[IL VETERANO] Britannia, 61 d.C.: La fine dei druidi


Benvenuti amici e amiche di Narrare di Storia! Eccoci con un nuovo approfondimento sul mio ultimo romanzo Il veterano. Una storia della rivolta di Boudicca, disponibile su Amazon in ebook e cartaceo. A fine articolo compare una pagina del libro con l’episodio di cui andiamo a parlare oggi.

Il veterano copertina

Nel precedente articolo abbiamo ricordato le cause della rivolta del 61 d.C. Parliamo oggi di un evento concomitante non meno importante: la distruzione del santuario druidico dell’isola di Mona da parte del governatore Svetonio Paolino. 

Risponderemo alla seguente domanda. Perché il governatore romano condusse quasi metà delle forze dell’isola in una spedizione contro una remota isola del Galles del nord?

La risposta richiede anzitutto una premessa.


I druidi

Siccome intuiva che i Carnuti, consci della loro colpa, nutrivano forti apprensioni, al fine di liberare al più presto la popolazione da ogni timore esige la punizione del responsabile del crimine e istigatore della guerra, Gutuater. Tutti, anche se non si era mai messo nelle mani dei suoi concittadini, gli dettero rapidamente la caccia con zelo, e fu condotto al nostro campo. Cesare, contro la propria natura, è costretto a giustiziarlo per l’accorrere in massa dei soldati, che in Gutuater vedevano il responsabile di tutti i pericoli e le pene patite in guerra; colpito a nerbate fino a perdere la conoscenza, fu poi decapitato con la scure.

Caio Giulio Cesare, De Bello Gallico (VIII, 38)

Nell’anno 51 a.C., dopo aver represso la grande rivolta di Vercingetorige, Cesare si dedica a spegnere gli ultimi focolai di resistenza. L’episodio della citazione, anche se non molto famoso, è una delle principali testimonianze della resistenza druidica a Roma. Il “Gutuater” ricordato sopra non era altri che il druido custode del nemeton centrale della Gallia, posto a Cenabum, dove la rivolta di Vercingetorige era scoppiata nel febbraio del 52 a.C.  con il massacro della comunità là residente. Gutuater non è un nome proprio di persona, ma semplicemente il titolo del druido. Guth- in celtico vuol dire “voce”; il gutuater è quindi una sorta di “invocatore” o “voce del dio”.

Non solo. Noi oggi possiamo avere dubbi sul ruolo dei druidi o sul loro comportamento ai tempi della conquista romana, ma i legionari non ne avevano. Per loro, i druidi erano gli oscuri organizzatori della grande rivolta, nonché sacerdoti di culti percepiti come crudelissimi e, ovviamente, barbari. Così odiati che, come racconta Aulo Irzio (probabile compilatore dell’VIII libro del De Bello Gallico), i legionari si ammutinarono contro Cesare e, senza tante storie, presero questo druido “gutuater” e lo bastonarono a morte.

Chi erano dunque i druidi? La risposta non è facile sia per la scarsità delle fonti dirette sia per le incrostazioni dei secoli successivi, che hanno “romanticizzato” tali figure. Uno dei fatti più rilevanti del mondo celtico era la divisione politica in una miriade di tribù e clan, basata spesso sul prestigio dei singoli capi più che su affinità etnico-culturali di qualche tipo. A questa divisione si contrapponeva però una forza unificante: una religione (ma sarebbe meglio dire “visione del mondo”) comune. I druidi erano quindi la casta che “custodiva” tale visione del mondo, percepita in modo simile da tutte le genti celtiche.

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Immagine ottocentesca di un druido. A causa della scarsità di fonti in proposito, non abbiamo in realtà alcun indizio per poter raffigurare un druido.

Cesare, nel famoso excursus etnografico del V libro del De bello gallico,  descrive in dettaglio l’autorevolezza dei druidi e il prestigio presso la società celtica. Essi erano al tempo stesso sapienti e intellettuali, esecutori dei riti sacri, intermediari con le divinità nonché amministratori della giustizia. Ovviamente, tale casta non poteva rimanere immune da un ruolo politico, come abbiamo visto con il gutuater gallico. Ed è questo quello che ci preme per gli eventi del 61 d.C.

Dunque, per riassumere: i druidi avevano un ruolo anche politico e i Romani (soldati e ufficiali) ne erano consapevoli almeno un secolo prima di Boudicca.

