[IL VETERANO] Discorsi – Le parole di Boudicca e di Svetonio Paolino

Abbiamo quasi concluso la rievocazione della rivolta di Boudicca che, nel 61 d.C., fu sul punto di cacciare i Romani dalla Britannia, la cui conquista era iniziata soltanto diciotto anni prima. La rivolta e le devastazioni che la caratterizzarono sono al centro del mio nuovo romanzo Il veterano – Una storia della rivolta di Boudicca, disponibile su Amazon in formato ebook, cartaceo e gratis su Kindle Unlimited.

Prima di procedere con la ricostruzione della battaglia di Watling Street, epilogo della rivolta, voglio dedicare questo articolo di “intermezzo” ai discorsi dei due condottieri: per i Britannia, la regina degli Iceni, Boudicca e per i Romani il governatore Svetonio Paolino


IL VETERANO
Una storia della rivolta di Boudicca

ARTICOLI di APPROFONDIMENTI

  1. Boudicca, le cause della rivolta
  2. Britannia, 61 d.C.: La fine dei druidi
  3. Roma in Britannia: Bibliografia della rivolta di Boudicca
  4. La rivolta di Boudicca: l’imboscata alla Nona Legione e la devastazione della provincia

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I discorsi

Non abbiamo certezza che i discorsi di sovrani, generali e politici, di cui la storiografia antica è piena, siano stati effettivamente pronunciati.  In alcuni casi, è chiaro che essi non sono altro che un artificio “retorico” con cui lo storico esprime le proprie idee sulla vicenda; oppure, un suo tentativo di ricostruire verosimilmente ciò che un capo avrebbe potuto dire. La Colonna Traiana ci mostra non poche scene in cui Traiano, sopra una pedana, si rivolge alle truppe (la cosiddetta adlocutio). Nel caso soprattutto dei discorsi dei “barbari” non dubito tanto delle capacità retoriche dei vari Vercingetorige, Boudicca o Calgaco  – i Celti avevano una poetica molto sviluppata e i bardi erano tenuti in grande considerazione, non devono essere immaginati come persone rozze e quasi analfabete – quanto della possibilità degli storici romani di avere accesso a tali discorsi (l’uso della scrittura, come è noto, era limitato tra i Celti).

Abbiamo però alcuni casi in cui sappiamo con certezza che il discorso riportato da uno storico antico è reale e fedele. Mi riferisco alle parole dell’imperatore Claudio riportate  nella famosa Tabula Claudianache compaiono anche negli Annales di Tacito. In altri casi, tuttavia, facciamo davvero fatica a credere alla storicità di questi discorsi. Tali dubbi, tuttavia, non inficiano il loro valore storico, in quanto ci dicono molto della mentalità e delle concezioni romane.

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Adlocutio di Traiano dalla colonna Traiana.

Le parole della rivolta – Tacito

La rivolta di Boudicca è narrata nel libro XIV degli Annales. Tacito fa parlare i due protagonisti prima della battaglia finale di Watling Street. Leggiamole e analizziamole.

BOUDICCA

Boudicca portava le figlie davanti a sé sul carro e qualunque nazione incontrasse, ripeteva che era costume dei Britanni esser comandati in guerra da donne, ma che questa volta essa, discendente di antenati illustri, non mirava a rivendicare il regno, gli averi, ma, come una donna del popolo, la libertà perduta, il corpo straziato dalle verghe, il pudore violato delle figlie. A questo punto s’era spinta la cupidigia dei Romani, da non lasciare incontaminati i corpi nemmeno dei vecchi e delle vergini. Ma ora erano presenti gli dèi della sacrosanta vendetta; la legione che aveva osato dar battaglia era caduta; i sopravvissuti se ne stavano nascosti negli accampamenti o cercavano attorno uno scampo nella fuga; non avrebbero resistito al fragore, alle grida di tante migliaia di uomini né all’urto del loro furore. Se i Britanni consideravano l’entità delle loro armate e i motivi della guerra, quel giorno bisognava vincere o morire. Una donna l’aveva deciso per sé: gli uomini vivessero pure, da servi.

