Un giorno come oggi: 9 settembre 1943, corazzata “Roma”…

di Stefano Basilico

Il ricordo di una tragedia della Regia Marina Italiana, occorsa nelle acque del Mare di Sardegna: l’affondamento della corazzata Roma, nave ammiraglia della flotta italiana nella Seconda Guerra Mondiale.

La modernissima nave da battaglia (44000 t, armamento principale 9 pezzi da 381 in torri trinate), varata in data 9 giugno 1940 presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Trieste e all’epoca la più potente unità presente nel Mar Mediterraneo, venne affondata da bombardieri tedeschi insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi e Da Noli.    

Il ricordo va a tutta un’articolata serie di riferimenti bibliografici: un richiamo all’approfondimento che vuole essere innanzitutto un omaggio alla memoria dell’Ammiraglio Carlo Bergamini, del Comandante Adone Dal Cima e di tutti i marinai caduti in quel tragico pomeriggio.

Il primo suggerimento di lettura è un romanzo: un inno all’etica e al rispetto, ai limiti imprescindibili che la ricerca accademica (scientifica e/o storiografica) deve imporsi; il dovere di arrestarsi, in silenzio, in nome della «pietas», di fronte ad una tragedia umana. Ed essere pronti a lottare, anche a costo della vita: contro il cinismo e la avidità, una cieca e disumana cupidigia.

Folco Quilici – Alta profondità

Un romanzo, ambientato ai giorni nostri; a metà tra la fantastoria e la fantapolitica; ma non così inverosimile: sullo sfondo del drammatico affondamento di Regia Nave Roma (9 settembre 1943), anche con l’ideale linea-guida della testimonianza di Catalano Gonzaga di Cirella.

Pur non potendo non sottolineare qualche imprecisione da parte di Quilici – ma solo con riferimento ad altri scenari: HMS Royal Oak a Scapa Flow (14 ottobre 1939), HMS Repulse nel Mare della Malesia (10 dicembre 1941), HMS Queen Elizabeth ad Alessandria (19 dicembre 1941) – questo libro è una lettura al tempo stesso avvincente e profonda.


Nel passaggio riportato di seguito, Marco Arnei (tra i protagonisti della vicenda: prestigiosa figura accademica e riconosciuto esperto internazionale di storia e archeologia navale) è nella sua cabina a bordo della nave da ricerca Thetis:

S’alza in piedi, fruga nella borsa stracolma di libri portati a bordo. Cerca un volumetto con le memorie dell’unico ufficiale superstite del Roma. «Questo non può aver mentito, era lucido, non era ferito alla testa…» sfoglia le pagine «…il giovane guardiamarina Catalano Gonzaga era vicino alla sua nave mentre s’inabissava…» Torna a sedersi sul bordo del letto.
Trova la pagina e la rilegge. Conosce quasi a memoria quelle righe. «“Buttatevi a mare! Buttatevi a mare! La nave sta per capovolgersi, buttatevi!…”» L’autore ricorda la voce che “sembrava rantolo” di un ufficiale ustionato a morte mentre il trincarino a poppa del Roma «…sul lato di dritta, già sciabordava sotto l’acqua di mare. Anch’io unii la mia voce, chiamai a raccolta i marinai della mia postazione e ordinai “Buttatevi a poppa estrema! Buttatevi a poppa estrema!”. Mi seguirono, avevo il mio furiere agguantato alla vita con l’unico braccio sano rimastogli.»
Debbo saltare qualche riga di questa pagina, voglio giungere al punto che m’interessa, rileggere, la testimonianza di chi vide il Roma spaccarsi in due… «L’estremità della poppa già si trovava a pelo d’acqua. Quanta gente senza salvagente! Molti andavano affondando nell’abisso blu, le loro divise bianche a mano a mano diventavano punti chiari sempre più piccoli. Il furiere ora si agguantava alla mia spalla, io nuotavo sul dorso per allontanarmi il più possibile dalla corazzata. L’acqua era tiepida, il mare quasi calmo.»
Marco salta ancora qualche rigo per trovare il punto che più gli interessa, «…eravamo riusciti a staccarci quasi un centinaio di metri dal Roma. Guardai il mio cronometro: le lancette ferme segnavano le 16,9 minuti e 22 secondi. Lontano, vedevo zattere di salvataggio gremite all’inverosimile. Alla mia destra il tenente di vascello Incisa della Rocchetta, coperto di piaghe sul volto e con le mani arse dal fuoco, tentava di mantenersi a galla senza salvagente.»
Memoria viva, chi scrive ha ancora negli occhi la visione della nave in agonia, «…il castello corazzato, era inclinato sulla dritta, ammasso di rottami e ferraglie. Dai resti del fumaiolo prodiero, spezzato a metà, si elevava fumo denso e nero. Un’onda mi occultò la visione della nave e quando mi abbandonò vidi che si stava compiendo l’ultimo atto della tragedia. Lo scafo ruotava completamente su sé stesso, mentre un centinaio di esseri umani, cercando disperatamente di risalire sulla chiglia emersa dal mare, ricadevano all’indietro scivolando sott’acqua. Con un potente schiaffo sull’acqua, le quattro eliche emersero immobili e brillarono al sole. I timoni si profilarono neri contro il cielo…» Ecco, ecco, questo è il punto.
«Una spaccatura divise la nave come fosse intervenuta una gigantesca scure a colpirla al centro. Il Roma finì per capovolgersi completamente spezzandosi. La poppa sprofondò scivolando con un gorgoglio sommesso. La prora invece si erse verso il cielo, la vidi per qualche istante immobile, tanto che ebbi modo di distinguerne perfettamente il bulbo. Poi, come fosse stata attratta da una forza titanica, la prora della nostra nave tentò di innalzarsi ancora più imponente verso il cielo, prima di scomparire per sempre negli abissi del mare. La massa d’acciaio inghiottì gli uomini che ancora si dibattevano tra eliche e timoni.
Un grido mi uscì dal petto: “Viva il Roma! Viva il Roma!”. Dalla prora scomparsa, nacque un’onda che ci venne incontro alta e spumeggiante, sommergendoci al suo passaggio. Finimmo sott’acqua, a fatica riemergemmo.
L’orizzonte era sgombro, il mare era tornato calmo. La Regia Corazzata era scomparsa.»


2022/1943, 9 settembre.

Onore ai marinai caduti di Nave Roma, Nave Vivaldi e Nave Da Noli

R.I.P.


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