ci si aspetta che lo spadaio sia anche falegname, orafo, incisore, coramaio. In parte abbiamo anche acquisito diverse di queste competenze a diversi livelli in questi anni, ma non è certo come avere un’equipe di maestri che si dividono le fasi del lavoro.
Eleonora: Sottoscrivo quanto detto. Per concludere, posso dirti come funziona un ordine oggi: io mi occupo dei clienti e della progettazione: se scelgono un pezzo in catalogo delle linee sport o ancient, le opzioni sono quelle descritte sul sito e il processo di ordine è molto immediato. Se invece si va su una spada custom, che sia da reperto o per l’HEMA, il processo è più lungo, devo capire cosa sta cercando il cliente e se possiamo accontentarlo.

  • Partendo dalla commessa ad arrivare alla spada nel fodero cinta al fianco del nobile signore quanto tempo occorre ora e quanto in passato?

Rodolfo: Posso citarti una preziosa testimonianza della fine del ‘500 dove si racconta che un mastro armaiolo Bresciano, in un giorno, tirava al maglio 25 spade o 18 armi in asta. I nostri tempi di produzione sono un po’ diversi.
Eleonora: Sicuramente, avessimo un’officina più grande e attrezzata i tempi sarebbero più brevi: ma avendo costruito questa azienda con poco capitale economico e molto capitale umano, è tutto in divenire! Comunque sia dipende sempre dal tipo di spada. Generalizzando, e parlando di finito, si può andare dalle 8-10 ore, ai mesi.

  • Che differenza c’è nella forgiatura di una spada nelle diverse epoche? Adesso con le nuove tecnologie è ancora così diverso forgiare una spada medievale da una rinascimentale o barocca?

Rodolfo: Sulle tecniche di forgiatura antica ci sono molti studi, e fabbri ben più esperti. Il nostro amico Giovanni Sartori potrebbe essere decisamente più esaustivo, in quanto si è specializzato in questa materia. Molto credo sia sempre dipeso dal metodo di lavorazione del metallo e dalla capacità di arricchire il ferro con il carbonio, perciò mi limito a dire che in parti diverse del mondo ed in epoche diverse sono state utilizzate tecniche che avevano come scopo l’indurimento e successivamente la tempera del metallo; concettualmente oggi facciamo sempre le stesse cose, ma abbiamo semplificato dei passaggi, potendoci procurare metalli particolari che soddisfino le nostre esigenze.

  • C’è differenza tra la forgiatura di una lama dello stesso periodo storico, ma in luoghi diversi?

Rodolfo: Senza dubbio, a partire dalla composizione dell’acciaio. Per questo alcuni luoghi di produzione erano più rinomati di altri. Ma poi come dicevamo più indietro, ogni artigiano aveva le proprie ricette, che variavano sicuramente anche in base alle materie prime a disposizione. Se addirittura si va in Giappone, i maestri spadai, non avendo il minerale in abbondanza come in Europa, traevano la materia ferrosa da un procedimento di estrazione dalla sabbia. Qua in Europa si è sempre fatto tramite l’estrazione del ferro dalla roccia. Sostanzialmente credo dipendesse dalle capacità e possibilità di chi le produceva.

  • Un paio di anni fa chiesi a Rodolfo se era in grado di farmi una Pata indiana, una sorta di guanto d’arme con inastata sopra una lama da spada. Chi ha visto Willow non se la può dimenticare. Mi rispose di no perché non era che un armoraro e io me ne andai con il mio progetto che ancora è lì da realizzare. Potete spiegare ai meno esperti la differenza tra fabbro, spadaro e armoraro? Purtroppo alcune leggende secondo cui un fabbro che fa vanghe e vomeri possa fare spade e armature circolano ancora.

Eleonora: effettivamente occorre fare una bella distinzione, anche se al giorno d’oggi l’unico veramente sopravvissuto è il fabbro ferraio, in diverse declinazioni. La differenza sta semplicemente in quello che oggi amiamo chiamare know-how: difficilmente un fabbro ferraio avrà le necessarie conoscenze per fare una spada, anche se magari ha alcuni strumenti che gli consentirebbero di provarci. Infatti, non per caso, alla fine del medioevo, a Firenze, il fabbro apparteneva all’Arte dei Fabbri mentre Spadai e Armorari appartenevano all’Arte dei Corazzai e Spadai. Ogni mestiere e ogni segmentazione dello stesso ha delle conoscenze e degli strumenti specifici, come per esempio, per partire dalle basi, i martelli. I martelli utilizzati da un maniscalco non sono certo quelli utilizzati da uno spadaio e parimenti si differenziano da quelli di un armoraro.

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  • Parliamo di materiali. Gli acciai sono tanti, le leghe in genere di più. Come scegliere il meglio per una lama?