La spedizione di Svetonio Paolino

Ho voluto ricordare questo fatto perché essi ci aiuta nella comprensione delle motivazioni che spinsero Svetonio Paolino a progettare una spedizione contro l’isola di Mona nel 61 d.C. Dopo i primi anni (43-47 d.C.) di rapida avanzata nel sud-est dell’isola, negli anni successivi (circa 47-60 d.C.) l’avanzata dei Romani si era impantanata in Galles. Le popolazioni di Ordovici e Siluri, trovando rifugio nelle montagne e nelle foreste della regione, avevano organizzato una efficace guerriglia contro l’invasore. L’unico successo era stata la cattura di un leader valoroso e abile quale Carataco, sconfitto nella battaglia di Caer Caradoc e poi consegnato ai Romani dalla regina dei Briganti, Cartimandua.

…l’isola di Mona, forte per il numero degli abitanti e perché rifugio dei profughi…

Publio Cornelio Tacito, Annales (XIV, 29)

L’isola di Mona, oggi nota come Anglesey, è separata dalla terraferma da uno stretto braccio di mare largo in media qualche centinaio di metri e lungo una decina di chilometri: isola e terraferma sono separati dunque da niente più che un “fiume salato”. I Romani conoscevano l’isola da molto tempo. Già Cesare l’aveva indicata come luogo sacro alle genti celtiche. 

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La rivolta di Boudicca. Le forze del governatore Paolino erano impegnate contro l’isola di Mona.

Svetonio Paolino giunge come governatore dell’isola nel 58 d.C. L’attacco a Mona è del 61 (del 60 secondo alcuni, sostenitori di una cronologia lunga della rivolta di Boudicca). Le fonti non ci dicono cosa abbia fatto in questo periodo ma, stante gli eventi successivi, è lecito immaginare operazioni minori volte ad isolare l’isola di Mona e preparare l’attacco finale.

Possiamo dedurre le forze impiegate da Svetonio Paolino perché sono le stesse che presero parte alla successiva battaglia di Watling Street. Il governatore portò con sé circa 11mila uomini, fra cui 7mila legionari (la XIV Gemina al completo più un distaccamento dalla XX Valeria) e 4mila tra ausiliari e cavalieri: una forza imponente che le tribù del Galles non potevano contrastare in campo aperto.

L’attacco

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Siamo nella tarda primavera del 61 d.C. Ha inizio l’attacco. Le citazioni che seguono sono prese dagli Annales di Tacito (libro XIV, 29-30).

[Svetonio Paolino] costruisce navi dallo scafo piatto, atte a quel mare di scarsa profondità e insidioso. Così traghettò la fanteria; seguirono i cavalieri a guado, o, dove l’acqua era più fonda, con i cavalli a nuoto.

E’ un particolare interessante. Nell’esercito romano militavano come ausiliari numerosi Batavi, provenienti da un tribù germanica del basso Reno. Erano particolarmente ammirati per la prestanza fisica che gli consentiva di guadare un fiume in pieno assetto da guerra e riemergere dall’altro lato senza difficoltà. Un episodio simile a quello di Mona è raccontato da Ammiano Marcellino qualche secolo più tardi.

Stava su le sponde la schiera nemica, densa d’uomini in armi; si aggiravano tra loro donne vestite a lutto, a guisa di Furie, con le chiome disciolte, e fiaccole in mano; attorno i Druidi, le braccia levate al cielo, pronunciavano anatemi, i soldati furono atterriti da quella vista insolita e, quasi avessero le braccia legate, offrivano il corpo immoto alle ferite.

Dalla descrizione di Tacito sembra di intuire che l’isola non fosse guarnita di guerrieri esperti, ma di “uomini in armi”. Il governatore aveva quindi colto di sorpresa il nemico, costretto alla extrema ratio di schierare in prima linea druidi e druidesse intenti a pronunciare riti magici e a scagliare maledizioni. Per i legionari questa fu una “vista insolita” (novitate adspectus, dice Tacito); ne furono atterriti così tanto da esserne paralizzati. Non penso che questa sia un’esagerazione dell’autore. Dal sacco di Roma in poi, i Romani ebbero sempre una paura “ancestrale” dei Celti, percepiti come un popolo alieno e crudele; tale sentimento era condiviso dai ceti bassi, che riempivano i ranghi legionari, come dai ceti elevati (ufficiali, scrittori, senatori). Molti momenti della storia romana furono influenzati da questa paura collettiva.

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L’isola di Mona (Anglesey) oggi.

