[IL VETERANO] Camulodunum: nascita e distruzione della prima colonia romana in Britannia

Quarto appuntamento con gli approfondimenti storici sul mio nuovo romanzo Il veterano – Una storia della rivolta di Boudicca, disponibile su Amazon in formato ebook, cartaceo e gratis su Kindle Unlimited.

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Negli episodi precedenti (che ti consiglio di recuperare) abbiamo esaminato cause e prodromi della rivolta di Boudicca, la spedizione del governatore Svetonio Paolino nel santuario druidico di Mona e la bibliografia che usato per le mie ricerche. Ecco gli articoli:

  1. Boudicca, le cause della rivolta
  2. Britannia, 61 d.C.: La fine dei druidi
  3. Roma in Britannia: Bibliografia della rivolta di Boudicca

COPERTINA EBOOK

Protagonista indiscussa del romanzo è Colonia Claudia Victricensis, ovvero Camulodunum, la prima colonia fondata dai Romani in Britannia, verso cui il nostro protagonista, il centurione Gneo Giunio Rustico, si reca con la propria famiglia per ottenere finalmente un pezzo di terra e un premio in denaro come congedo dopo molti anni di servizio.

La nascita, lo sviluppo e la distruzione della colonia nel corso della rivolta costituiscono una parabola esemplare di cosa furono l’impero e l’imperialismo romano. In particolare, cercheremo di fare luce sul fallimento dell’integrazione tra vincitori Romani e vinti Britanni. Fu proprio questo aspetto a decretare, nel 61 d.C., la distruzione totale della colonia e il massacro della sua intera popolazione (stimabile tra i 10-20 mila abitanti), eventi che sono al centro della narrazione de Il veterano.

Avevamo lasciato Boudicca e il popolo degli Iceni indignati e umiliati per l’annessione delle loro terre alla provincia romana di Britannia. La regina era stata fustigata e le figlie violentate. Nel secondo articolo avevamo ricordato come, invece, il governatore Paolino fosse impegnato con il grosso delle forze romane nell’isola nel Galles, quindi molto lontano dalle terre degli Iceni e della provincia.

Proseguiamo quindi la nostra narrazione.


Camulodunon: la “Fortezza del Dio”

Partiamo dalle origini. Come giĂ  capitato per molte cittĂ  Gallia, i Romani non fondarono la colonia su un sito casuale. Il luogo era giĂ  abitato e fortificato da secoli perchĂ© posto in una posizione strategicamente importante. Il territorio di Camulodunon era un triangolo con lati obliqui due fiumi, il Colne a nord e il Romano, un suo affluente, a sud (entrambi gli etimi sono moderni). Il terzo lato, aperto, era stato fortificato dalle popolazioni piĂ¹ antiche del sito con terrapieni, fosse e forse anche palizzate.

Questo triangolo di terra così difeso era Camulodunon. Non bisogna perĂ² immaginare un ambiente urbano simile agli oppida della Gallia. I resti archeologici ci parlano invece di una presenza umana sparsa, fatta di fattorie, residenze e altre strutture diffuse in tutta l’area. L’etimologia ci viene in aiuto: il suffisso -dunon (che poi i Romani latinizzarono in –dunum) indica una terra fortificata, mentre il prefisso Camulo- sta per Camulos, il dio della guerra. Il sito aveva quindi anche una valenza religiosa, come attesta il sito funerario di Goshecks (vedi sotto).

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La Camulodunon pre-romana: il sito funerario di Lexden conferma la presenza umana sin dai tempi piĂ¹ remoti.

L’ultima popolazione britanna a dominare l’area prima dell’arrivo dei Romani furono i Trinovanti. Le fonti letterarie, come spesso in questi casi, non possono dirci molto sull’origine e la storia di queste tribĂ¹ “barbariche”. La Britannia, inoltre, non ha goduto come la Germania dell’attenzione di un storico come Tacito.  Essi vengono menzionati da Cesare nel De Bello Gallico, ma in seguito spariscono dalle fonti fino alla conquista romana. L’etimologia, di nuovo, puĂ² dirci qualcosa. Tri- è un prefisso rafforzativo, mentre –novio sta per “nuovi”. I Trinovanti sarebbero quindi i nuovi arrivati; ma ogni interpretazione è incerta.

