[STORIA] L’artigliere Paolino Zagato torna a casa

di Giovanni Di Girolamo


L’artigliere Paolino Zagato torna a casa

L’eco lontano della tragica epopea dell’Armir riporta una toccante testimonianza e squarcia il velo dell’oblio, rendendo memoria al sacrificio dei soldati italiani inviati al fronte e mai più tornati.

Così l’artigliere Paolino Zagato torna a casa, nella sua Polesella. Il volto limpido e lo sguardo profondo sono quelli di una ragazzo di venti anni, pieno di molte aspettative, eppur già maturo dal momento che, essendo il maggiore di tre fratelli, crescendo si trovò investito di grandi responsabilità in seno alla sua famiglia. Per dovere e per sfortuna, nel pieno vigore della sua giovane età, la guerra lo strappò con crudezza ai suoi affetti più cari.

A ricordarci di lui è il ritrovamento del piastrino di riconoscimento, presumibilmente abbandonato dallo stesso, rinvenuto e riportato in Italia grazie al lavoro di Enia Accettura e Cristiano Maggi del gruppo Armir, Ritorno dall’oblio che, con generosità e passione, si prodigano in un lavoro volontario di recupero di testimonianze che, altrimenti, rimarrebbero perdute. L’intimo cimelio, proveniente dalla regione di Voronez, fu ritrovato da un cittadino russo nei pressi del villaggio di Kuvshin. Grazie alla sensibilità del popolo russo il prezioso simbolo potrà essere consegnato nel corso di una cerimonia pubblica ai nipoti, fra cui Alprimide Zagato, che ha avuto l’onore di ricevere questa inattesa notizia.

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Enia, anima di questa ricerca, non riesce a trattenere le lacrime:

La gratitudine dei familiari di questi poveri ragazzi, caduti in guerra, suscita grande commozione. Quando ho ricevuto l’immagine di Paolino ho visto un ragazzo bello come il sole, a cui la guerra ha spezzato la vita. Osservandolo e pensando al suo sacrificio, alla vana attesa della famiglia, non riesco a trattenere le lacrime. Sfidando il tempo trascorso, Paolino ha voluto che ci ricordassimo di lui e dei tanti amici che riposano in terra russa.

Paolino Zagato nacque a Polesella (Rovigo) il 24/01/1922. Per necessità economiche familiari aveva deciso di apprendere il mestiere di calzolaio. Essendo i fratelli giovani adolescenti, i genitori facevano grande affidamento su di lui per la coltivazione dei propri campi, unico sostentamento di una famiglia che viveva della vendita dei prodotti della terra e degli animali domestici che allevava. Il ben noto carretto di mamma conduceva per le vie di Polesella il suo carico di verdure, frutto del duro lavoro nei campi. Il padre era un reduce della Grande Guerra. Dal matrimonio fra Attilio e Giovanna Bolzani, celebrato nel 1920, due anni dopo era nato Paolino.

Chiamato alle armi, il 27 gennaio 1942 Paolino fu assegnato al deposito del 11° raggruppamento di artiglieria. Giunse in Russia il 20 giugno, alla vigilia della prima battaglia difensiva lungo il fiume Don. Qui fu destinato alla 7a batteria del 53° gruppo cannoni da 105/32 del Corpo d’armata alpino. Sfortunatamente la sua vita al fronte durò pochi mesi giacché, intorno alla metà di gennaio ’43,  le forze sovietiche travolsero lo schieramento italo-tedesco, obbligandolo ad un duro ripiegamento.

Per il database del Ministero della Difesa, Paolino risulta disperso il giorno 26 gennaio, data che fa riferimento alla celebre battaglia di Nikolajewka, di cui fu protagonista la divisione Tridentina, cui era aggregato il reparto di Paolino.

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Tuttavia, secondo il verbale di irreperibilità rilasciato il 21 novembre 1947, Paolino risulta disperso in occasione di cattura avvenuta il 29/01/1943 nel fatto d’arme di Olikawolz, come anche citato nel libro Bucce di patate di Franco Gennari di Polesella.

Molto emozionato il nipote Alprimide Zagato, che per ventidue anni visse con la nonna e da cui ascoltava i racconti sullo zio mai conosciuto, con la speranza di vederlo tornare. Purtroppo, i genitori di Paolino vennero a mancare fra il 1977 e il 1978, senza mai abbandonare la speranza di poter riabbracciare il figlio perduto:

Per anni ho cercato tracce dello zio, invano. Per certi versi questo prezioso ritrovamento ha risollevato il morale della mia famiglia. Ricordo che mia nonna non si rassegnava alla perdita dell’amato Paolino e, ogni volta che lo nominava, vedevo scendere le sue lacrime di dolore. Mi raccontò che, dopo la scomparsa di Paolino, molti personaggi si presentarono alla sua porta, promettendo di riportarglielo. Mentivano. Un giorno giunse un reduce di Polesella che raccontò che, nel corso della ritirata, nel mezzo della interminabile colonna che avanzava a stento sulla pista innevata, sotto il costante attacco dei soldati e dei partigiani russi, vide Paolino condurre a mano una slitta ove giaceva il cugino Giannetto Bolzani, anch’egli disperso, che aveva entrambe le gambe congelate. Fu quella l’ultima volta in cui lo vide.