Rodolfo: dipende da quali prestazioni si richiedono a quella lama per l’uso che se ne deve fare nella modernità. Potremmo scrivere un trattato su una domanda come questa! Ti potrei anche dire che dall’accoppiamento di più acciai si ottengono risultati eccellenti.

  • Tanti declamano l’acciaio di Toledo, Salamanca, Solingen, quello di Damasco e quello Giapponese. Perché sono diventati così importanti? È poi vero che siano davvero così eccezionali per le lame?

Rodolfo: sicuramente certi luoghi di produzione vantano una reputazione che è ben meritata: non dimentichiamoci che non è tanto l’acciaio ad essere buono, quanto chi lo sapeva lavorare. Artigiani specializzati con un sapere tramandato per generazioni riuscivano ad ottenere dei risultati invidiabili anche al giorno d’oggi, generalmente potrei dire che centri di produzione che sono anche centri di rilevanza culturale avevano una marcia in più. (non hai citato Milano, ad esempio, patria dei F.lli Missaglia)

  • Ci sono tecniche di forgiatura del passato che sono andate perdute o non più ben replicabili?

Rodolfo: …Ciò che è perduto non lo si può conoscere né replicare; ci possiamo avvicinare tramite l’osservazione di manufatti con una sorta di “retro engineering” ma spesso ciò che fa la differenza, come nelle arti marziali occidentali nell’antichità, è la trasmissione orale, da maestro ad allievo, che interrompendosi, ci ha riportato ad esperire cose che erano probabilmente date per scontate.

  • Parliamo di vile pecunia. L’idea che un tempo la spada fosse un oggetto prezioso non è poi così errata, anzi. Sono oggetti che se ben fatti avevano e hanno giustamente costi importanti. Senza dover affrontare la numismatica storica con i suoi Fiorini, Grossi, Testoni, ecc. rimanendo sui più conosciuti Euro, quanto sarebbe costata la spada del nobile signore di prima? Sempre che si riesca a fare un paragone.

Eleonora: il paragone è possibile solo sapendo esattamente quali caratteristiche ha la spada. Se parliamo di una lama da gran signori, da mostra magari, decorata, con pietre preziose, ori e smalti, credo che potrebbe costare quanto un’automobile, di quale fascia, dipende dal grado di preziosità.

  • Il vostro è un lavoro comunque raro che può avere dei riscontri anche verso chi non pratica la scherma. Avete mai avuto a che fare con repliche per musei, università, ecc. ecc.?

Eleonora: non abbiamo mai avuto la possibilità di costruire repliche per i musei finora, ma abbiamo avuto la possibilità di raccogliere dati sia presso collezioni private, che il Museo Marzoli di Brescia, fino al Museo delle Lame di Solingen.

  • Passiamo adesso agli attrezzi sportivi. Che differenza c’è tra forgiare un’arma per la battaglia e una per lo sport?

Rodolfo: sicuramente gli spessori e il grado di flessibilità.

  • Avete più richieste per realizzare armi sportive che per le repliche storiche o vice versa?

Rodolfo: Decisamente più per i simulacri sportivi.

  • Avete mai realizzato armi per film, spettacoli teatrali o fiction in genere?

Rodolfo: No, mai, ma ci piacerebbe.

  • Cosa ne pensate delle spade da sola esposizione? Le vostre non lo sono mai.

Eleonora: Che assurgono al loro scopo!

  • Per realizzare una replica esatta di un’arma storica conservata in un museo come si procede? Voi lo avete fatto, riuscite a darci un’idea? Anche qui non vogliamo i dettagli, ma giusto qualche indicazione per farci un’idea.

Eleonora: Per realizzare una buona replica è necessario fare dei rilievi sul pezzo originale o su pezzi originali della stessa tipologia, anche perché spesso le spade che arrivano fino a noi hanno subito dei rimaneggiamenti o l’usura inclemente del tempo. Si procede poi alla progettazione, dal rilievo al disegno, fino all’oggetto che andremo a costruire, che sarà frutto di compromessi, ricostruzione per deduzione o proporzione, scelta e ricerca dei materiali da impiegare.

  • Adesso va di moda il termine archeologia sperimentale. Voi, per quanto non archeologi di fatto, vi sentite tali?

Rodolfo: Assolutamente no! L’archeologia sperimentale è per definizione la ricostruzione del processo che porta al manufatto. Noi non utilizziamo gli stessi procedimenti e soprattutto il nostro scopo non è lo studio e la ricerca del procedimento ma la realizzazione. Lo studio dei procedimenti è collaterale e utilitaristico al nostro scopo.

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  • Ho visto vostre opere con parti in oro e pietre preziose, smaltate, con foderi in pelle lavorata, dipinta e sbalzata, stoffe pregiate per le else o i foderi stessi. Realizzate ogni cosa da voi o ci sono altri che aiutano in questo?