L’archeologia ci puĂ² dire di piĂ¹. La numismatica ci ha lasciato il nome di alcuni capi autodefinitisi rex di questo popolo. E’ evidente che i Trinovanti furono abbastanza potenti da tentare di imporre una propria egemonia nel sud-est dell’Inghilterra, scontrandosi con altri popoli, fra cui gli Iceni, posti a nord, e i Cativellauni ad ovest.

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Moneta coniata dai Trinovanti.

Proprio i Cativellauni furono responsabili di una prima occupazione del sito di Camulodunon, qualche decennio prima della conquista romana; dopo fasi alterne, sembra che essi ne fossero ancora i padroni all’arrivo dei Romani. L’occupazione tuttavia non fu traumatica come fu poi quella romana: si dovette probabilmente limitare ad una generica sottomissione dei Trinovanti nei confronti dei Cativellauni, sottomissione consistente nel riconoscimento dell’autoritĂ , nel versamento di tributi e nella cessione di ostaggi. Come attesta la storia successiva, i Trinovanti rimasero la tribĂ¹ insediata a Camulodunon e nei dintorni.

Arrivano i Romani: la conquista

Nel 43 d.C. l’imperatore Claudio, mosso dall’ambizione personale e con l’intento di puntellare il proprio potere, ordina la conquista della Britannia, giĂ  progettata dai suoi predecessori. Considerazioni economiche avevano trattenuto i Romani: la Britannia aveva risorse e ricchezze che valeva la pena andare a prendere? Il commercio tra le due rive della Manica permetteva di imporre remunerative tasse nei porti. Alla fine, prevalse l’ambizione. Al comando del legato Aulo Plazio quattro legioni (XX Valeria, XIIII Gemina, VIIII Hispana e II Augusta) e circa 20mila ausiliari, per un totale di 40mila, uomini sbarcarono nella costa sudorientale dell’isola.

I Britanni riuscirono in un primo a momento a coalizzarsi sotto la guida di un condottiero capace quale Carataco, principe dei Cativellauni, che ebbe l’ardire di sfidare i Romani in una grande battaglia campale presso un guado dell’attuale fiume Medway: la battaglia fu durissima e infuriĂ² per ben due giorni. I Romani trionfarono, si aprirono la strada e dilagarono oltre il Tamigi. Avanzando secondo diverse direttrici in direzione est-ovest, nel giro di pochi anni, i Romani si espansero nell’intera Britannia sudorientale.

Camulodunon venne occupata assai presto, giĂ  nel primo anno di guerra, senza incontrare una grande resistenza. L’imperatore Claudio vi sfilĂ² con le sue truppe e ricevette la sottomissione di undici re dell’isola – evento non testimoniato dalle fonti letterarie ma solo dal perduto Arco di Claudio -, poco prima di tornare a Roma e lasciare la parte piĂ¹ difficile delle operazioni militari ai suoi legati.

La XX Valeria venne posta di guarnigione nel sito (vicino al fiume Colne) ed eresse il proprio castrum permanente. Sono stati ritrovati resti anche di un piĂ¹ piccolo forte ausiliario sulla riva del fiume Romano. L’occupazione non fu sempre pacifica. Sei teschi umani decapitati con segni di morte violenta sono stati ritrovati nei resti del fossato del forte. Tali teschi furono probabilmente esposti come monito a seguito di un qualche disordine presso la popolazione autoctona; pratica testimoniata, ad esempio, dai rilievi della Colonna Traiana.