Non ritengo queste parole storiche, ma sicuramente verosimili. Ricordiamo che la rivolta degli Iceni colse i Romani totalmente di sorpresa, a testimonianza che i servizi di informazione non avevano agenti infiltrati presso il nemico (anzi, nel caso della distruzione della colonia di Camulodununm, avvenne il contrario!). Difatti, Tacito “usa” la regina per parlare agli stessi Romani e denunciare gli eccessi dell’amministrazione provinciale, che aveva provocato la rivolta con la famosa fustigazione della regina. Nonostante questo, il discorso della regina è realistico perché contiene considerazioni strategiche: tre città sono già state distrutte, due legioni sono terrorizzate dentro i loro accampamenti. Un ultimo sforzo e la Britannia sarebbe stata libera dai Romani (scenario che ritengo assolutamente plausibile).

Sono incerto sugli accenni che Boudicca fa al suo sesso, cioè all’essere una donna che guida degli uomini. Sappiamo che presso i Britanni ciò non era inconsueto né sconvolgente, al contrario di Roma. E’ probabile che questa parte non sia verosimile, ma sia stata inserita da Tacito come un sorta di “obbligo” verso il suo pubblico romano.

Tale tecnica di denuncia dell’imperialismo romano per mezzo dei suoi avversari aveva già trovato il suo vertice nel famoso discorso di Calgaco, contenuto nella biografia di Agricola.

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Boudicca arringa le truppe, illustrazione di Peter Dennis basata sul resoconto di Cassio Dione.

SVETONIO PAOLINO

Ma Svetonio, in quel grave cimento, anche lui non taceva. Benché confidasse nel valore dei suoi, tuttavia rivolgeva loro esortazioni e preghiere, diceva loro di non fare attenzione alle grida, alle vane minacce dei barbari, e che tra loro si vedevano più donne che giovani validi. Imbelli, inermi com’erano, avrebbero ceduto subito, non appena si fossero resi conto delle armi e del valore degli uomini che tante volte li avevano sconfitti. Anche tra tante legioni, erano pochi quelli che vincevano le battaglie; alla loro gloria si sarebbe aggiunto il vanto d’aver raggiunto in pochi la fama d’un esercito intero. Badassero solo a restare compatti e, dopo aver lanciato i giavellotti, seguitassero a seminare strage e massacro con le spade e con gli scudi, senza curarsi di riportare prede; una volta raggiunta la vittoria, tutto sarebbe appartenuto a loro. Le parole del duce accesero in loro tanto ardore che i veterani, esperti di tante battaglie, erano pronti a lanciare i giavellotti, sì che Svetonio, ormai sicuro della vittoria, dette il segnale dell’attacco.

Il discorso del governatore è estremamente realistico. Non contiene motivi retorici sull’imperialismo, la libertà, la barbarie del nemico o altre tematiche che interessavano più gli intellettuali che i soldati. Contiene invece considerazioni sul nemico, che è debole, male armato, pieno di donne, vecchi e altri non abili al combattimento. Le parole di Paolino non sono poi tanto diverse da quelle di un centurione che ricorda ai propri uomini pochi, importanti consigli “tecnici”: serrare i ranghi, tirare i giavellotti al momento giusto.

Le parole della rivolta – Cassio Dione

L’altra fonte primaria sulla rivolta è Cassio Dione. Lo storico originario della Bitinia rievoca gli eventi dell’anno 61 d.C. nel libro LXII della Storia Romana. In generale, l’opera è di qualità inferiore sia come stile sia come contenuti ai libri di Tacito. Inoltre Cassio Dione scrive un secolo dopo Tacito. Comunque, rimane una testimonianza primaria importante, che contiene inoltre l’unica descrizione fisica della regina.