I Romani dunque sono sbarcati incontrastati sull’isola, ma qui vengono fermati. Cosa accadde poi?

La caduta dell’isola

Ma poi, rinfrancati dal comandante e incoraggiandosi l’un l’altro a non aver paura d’una schiera di donne e di fanatici, [i soldati] muovono all’assalto, atterrano quelli che si fanno incontro, li avvolgono nel loro stesso incendio. 

La reazione romana è rapida e brutale. Quello esposto in queste poche righe è un tema costante nelle guerra tra Roma e le popolazioni barbariche (celtiche o germaniche che siano): gli ufficiali e i soldati più esperti che si fanno forza l’un l’altro, ricordando che questi individui dall’aspetto terribile, inquietante e alieno sono uomini e donne come tutti gli altri. Anche nella battaglia finale contro Boudicca, accadrà qualcosa di simile. I Romani, insomma, sono consapevoli di avere qualcosa che i barbari non hanno: la disciplina.

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Incisione ottocentesca sulla conquista dell’isola.

I Romani quindi passano al contrattacco. Druidi e druidesse vengono travolti, calpestati e avvolti nelle loro stesse fiamme; lo stesso accade alla massa d’uomini, per lo più rifugiati delle precedenti campagne, che era con loro.

Dopo di che, fu posto un presidio ai vinti e furono tagliati i boschi, sacri alle loro feroci superstizioni; essi infatti ritenevano un dovere sacro venerare gli dèi con il sacrificio dei prigionieri e consultare gli dèi con viscere umane. 

Dopo averne sterminato gli occupanti, inizia l’occupazione dell’isola. Tacito specifica che non si tratta di una semplice occupazione, ma di qualcosa di più: i luoghi sacri dei druidi, cioè i boschi e le radure, vengono distrutti. Si può supporre che i Romani abbiano trovato dei segni dei riti dei druidi, cioè i resti di queste “feroci superstizioni”? Scheletri di legionari, fosse comuni? Questo Tacito non lo dice, ma io lo ritengo altamente probabile.

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Immagine sufficientemente realistica dell’occupazione.

I Romani hanno dunque vinto. La campagna, iniziata nella primavera del 61 d.C., non può essersi prolungata più di qualche mese. Svetonio ha piegato il centro di resistenza del nemico. L’isola, che da secoli o forse millenni era centro del druidismo celtico, cessò la sua funzione, come testimoniano i ritrovamenti di Llyn Cerrrig Bach (offerte votive dei fedeli) che si fermano al I secolo d.C.

Mentre Svetonio era intento a queste cose, ricevette la notizia d’una improvvisa sollevazione della provincia.

Ma questa è un’altra storia, che approfondiremo in un altro articolo…

Conclusione

Brenno, re dei Celti, entrando in uno dei templi di Delfi, non trovò dediche di oro o argento, ma soltanto immagini di legno e di pietra. Scoppiò a ridere pensando a questi uomini [i Greci] che credevano che gli dèi avessero una forma umana e che fosse necessario raffigurarli su legno e su pietra.

Così scrive lo storico Diodoro Siculo raccontando la reazione dei Celti di fronte ai templi greci (inizio III secolo a.C.), durante le invasioni celtiche della Grecia. Quella tra il mondo greco-romano e il mondo celtico fu, secondo la mia opinione, uno scontro di civiltà che vide i primi trionfare e i secondi soccombere quasi ovunque. I Romani accolsero le divinità celtiche nel proprio pantheon ma le snaturarono erigendo templi fisici come facevano per i propri dèi. I druidi, veri depositari del patrimonio culturare e del modo di pensare celtico, furono marginalizzati o sterminati. Troppe diverse le concezioni delle due civiltà. L’arte da una testimonianza visiva di tale differenza: armoniosa e razionale quella greco-romana; sinuosa e sfuggente quella celtica (tornerò in futuro anche su questo punto).

Nel mio romanzo Il veterano ho voluto quindi rappresentare, accanto a quello romano, il punto di vista celtico, incarnato dalla figura di Vindiorix, nobile britanno che, dopo la conquista, ha dovuto forzatamente integrarsi nella vita della colonia romana di Camulodunum…


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La rivolta di Boudicca, la distruzione di Camulodunum, la rabbia dei Britanni e la resistenza dei Romani sono le tematiche del mio nuovo romanzo Il veteranodisponibile su Amazon in ebook, cartaceo e gratis su Kindle Unlimited.

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Buona lettura!


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La distruzione di Mona così come descritta nel romanzo…

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