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La fortezza legionaria di Camulodunum, dove la Legio XX rimase di guarnigione dal 43 al 49 d.C. Dal volume “Boudicca’s rebellion: AD 60-61” della Osprey Publishing.

La fondazione della colonia

Nel 49 d.C. le cose cambiarono. La prima fase dell’espansione romana sull’isola era conclusa. Le piĂ¹ civilizzate tribĂ¹ del sud-est erano state sottomesse e le legioni erano adesso impegnato nelle regioni occidentali, nelle attuali Cornovaglia e Galles. Il governatore Aulo Plauzio era tornato in Italia da due anni, sostituito da Osturio Scapola, che si impegnĂ² da subito in dure e logoranti campagne contro le tribĂ¹ di Ordovici e Siluri del Galles.

Le zone sud-orientali della Britannia, insomma, si pensava fossero pacificate. I Romani credevano fosse arrivato il momento delle fasi successive a quella dell’occupazione militare del territorio. Possiamo “schematizzare” nel seguente modo l’approccio romano:

  1. Colonizzazione militare.
  2. Instaurazione di un apparato amministrativo e fiscale.
  3. Integrazione dei popoli sottomessi a partire dalle élite.

Erano, questi appena elencati, gli usuali passaggi con cui Roma integrava un territorio di recente conquista. Ancora oggi, ciĂ² che noi piĂ¹ invidiamo ai Romani è la capacitĂ  di integrare un popolo sottomesso e assimilarlo nella propria cultura. Questo fu il piĂ¹ grande segreto del successo dell’impero romano, riconosciuto giĂ  dallo storico Polibio secoli prima, ai tempi della repubblica.

Si procedette quindi all’istituzione di una colonia. Venne scelto il sito della celtica Camulodunon, che i Romani chiamarono Camulodunum, per la sua centralitĂ  geografica, per la fertilitĂ  delle sue terre e per il significato che essa aveva per le popolazioni dell’isola. Tremila veterani provenienti dalle legioni dell’isola, ma in particolare dalla XIIII (o XIV) Gemina) furono insediati come fondatori della Colonia Claudia, soltanto che dopo la distruzione del 61 d.C. e la successiva rinascita avrebbe assunto l’appellativo di Victrincensis.

Ogni veterano ricevette un pezzo di terreno e un premio in denaro: il meritato compenso dopo vent’anni di servizio di cui gli ultimi trascorsi in lotte durissime nella nuova terra appena conquistata. Sicuramente, ogni soldato ricevette terra proporzionale al proprio rango e al proprio stato di servizio; un fattore su cui torneremo.

Qui incontriamo il primo punto critico: le terre date ai veterani furono espropriate ai Trinovanti. Da Boudicca’s rebellion. AD 60-61 (la traduzione dall’inglese è mia).

Ad ogni veterano della colonia fu dato un terreno, di solito nell’ordine di 50 iugeri (circa 12,6 ettari)… se a Camulodunum c’erano circa 3000 veterani, allora la popolazione indigena si trovĂ² a corto di 37750 ettari, equivalenti ad un cerchio attorno alla cittĂ  di raggio nove chilometri.

Non solo. Il processo di espropriazioni delle terre si accompagnĂ² al generale impoverimento della popolazione locale, che subì anche molti soprusi, come ci racconta Publio Cornelio Tacito (Annales, XIV, 31).

Costoro [i veterani] infatti, trasferiti recentemente come coloni a Camulodunum, li scacciavano dalle loro case, li spogliavano dei campi, chiamandoli prigionieri e schiavi, mentre i soldati favorivano la prepotenza dei veterani, per analogia del costume e sperando di potersi permettere un giorno la stessa arroganza.

Circa dodici anni (dal 49 al 61 d.C.) separano la fondazione della colonia dalla sua distruzione. Tale lasso di tempo fu sufficiente perchĂ© i primi edifici pubblici sorgessero. I due piĂ¹ importanti, di cui abbiamo sia la testimonianza degli storici sia resti archeologici, sono il tempio di Claudio e il teatro. 