I discorsi riportati da Cassio Dione sono molto più lunghi e suonano, decisamente, come inverosimili e in alcuni passaggi dei veri e propri esercizi di retorica scevri dal contesto. Per questo mi limito ad alcuni accenni interessanti e non ai discorsi nella loro interezza.

BOUDICCA

Cassio Dione fa parlare la regina all’inizio della rivolta.

Costei [Boudicca] riunì la sua armata, la quale contava circa 120mila soldati, e salì su
di una tribuna fatta di terra sullo stile di quelle romane. Era di statura piuttosto alta, terribile di aspetto, dallo sguardo penetrante e dalla voce aspra; una foltissima e biondissima chioma le fluiva fino in fondo alla schiena, e al collo portava una grossa collana d’oro. Indossava una tunica variegata, sulla quale era affibbiato uno spesso mantello. Questo era il modo in cui si vestiva sempre, ma nell’occasione a cui ci riferiamo aveva brandito anche una spada, con la quale incuteva soggezione in tutti.

Non sappiamo quanto di stereotipato ci sia in questa descrizione, che possiamo soltanto accettare. Ecco alcune delle parole della regina:

Basandovi sulla recente esperienza avete imparato quanta differenza ci sia tra la libertà e la servitù: perciò, seppure in precedenza qualcuno di voi per ignoranza di ciò che è meglio sia stato tratto in inganno dalle allettanti promesse dei
Romani, ora, dopo aver provato ambedue le cose, da un lato vi siete resi conto dell’enormità dell’errore che avete commesso nel momento in cui avete preferito un dominio attirato dall’esterno all’antica vostra condizione, e, dall’altro, avete
maturato la consapevolezza di quanto una povertà priva di padroni sia preferibile ad una ricchezza costretta a servire. Il trattamento più umiliante e la condizione più dolorosa non le abbiamo forse sofferte proprio a partire dal momento in cui
i Romani hanno messo gli occhi sulla Britannia? Non siamo forse stati interamente privati della maggior parte dei nostri possedimenti, tra l’altro quelli più considerevoli, mentre di quelli che ci hanno lasciato paghiamo pure le tasse?…

…Perché presso di loro neppure la morte è esente da una forma di tassazione, e sapete bene quante imposte paghiamo persino sui morti: presso le altre genti la morte affranca anche coloro che sono schiavi di altri, mentre presso i
Romani, e solo presso di loro, i morti addirittura rimangono
in vita per contribuire ai loro guadagni…

…Non abbiate la benché minima paura dei Romani: essi, infatti, non sono né più numerosi né più valorosi di quanto non lo siate voi. Lo dimostra il fatto che voi non vi siete mai protetti con elmi, con corazze e con schinieri, né vi siete mai muniti con palizzate o con fossati per non dover subire delle incursioni da parte dei nemici. Questo è il modo di combattere che adottano a causa delle loro paure, piuttosto che passare prontamente all’azione come facciamo noi. Noi, infatti, disponiamo di abbastanza coraggio per ritenere i nostri accampamenti più sicuri delle loro mura e i nostri scudi più protettivi del loro intero equipaggiamento militare. Di conseguenza, quando risultiamo vincitori li catturiamo, mentre quando veniamo sopraffatti sfuggiamo alla loro aggressione, e anche quando decidiamo di ritirarci da qualche parte scompariamo tra meandri di paludi e di alture tali per cui non  possiamo essere scoperti né raggiunti. I Romani, invece, a causa del peso
dell’armamento non sono in grado né di incalzare il nemico da vicino né di darsi alla fuga, e anche quando tentano di riparare da qualche parte, in ogni caso si avventurano in luoghi a noi noti, in cui si rinchiudono come in trappole. Tuttavia questi non sono gli unici aspetti in cui emerge la loro inferiorità rispetto a noi, ma ve ne sono anche altri: per esempio, non sono in grado di sopportare come noi la fame, la sete, il freddo e il caldo; essi hanno bisogno di ripari e di coperture, di pane lievitato, di vino e di olio, e quando anche uno di questi approvvigionamenti viene a mancare, periscono; per noi, invece, ogni erba e ogni radice costituisce il nostro pane, ogni succo il nostro olio, ogni acqua il nostro vino, ogni albero la
nostra casa.

