Costanza Sicanie Regina – Sonia Morganti

Anno 1209. Costanza è una vera Aragona: è colta, intelligente e dotata della tenacia necessaria a sopravvivere sul trono. Dopo la drammatica fine del periodo come regina d’Ungheria, fatica a rassegnarsi a una vita quieta, ospite nel chiostro fondato dalla madre. Cosa può aspettarsi dal domani? Costanza ormai ha venticinque anni ed è già vedova. Proprio tali caratteristiche attirano però le attenzioni del Papa, che vede in lei la consorte ideale per tenere a freno un ragazzo duro a morire, erede di due corone che, se riunite, circonderebbero i suoi territori. Così, sotto il sole schietto e il colori intensi di Palermo, le vite del giovane Federico II – quindici anni appena e già  sopravvissuto a un mare di guai – e di Costanza d’Aragona – dieci anni in più sulle spalle, la metà dei quali trascorsa regnando – si intrecciano in un bizzarro arazzo. Perché se progettare è umano, scombinare i piani è divino. È la storia di una coppia che diventa invincibile essendo improbabile, ma anche di un saraceno che desidera troppo, di una fanciulla che incanta, di una madre che ama e di un’altra che, morendo, ha imbevuto il proprio nome di un potere quasi magico. Il romanzo è stato selezionato dall’Associazione culturale Extravergine d’Autore come pubblicazione indipendente di qualità. Nel 2020 si è classificato al terzo posto al premio Amarganta, nel 2021 ha ricevuto menzione d’onore al premio Città di Grosseto Amori sui generis e menzione di merito alla VI edizione del premio Michelangelo Buonarroti. Di tutto questo l’autrice è grata a Costanza, donna che visse tre vite e tutte a testa alta.

Pagine: 376.
Uscita: 8 giugno 2020.
Editore: Autopubblicato.
Formati: Kindle, brossura e copertina rigida, disponibile su Kindle Unlimited.


Recensione di Alice Croce Ortega

Costanza Sicaniae Regina è un bel romanzo storico che dà corpo e anima a un personaggio, Costanza d’Aragona (1183-1222), che troppo spesso viene sminuita dal fatto che la sua vita si sia trovata come divisa a metà: prima regina d’Ungheria, consorte di Emerico d’Ungheria e madre di Ladislao III, poi regina di Sicilia e Imperatrice del Sacro Romano Impero, moglie di Federico II di Svevia e madre di Enrico VII di Germania.

La vita di Costanza, in effetti, appare divisa in due anche da un altro punto di vista: alla morte del primo marito, infatti, fu perseguitata dal cognato Andrea – il quale del resto aveva reso la vita difficile già al fratello, fin da prima – e costretta a fuggire con il figlioletto, trovandosi ben presto anche ad affrontare la prematura morte di Ladislao, all’età di soli sei anni. La sua vita con Federico invece fu un periodo brillante, di continua crescita sia per lei che per il giovane sposo, di grandi entusiasmi e soddisfazioni; tutto ciò, malgrado si sia conclusa prematuramente: in questo romanzo, l’autrice ce la racconta in modo inedito, pur senza dimenticare la prima parte della sua vita, con le sue gioie e i suoi dolori.

Il romanzo inizia poco prima dell’incontro tra Federico e Costanza: lei è più anziana di diversi anni, e Federico è un po’ preoccupato di non essere all’altezza. Poi non l’ha mai vista, mentre vorrebbe tanto poterla conoscere almeno un po’ prima di diventare marito e moglie, re e regina. Al punto che con una scusa si allontana dal castello per qualche settimana, chiedendo a un amico fidato di studiarla: e di sapergli dire qualcosa di lei…

L’amico è un amico di quelli veri: Federico e Ahmed sono cresciuti insieme per le strade di Palermo e la fiducia del giovane re verso di lui è così grande da affidargli in seguito la sicurezza della regina. E così, Costanza trascorrerà tutta la sua carriera di regina protetta dalla figura discreta e integerrima di quello che, inizialmente, avrebbe dovuto essere solo una sorta di spia del suo giovane promesso sposo…

Questo innesto nella trama storica prende spunto da una certa visione dell’infanzia di Federico, ovvero “la splendida immagine proposta dal Kantorowicz: quella di un bambino che cresce tra il Palazzo Reale e le strade della sua città” che l’autrice stessa (nell’interessante post-fazione) ci dice essere stata ridimensionata dagli storici moderni, ma che le consente di inserire nella narrazione una fetta di umanità e di creatività sicule, quelle che nella finzione narrativa contribuiranno a fare di Federico II di Svevia un sovrano illuminato ed eccezionale in tutti i sensi, come i libri di storia ci raccontano senza interrogarsi troppo sulle origini di questa eccezionalità. E a onor del vero, trovo che quest’ipotesi dell’autrice sia decisamente suggestiva e che si inquadri perfettamente nella vicenda narrata.

E così, quello che conosciamo in questo romanzo è un sovrano un po’ atipico: un erede al trono che ha certo ricevuto una educazione formale adeguata al suo lignaggio; ma anche sufficientemente vivace e curioso da sottrarsi spesso alla sorveglianza per vivere la vita vera, in mezzo al suo Popolo, tanto da legarsi indissolubilmente alla famiglia di Ahmed e alla madre di lui, la sua “ommi” (cioè “mamma”), lui che era rimasto orfano ad appena quattro anni. E forse proprio grazie a questo rapporto così intenso rimarrà per sempre legato alla Sicilia, e i siciliani a lui, malgrado le sue origini germaniche.

Quel che è certo è che il Federico e la Costanza che emergono dalle pagine di questo romanzo sono due personaggi indimenticabili: una coppia vera che riesce ad affrontare le sfide della propria epoca unendo le rispettive forze, grazie alla fiducia l’uno nell’altra e credendo nel proprio ruolo di governanti. Tutto ciò, pur con tutti gli obblighi e i compromessi che il loro ruolo comporta, malgrado la differenza di età che non era cosa da poco, e che esponeva la coppia reale, e poi imperiale, al giudizio di chi dall’esterno vedeva solo un bambino con la sua balia.

C’è molto da imparare da questa unione, fatte le debite proporzioni con il nostro tempo e con i nostri ruoli, indubbiamente molto più modesti di quelli degli imperatori del Sacro Romano Impero: il modo in cui hanno perseguito i loro obbiettivi, uniti e solidali, tenendo fuori dal loro rapporto ogni tipo di interferenza – e non dev’essere stato facile, tra principi germanici, concubine, parenti serpenti e opportunisti sempre in agguato – fino al raggiungimento dell’obbiettivo.

Il sarcofago della regina nella cattedrale di Palermo.

Insomma, la vita di Costanza è talmente ricca e piena che si stenta a credere che, quando lei viene a mancare, Federico che ha raggiunto la vetta con al fianco questa donna straordinaria abbia solo 28 anni e lo aspettino ancora diverse mogli e figli, oltre a una carriera straordinaria, da “stupor mundi” quale era.

Un romanzo che ho amato davvero molto, al quale ho dovuto faticare per trovare un appunto da fare: e che ho individuato forse ne finale un po’ scarno, che lascia con la voglia di saperne di più, di andare più a fondo nella tragedia che l’autrice ci lascia solo intuire. Ma questo, in fondo, potrebbe essere anche un bene, una spinta ad approfondire, a studiare questo straordinario momento storico con i suoi protagonisti.


Intervista del 2019 all’autrice e recensione de Il magnifico perdente, suo precedente romanzo su un episodio della vita di Giuseppe Mazzini.

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