E’ interessante analizzare perchĂ© furono questi i primi edifici realizzati. Per quanto riguarda il teatro esso, soprattutto nelle piccole cittĂ  come Camulodunum, aveva svolgeva diverse funzioni: poteva essere usato per tenervi dei giochi gladiatori, spettacoli di vario genere, riunioni pubbliche, processi. In una basilica, invece, non avrebbero mai potuto svolgersi eventi ludici. 

Ben diversa la funzione e il significato del tempio di Claudio. Il tempio fu senza dubbio dedicato a Claudio dopo la sua morte (54 d.C.), cui aveva fatto seguito la sua divinizzazione. Il tempio, oltre ai normali riti connessi al culto imperiale  – è lecito immaginare che esso fosse il luogo ove si svolgevano le festivitĂ  per il genetliaco dell’imperatore – aveva soprattutto la funzione di concreto simbolo della romanitĂ  in terra straniera. Era quindi un luogo attorno a cui i veterani, provenienti per lo piĂ¹ da Italia, Spagna e Gallia, potevano stringersi.

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Moderno modellino del tempio di Camulodunum.

Per l’importanza che ha rivestito nella Storia (e, piĂ¹ modestamente, nella narrazione del mio romanzo), diamo qualche ragguaglio architettonico.

Il tempio era costruito su un podio di circa 32 x 24 metri con allineamento nord-sud. Era ottastilo, cioè aveva frontalmente otto colonne, probabilmente fatte di mattoni. Il frontone era perĂ² di pregiato marmo italiano. La cella aveva dimensioni di circa 20 x 15 metri. Sembra che il tetto fosse ancora incompleto al momento dell’attacco. Ancor piĂ¹ interessante, perĂ², è il cortile che circondava il tempio. Un recinto di 160 x 180 metri racchiudeva una grande piazza con al centro il tempio. Saranno proprio questi luoghi ad essere protagonisti dell’ultima resistenza dei veterani.

Camulodunum 3_ Tempio di Claudio
Pianta del tempio.

La funzione e le implicazioni di questo tempio era giĂ  chiare all’epoca, come scrive Tacito:

Inoltre, era stato dedicato un tempio al divo Claudio, che da loro [i Britanni] era visto come la rocca d’un dominio perpetuo, e i sacerdoti prescelti spendevano tutte le risorse locali sotto l’aspetto del culto.

Il tempio era amministrato da un collegio di sacerdoti, i Sodales Augustales. Era pratica comune ammettere a questo collegio, oltre ai Romani piĂ¹ in vista, anche membri delle Ă©lite dei popoli sottomessi. Questa consuetudine, volta ad integrare i vinti nella civiltĂ  dei vincitori, fallì totalmente nel caso di Camulodunum. Una possibile spiegazione ce la fornisce un altro storico, Cassio Dione, che nel libro 62 della Storia Romana così scrive:

Il pretesto della guerra venne offerto dalla confisca del denaro che Claudio aveva dato ai notabili britanni, dal momento che l’ammontare di questa somma, come sosteneva Deciano Cato, il procuratore dell’isola, doveva essere restituito. Questa fu dunque la ragione per cui essi si ribellarono, a cui s’aggiunse il fatto che Seneca, nella speranza di ricevere dei lauti interessi, aveva prestato quarantamila sesterzi a coloro che lo chiedevano e in seguito ne esigeva il pagamento in blocco, anche a costo di riscuoterli ricorrendo alla forza.

Al di lĂ  del probabilmente tendenzioso riferimento a Seneca, da questo breve passo emergono molti punti interessanti. All’atto della fondazione della colonia l’imperatore aveva prestato grosse somme in denaro ai nobili Britanni, cosicchĂ© essi potessero sostenere le spese del tempio (questo lo sappiamo da Tacito) ed essere, insomma, “notabili” della cittĂ  alla pari dei piĂ¹ ricchi Romani. Ma qualcosa andĂ² storto in queste transazioni finanziarie. La richiesta di restituzione del prestito esacerbĂ² i Britanni.