In generale, il discorso di Boudicca enumera le differenze tra un popolo “civilizzato” e uno “barbaro”. In particolare, viene messa in luce la superiorità fisica dei barbari, che non avevano bisogno di armature per proteggere il proprio corpo, né erano usi a cibi raffinati, né avevano bisogno di ripari per dormire.

Altri motivo dell’odio britanno sono soprattutto fiscali e amministrativi. L’eccessivo peso delle tasse è esposto da Cassio Dione in un brano retoricamente brillante ma storicamente non credibile sulla bocca della regina.

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Moderna statua di Giulio Agricola, parente di Tacito, che a lui dedicò una biografia. Agricola era presente in Britannia nel 61 d.C. e costituì senza dubbio una fonte preziosa per lo storico.

SVETONIO PAOLINO

Il discorso di Svetonio Paolino presenta alcune criticità. Cassio Dione riporta infatti ben tre discorsi, che il governatore avrebbe pronunciato ai diversi settori del suo schieramento. Ci si chiede spesso come facesse un generale a parlare, con l’uso della sola propria voce, a migliaia di uomini (altri aneddoti dall’antichità ci confermano dell’impossibilità tecnica di ciò). Forse, se era possibile, si ricorreva a tale soluzione: rivolgere brevi allocuzioni a diversi settori in più punti del proprio esercito schierato. Se quindi abbiamo questa “nota di realismo”, il contenuto del discorso però è altamente fittizio. Non abbiamo indicazioni tecniche su come affrontare il nemico, ma elaborate frasi in cui si nota un certa estremizzazione dei concetti.

Riporto qualche estratto d’esempio:

“Spesso noi stessi e i nostri padri, pur facendo affidamento su di una quantità numerica inferiore rispetto a quella attuale, abbiamo vinto avversari di gran lunga più numerosi. Non abbiate dunque paura del loro numero o del loro tentativo di compiere una rivoluzione (il loro spirito di baldanza, infatti, si basa solo su di una temerarietà che non dispone né di armi né di preparazione), e non abbiate neppure timore del fatto che abbiano dato alle fiamme due città, dal momento che non le hanno conquistate né con la forza né dopo aver combattuto una battaglia, ma una l’hanno presa a tradimento, l’altra solo dopo che era stata abbandonata a loro…

Perciò, dal momento che dipende strettamente da voi se continuare a comandare senza timore tutti i popoli, sia quelli che i vostri padri hanno lasciato sia quelli che avete aggiunto voi stessi, oppure se esserne privati completamente, scegliete di essere liberi, di comandare, di arricchirvi e di prosperare, piuttosto che subire la sorte opposta a causa della vostra stessa negligenza…

…Avete sentito quali scempi ha commesso contro di noi questa gente maledetta, e per di più avete anche assistito ad alcuni di essi. Scegliete, perciò, se volete essere sottoposti anche voi allo stesso trattamento che hanno subito i vostri commilitoni ed essere inoltre scacciati in massa dalla Britannia…

Al di là di tutto, questi discorsi sono molto importanti per capire quale fosse la “percezione comune” (o almeno, quella della classe colta) sugli eventi del passato. Gli stereotipi e i pregiudizi (termini che non sto usando in senso dispregiativo) che possiamo ritrovare in questi discorso sono molto importanti per ricostruire ciò che un uomo e una donna del passato pensavano degli altri e, quindi, su quali paure, speranze o previsioni basavano le proprie azioni.

Una cosa estremamente utile per uno scrittore di romanzi quale sono io.


Appuntamento al prossimo articolo con la ricostruzione e la narrazione della battaglia di Watling Street!


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2 pensieri su “[IL VETERANO] Discorsi – Le parole di Boudicca e di Svetonio Paolino

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