Come evidenzia Giovanni Di Girolamo, esperto degli eventi della campagna di Russia:

Non abbiamo certezze, possiamo supporre che Paolino si sia arreso all’immane fatica. Forse fu preso prigioniero e le forze lo abbandonarono durante l’estenuante marcia verso il campo di prigionia, come accaduto a migliaia di italiani scomparsi lungo le piste. La sparizione di Paolino avvenne lungo il percorso seguito dalla divisione Tridentina dopo la battaglia di Nikolajewka. L’11º Raggruppamento costituiva la coda del 5º reggimento alpini.
La Tridentina, costretta a lasciare la linea avanzata nella notte sul 18 gennaio, in seguito all’offensiva Ostrogorzk-Rossosh, si trovò a superare vari e durissimi sbarramenti. Perso il contatto con le altre divisioni, la colonna era costituita da migliaia di soldati, slitte, automezzi e muli. Gli attacchi russi si susseguivano generando pesanti vuoti, cui contribuivano la penuria di mezzi, le condizioni meteorologiche proibitive e le sempre più precarie condizioni fisiche e psicologiche degli uomini.
La Tridentina subì attacchi a Nikitowka ed Arnautovo e, dopo una marcia di 200 km, il giorno 26 sferrava coraggiosamente l’attacco a Nikolajewka, dove penetrava dopo una dura battaglia che costava ingenti perdite. Riordinati i reparti, il giorno seguente lasciava il paese, mettendo in avanguardia il 5° reggimento, rinforzato da gruppi di artiglieria. Il 27 giungeva a Uspenka, il 28 a Novyi Oskol. Trovandola occupata virava verso  Ol’kovatka. In molti caddero, vinti dalla fatica e dai patimenti, per fame, ferite e congelamento degli arti. Qui si persero le tracce di Paolino.

Nei giorni successivi la divisione Tridentina proseguiva l’estenuante marcia, verso Salonovka, Bol’shetroitskoye, fino a Sebekino.

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Nelle sue brevi lettere Paolino misura le parole, facendo trasparire un carattere schivo e la volontà di celare le emozioni, per evitare che i genitori patissero sofferenza pensando alla sua vita al fronte. Con l’approcciarsi del gelido inverno russo lascia intendere la sua sofferenza per un clima così ostile e per la mancanza di vitto adeguato. Ai genitori chiede calzini e pane.

Il 7 novembre 1942 scriveva:

La neve è già venuta a trovarci, fa molto freddo. Sto bene, vi bacio e abbraccio tutti. I pacchi incominciano a venire ma il mio non …

Alcune parole risultano illeggibili, ma si possono intuire. La corrispondenza tardava ad arrivare. Il 19 novembre scriveva:

Carissimi genitori, vengo a voi con queste mie poche parole facendovi sapere anzi tutto della mia buona salute, come spero sarà di voi tutti; fatemi sapere qualche vostra notizia, da 15 giorni non ricevo. Ho ricevuto un pacco con guanti, calze e passa montagna, mi è arrivato proprio in tempo. Qui la stagione è abbastanza fresca, già un giorno che nevica e mentre vi scrivo continua. Attendo vostre notizie e fatemi sapere di … come sta dalla sua gamba, qui non so più niente. Altro non mi dilungo augurandovi buone feste anticipatamente.

Alla cara mamma scrive:

“Tanti baci alla nonna, zio Natale, Gina, Adolfo, Luciana, …, zii e zie e cugini tutti. Saluta la famiglia vicina e Nelusco (?). Di nuovo ti saluto e bacio. Tuo figlio”.

“Tanti baci a mia nonna, mamma, zio Natale. Se vedi la mia bambina dagli un forte bacio”,

il testo della lettera indirizzata a Nina Zagato. Semplici parole di affetto di un ragazzo cui mancava il conforto dei propri cari.

L’ultima lettera reca la data del 20 dicembre 1942. In queste brevi e affettuose lettere, amorevolmente custodite dalla famiglia Zagato, le ultime parole ai propri cari. Parole che riecheggiano oltre il tempo e lo spazio. Che la terra russa ti sia lieve, Paolino.

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