Non è stato identificato il Foro della città. Forse esso giace nella parte non sottoposta a scavi; oppure si pensava di realizzarlo in un secondo momento, dopo una ulteriore espansione del tessuto urbano; non è dato saperlo. Nella finzione narrativa del mio romanzo, mi sono preso la libertà di collocare il Foro di fronte al tempio di Claudio, dove si affaccia anche una basilica in via di costruzione (altra licenza narrativa che compensa i dati archeologici mancanti).

Camulodunum 2_Pre-rivolta

La “Colonia Claudia”, ovvero Camulodunum prima della rivolta.

E’ importante infine sottolineare un ultimo aspetto: le difese della cittĂ . Abbiamo detto che Camulodunum sorse a partire da un castrum legionario. Ci si puĂ² aspettare che i veterani, partendo dalle difese del castrum, avessero eretto fortificazioni anche maggiori. Non è affatto così. Tutt’altro! Le mura di legno vennero smantellate e probabilmente riutilizzate; le trappole e gli altri accorgimenti parimenti rimossi; il fossato venne lasciato in disuso e si riempì presto di detriti, rifiuti ed erbacce. 

NĂ© del resto sembrava difficile distruggere una colonia che non era difesa da alcuna fortificazione, poichĂ© i nostri comandanti non avevano provveduto a farlo, intenti a procurarsi ciĂ² che era piacevole prima che l’utile.

La condanna di Tacito per l’imprevidenza, quasi arroganza, da parte dei veterani è netta.

Abbiamo illustrato la topografia della cittĂ . Cosa possiamo dire della sua composizione sociale? Qui entriamo nel campo delle ipotesi, cioè di ricostruzioni che tentano di costruire un quadro generale a partire dai dati a disposizione. Personalmente, ho voluto immaginare una cittĂ  così divisa: una piccola Ă©lite costituita da coloro che avevano ricevuto piĂ¹ terre e piĂ¹ denaro al momento del congedo, quindi i centurioni e gli altri ufficiali (di loro fa parte un personaggio del romanzo, il duumviro Macriano); i legionari semplici impegnati come contadini e artigiani; infine, la massa dei Britanni, ridotta per lo piĂ¹ in schiavitĂ¹ ad eccezione di quei pochi che, giĂ  nobili prima della conquista, sono stati mantenuti nel loro status dai Romani. Fra questi vi è il personaggio di Vindiorige.

Vi sono poi perĂ² situazioni meno nette. I legionari, è noto, non potevano avere una famiglia “legale” durante la loro ferma. A conti fatti, perĂ², la maggior parte di loro,  formava famiglia “illegali” unendosi alle donne delle terre (in molti casi, schiave) in cui erano stanziati. Una legione era impegnata in guerra e in marce solo pochi mesi all’anno, durante la bella stagione; il resto del tempo lo si passava negli acquartieramenti. E’ ovvio che i soldati cercassero quindi del calore umano e la prospettiva di una famiglia. Divenne quindi pratica comune, ai tempi, concedere assieme al congedo, il riconoscimento delle famiglie formatesi. Oggi la chiameremmo “sanatoria”, ma era una pratica resa necessaria dalla situazione.

Lo stesso accade al centurione Rustico, protagonista de Il veterano, e al suo amico Triario. Con il congedo ottengono che i figli “illegitimi” avuti con le loro compagne, schiave, siano riconosciuti come “nati liberi” e non come schiavi anch’essi (non mi addentro in ulteriori spiegazioni, ma in epoca romana c’era una sostanziale differenza tra i “liberi”, che includevano gli schiavi liberati, e i “nati liberi”).

Veterani romani, Britanni sottomessi e la prima generazione “mista” derivata dall’unione dei due popoli. Questi erano gli abitanti di Camulodunum al momento della rivolta. 