Eleonora: come avevamo accennato in qualche risposta sopra, per fare questo mestiere bisogna essere molto eclettici, quando si va nell’ambito artistico. Cerchiamo di internalizzare il più possibile, infatti negli anni abbiamo sviluppato diverse competenze a più livelli per poter essere in grado di coprire un range il più vasto possibile di lavorazioni. Tuttavia, in caso di necessità possiamo anche delegare ad artigiani esterni.

  • Avete mai realizzato una spada “Futuristica” o forse meglio da dire “Non convenzionale” o ancora “Alternativa” con un design del tutto nuovo di vostra ideazione?

Eleonora: No, mai, non ne abbiamo mai avuto occasione, ma a me piacerebbe senza dubbio.

  • Per me è cosa ovvia come le prossime quattro domande, ma per i lettori non esperti è giusto chiedere. Perché chi vuole una spada da sola esposizione dovrebbe comunque scegliere un artigiano esperto come voi siete e non le “Repliche di latta da bancarella”?

Rodolfo: Perché, seppur da mostra, la differenza tra una spada fatta con criterio e la replica di latta passa una voragine, che si pone tra l’avere veramente una spada da esposizione oppure un giocattolo sgraziato.

  • La legislazione vigente regolamenta in qualche modo il “Mercato delle spade”? Fa parte del mercato delle armi?

Rodolfo: Sì, la legislazione vigente regolamenta il mercato delle spade se affilate e quindi considerate come armi proprie. Per le nostre, che sono simulacri d’arma, non v’è alcuna limitazione, tranne la maggiore età.

  • È richiesto qualche permesso speciale per poter possedere/maneggiare una spada?

Rodolfo: Se affilata, serve il porto d’armi. Ma la legislazione sulla detenzione, che dal 2010 non prevede più la denuncia è un capitolo ancora aperto.

  • Per poter vendere pistole, fucili e munizioni è necessario il certificato da armiere, è così anche per le spade?

Rodolfo: In Italia non è possibile costruire spade affilate in quanto ritenute armi a meno che non si acquisisca una licenza e l’autorizzazione dalla prefettura. Va inoltre tenuto presente che una volta acquisita tale licenza, tutti i locali produttivi devono essere attrezzati adeguatamente.

  • Ditelo anche voi che le spade dei cavalieri non pesavano dieci chili! A me non danno mai retta finché non gliene metto in mano una.

Rodolfo: confermiamo! Vi sono spadoni da parata del XVI e XVII secolo che possono arrivare fino a 5 kg ma sono eccezioni e soprattutto non sono spade atte al combattimento.
Eleonora: Poi se parliamo di bilanciamento, lì è un’altra storia: spade non pesanti ma sbilanciate sembrano più pesanti di quanto non siano.

  • Un’ultima domanda più “Intima”. Anni fa, nemmeno poi tanti, un ragazzo di mia conoscenza, un grande atleta di scherma storica conosciuto sui campi di gara, durante una guerra nel suo Paese scese per le strade contro un esercito straniero “Invasore”, armato di tutto punto nella sua armatura come un cavaliere medioevale, impugnando la sua spada a due mani che si era affilato. Non aveva altro per difendere la propria Terra. Rimase ucciso un paio di giorni dopo lasciando però dietro di sé qualche vittima della sua lama. Penso che sia stata l’ultima persona in Europa a scendere in battaglia in armatura e con una spada usandola davvero per uccidere per come un dì lontano era stata inventata. Se sapeste che le vostre mani stanno forgiando reali strumenti di morte come un tempo e non oggetti da collezione o per lo sport, continuereste?

Rodolfo: Domanda scomoda. Ma la risposta è sì.
Eleonora: Sono d’accordo con Rodolfo, in quanto l’amore per il nostro lavoro deriva dal fare proprio questi oggetti, con le loro specifiche caratteristiche.


Nella speranza di aver dato a quei bimbi ormai grandi un poco di conoscenza su come quelle spade immaginarie dei nostri giochi erano e sono forgiate, di come non siano tutti uguali, vi invito a visitare il

sito internet della Malleus Martialis.

e se mai vorrete una spada date un giro di telefono a Eleonora e Rodolfo per farvela forgiare.

Un ultimo consiglio per gli amici appassionati di spade e coltelli: chiarite subito ai vostri compagni, mogli, mariti, fidanzati o fidanzate che le lame sono arrivate prima che voi vi conosceste e quindi hanno diritto di prelazione sul vostro affetto, il vostro tempo e le finanze famigliari. Fatto ciò avrete una vita di coppia davvero più serena e soddisfacente. Se no avrete una vita splendida da soli con le vostre lame!


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