Segnali inquietanti

Torniamo alla primavera del 61 d.C. Nella mia cronologia, la fustigazione di Boudicca avviene all’incirca nel marzo di quell’anno. Contemporaneamente, Svetonio Paolino è impegnato nel Galles. La regina degli Iceni si decide per la rivolta. Essa intende sfruttare sia la lontananza del governatore e delle sue forze, sia il malcontento dei Trinovanti di Camulodunum. 

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La rivolta di Boudicca.

Le fonti sono concordi: lo scoppio della rivolta fu improvviso e (quasi) del tutto inatteso. Tacito ci delizia con la “solita” sequela di segni premonitori, una costante della storiografia antica:

Mentre avvenivano questi fatti, a Camulodunum la statua della Vittoria cadde all’indietro, come se incalzata dai nemici. Donne forsennate gridavano che era imminente una sciagura e che nel loro parlamento si era udito il mormorio di voci straniere, che nel teatro s’erano levate grida e nell’estuario del Tamigi era stata vista l’immagine della colonia distrutta; già l’Oceano era apparso del colore del sangue e al ritirarsi dei marosi erano rimaste le impronte di corpi umani, segni che incutevano speranze ai Britanni, terrore ai veterani.

Al di lĂ  di questi prodigi, è probabile che i Romani abbiano ricevuto notizie, ma confuse, che qualcosa stava accadendo tra gli Iceni. Tacito dice dell’esistenza di una “quinta colonna” tra i Trinovanti di Camulodunum che cospirĂ² a favore di Boudicca. E’ probabile quindi che i Romani abbiano saputo qualcosa proprio dai Trinovanti loro sottomessi.  Tuttavia, non furono presi provvedimenti sufficienti.

Ma Svetonio era assente; perciĂ² essi [i veterani] chiesero aiuto al procuratore Deciano; il quale mandĂ² non piĂ¹ di duecento uomini senza armi adeguate; e giĂ  era insufficiente la guarnigione locale.

I duecento uomini erano i cosiddetti beneficiarii, cioè legionari distaccati presso gli uffici del procuratore e impiegati per scortare gli esattori delle tasse e i procacciatori di rifornimenti. E’ ironico notare che gli stessi beneficiarii furono, con tutta probabilitĂ , gli esecutori materiali della fustigazione di Boudicca e degli altri piĂ¹ vistosi soprusi contro gli Iceni.

Per guarnigione locale, invece, si devono intendere gli stessi veterani. La colonia era stata fondata dodici anni prima. I veterani, che al momento del congedo dovevano avere tra i 35-45 anni al massimo, erano ancora sufficientemente in forze e addestrati per creare una “milizia” con compiti statici e difensivi. E’ difficile perĂ² ipotizzare quanti dei 3000 veterani originali fossero a disposizione al momento dell’attacco di Boudicca. Qualcuno doveva aver lasciato la cittĂ ; essere in campagna; piĂ¹ banalmente, essere morto di cause naturali.

L’unico provvedimento veramente efficace, perĂ², non fu preso. Una semplice palizzata, facilmente realizzabile soprattutto per chi aveva a disposizione migliaia di schiavi, avrebbe grandemente aiutato nella difesa della cittĂ .

I soldati, fiduciosi nella protezione del tempio e impediti da quelli che, segretamente complici della rivolta, provocavano scompiglio nelle loro decisioni, non avevano predisposto né un terrapieno né un fosso e non avevano allontanato i vecchi e le donne, in modo che rimanessero soltanto i giovani;

Una serie di errori fatali.

La distruzione

Negli Annales di Tacito, il destino della cittĂ  si compie in poche righe.

Improvvidi, quasi fossero in piena pace, [i veterani] furono accerchiati da una moltitudine di barbari. Al primo assalto, furono devastate e date alle fiamme tutte le altre costruzioni; il tempio, nel quale s’erano rifugiati, dopo un assedio di due giorni fu espugnato.

Quanti erano i guerrieri dell’esercito di Boudicca? Non ci sono stime. Siamo agli inizi della rivolta. Gli unici coinvolti sono gli Iceni stessi e un numero imprecisato di Trinovanti. Reputo perĂ² credibile, alla luce della di poco seguente distruzione della vexillatio della IX Legione Hispana del legato Petilio Ceriale, che Boudicca potesse contare su non meno di diecimila guerrieri. Bisogna ovviamente ricordare che, in ambito celtico, soltanto i nobili e i guerrieri piĂ¹ rinomati disponevano di una panoplia completa (scudo, elmo, lancia, spada, cotta di maglia); il grosso della fanteria era solitamente privo di corazza. Motivo per cui era piĂ¹ facile radunare eserciti all’apparenza grandi (decine di migliaia di uomini), che poi si rivelavano perĂ² non molto efficienti in campo aperto.

Tacito è chiaro: l’attacco colse di sorpresa la colonia che venne conquistata al primo assalto. Senza palizzata e senza fossato, i Britanni poterono penetrare quasi indisturbati in cittĂ . Non sappiamo quando avvenne l’attacco, se di notte o di giorno. Un preavviso di qualche tipo tuttavia vi deve essere stato. Non si muovono migliaia di uomini senza lasciare tracce. La semplice polvere alzata da un esercito così grande puĂ² aver preavvertito di qualche ora i difensori della cittĂ . Oppure, una ricognizione tempestiva puĂ² aver scoperto il nemico in avvicinamento.

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La resistenza degli ultimi veterani. Illustrazione di Peter Dennis.

I veterani, quindi, ebbero tempo sufficiente a presagire la propria fine ma non ad evitarla. I veterani “richiamati in servizio” e i beneficiarii inviati dal procuratore furono egualmente travolti.

La cittĂ  cadde al primo colpo, ma non venne espugnata del tutto. Per due giorni un numero imprecisato di veterani (immaginiamo con le proprie o altrui famiglie) riuscì a resistere nel tempio di Claudio. Come abbiamo detto, il tempio e il suo recinto erano quasi completi. Il cortile e le mura che lo circondavano costituito un’ottima postazione difensiva, che perĂ² non poteva contare sul vantaggio di un terreno rialzato, nĂ© di un fossato per tenere lontani i nemici.

La fine fu inevitabile. I veterani, che difficilmente dovevano aver fatto scorte sufficienti per resistere ad un ipotetico assedio, non poterono resistere alla massa d’urto dei guerrieri nemici. Il massacro fu totale. La cittĂ , in mano di Boudicca, venne data alle fiamme e rasa al suolo. Non c’è testimonianza piĂ¹ impressionante di quella archeologica. Gli studiosi, scavando in cittĂ  e in altri siti connessi alla rivolta, hanno trovato un strato compatto e omogeneo di polvere, detriti e ceneri: i resti degli incendi e della devastazioni britanne.

L’intera popolazione cittadina di origine romana venne uccisa o schiavizzata. Nessuna fonte ci dice cosa accadde invece ai Trinovanti. Gli schiavi vennero senza dubbio liberati. e, assieme ai pochi Trinovanti rimasti liberi, si unirono all’esercito di Boudicca. Le famiglie dei legionari? E’ probabile che molti dei veterani avessero formato famiglie con donne britanne. Sul destino di queste donne e dei loro bambini, frutto di unioni miste,  nessuno storico ha mai fatto cenno. Comunque sia andata, fu un dramma di proporzioni epiche.

Tutti gli eventi appena descritti sono al centro della narrazione de Il veterano. 

La rivolta si estende

Nel prossimo appuntamento seguiremo l’evoluzione della campagna: le successive mosse dei rivoltosi, che continuarono nel loro programma di distruzione totale della presenza romana in Britannia, e la risposta del governatore Paolino che, accorso a Londinium, si trovĂ² di fronte ad un grande dilemma.


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