[INTERVISTA] Sonia Morganti, alla ricerca di storie non ancora raccontate

Sono lieto di ospitare oggi sul blog una scrittrice di valore come Sonia Morganti, autrice de Il magnifico perdente che ho recensito qualche giorno fa qui sul blog e che ci ha tenuto compagnia con dei post di approfondimento sulla pagina Facebook!

AUTRICE: Sonia Morganti è laureata in legge e la sua formazione le consente di approcciare il mondo della creatività in maniera metodica. Appassionata di trekking, amante degli animali, legge molto più di quanto scriva e crede fermamente nel potere creativo e amoroso della parola.

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  • Ciao Sonia, benvenuta a Narrare di Storia! Iniziamo con una domanda che, essendo anch’io uno scrittore, mi incuriosisce sempre: cosa ti spinge a scrivere?

In primis direi l’insonnia. Ho sempre avuto poco spazio a disposizione – sono passata dalle stanze condivise al bilocale – e quando mi sveglio alle 3:00 di notte non ho altra scelta che guardare film dietro le palpebre o leggere sul kindle quando il clima mi permette di tenere la testa sotto le lenzuola. Ho scritto sin da bambina per farmi compagnia. Crescendo ho continuato a farlo perché sono troppo curiosa e affamata di apprendimento per accontentarmi di una sola vita. Credo sia per questo che ho sempre rifuggito l’autobiografismo.

  • Sempre ogni scrittore è prima di tutto un grande lettore. Ci puoi indicare uno o due autori di romanzi storici che ti hanno particolarmente colpita o appassionata?

Ti direi che il mio maestro ha la barba candida di Valerio Massimo Manfredi. Anche se – con tutte le dovute proporzioni! – il mio stile non lo ricorda affatto, per me il rispetto e l’amore che lui porta ai personaggi di cui narra è al contempo un faro e un imperativo categorico. Credo sia l’unico autore di cui ho letto tutto, perché appartengo alla scuola libro-centrica: seguo le storie più di chi le scrive. Potrei piuttosto citare due romanzi storici che reputo capolavori da leggere e rileggere: Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar e Giuliano di Gore Vidal. Si capisce, per caso, qual è la mia epoca preferita?

  • Passiamo alla tua ultima opera. Da quale fatto o da quale scoperta è venuta l’ispirazione per scrivere un romanzo sull’esilio londinese di Giuseppe Mazzini?

Uh, questa è divertente! Io, in realtà, volevo scrivere una storia più di cappa e spada, spionaggio e sentimento, ambientata al tempo della carboneria. E ho iniziato a documentarmi. Facendolo, sono rimasta affascinata dalla storia della scuola di Hatton Garden. Me ne sono innamorata e ho iniziato ad approfondire il tema facendo “il giro largo”. Mi sono trovata catapultata in un mondo vivo, che mi ha traghettata ben oltre l’intenzione prima, che era quella di trovare una piega della Storia dove seminare la narrazione: ho conosciute persone a cui mi sono affezionata, inoltre studiare mi ha permesso di riscoprire il pensiero di Mazzini, che a sua volta mi ha davvero rimessa al mondo e in piedi come persona, per tante questioni che non sto qui ad approfondire. Mi ha ridato la benzina mentale e morale che avevo esaurito, si è innestato dentro di me e ha curato alcune ferite. In sostanza, avrei continuato a studiare anche senza il romanzo.

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  • Ricerca storica. Quanto tempo e quante risorse dedichi alla documentazione storica nel corso della stesura di un romanzo? Cerchi di essere fedele il più possibile ai fatti storici o ti concedi qualche libertà a fine narrativo?

Sono malata di pignoleria. Difficile che io impieghi meno tre o quattro anni per scrivere un libro. Tra documentazione, stesura, riletture infinite – sono la dama del typo – visite ai luoghi, esperienze “sensoriali” –la cucina mi sfizia un bel po’, ma a volte mi incapriccio anche di oggetti o capi di abbigliamento e pretendo di riprodurli per provarne l’effetto– ho bisogno di tempo ma anche di tranquillità mentale. Ho imparato, grazie ai consigli di un collega, a ottimizzare un po’ i tempi, ma miracoli non se ne possono fare. D’altronde, la prima cosa che mi è stata detta da un professionista del settore è stata “Scordati di farne un lavoro”. Okay, agisco di conseguenza: scrivo con serietà e impegno, come se lo fosse, ma quando posso, visto che non lo è, e seguendo le mie leggi morali, che non sempre coincidono con quelle del mercato.

  • Ho apprezzato molto l’immagine “quotidiana” di Giuseppe Mazzini che emerge dal romanzo, diversa da quella dell’eroe pietrificato nel ruolo di “Padre della Patria”. Ci puoi raccontare qualche aneddoto del Mazzini privato che hai scoperto nelle tue ricerche?

A me ha fatto molta tenerezza pensarlo girare a piedi per Londra, per risparmiare il costo dei trasporti. Una tenerezza furente, direi, perché la stessa cosa è capitata a me nel 2009. Non sto a raccontare le mie tragicomiche avventure britanniche, ma dopo due mesi a girare Londra a piedi sono entrata zoppicando in un supermercato, in cerca di cerotti: mi si era sfondato il retro della scarpa da ginnastica. Mi sono chiesta: ma possibile che gli italiani debbano sempre sudare il doppio per ottenere metà? I secoli, cosa sono passati a fare?

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La chitarra originale di Giuseppe Mazzini! 
  • Mi hanno incuriosito alcune espressioni stilistiche usate ne “Il magnifico perdente”. Che tipo di lavoro hai fatto sui documenti dell’epoca (epistolari, memoriali, diari ecc.)? Hai qualche consiglio di lettura?

Al di là della bibliografia in calce al romanzo – che comunque non è completa, perché riporta una selezione dei testi letti, scegliendo quelli direttamente collegati al tema – consiglio sempre ai curiosi un giro su Archive.org. Si trovano cose che nessun umano può immaginare finché non ci capita. E consiglio, assolutamente, le Lettere aperte di Mazzini. Non vi fate spaventare dagli anni: scrive molto, ma molto più chiaro di me.

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  • Delle donne che hanno fatto parte della vita di Mazzini, con quale sei entrata maggiormente in empatia?

Quando scrivo di donne, cerco di usare un’empatia controllata, per non contaminare il loro vissuto con il mio: troppe cose sono cambiate negli ultimi cinquant’anni per mescolarsi senza far danni narrativi e torti storici. Posso dire che una madre come quella di Mazzini è quanto ogni figlio possa desiderare.

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Jane Carlyle, amica molto stretta di Mazzini nel periodo londinese.
  • Siamo alle conclusioni. Nella tua carriera hai toccato molti generi e diverse epoche storiche. Hai altri progetti per il futuro? Cosa stai scrivendo in questo momento?

Nel 2020 renderò pubblici due racconti. Uno, brevissimo, a inizio estate ed è quello che, il mese scorso, è stato tra i dieci finalisti nella sezione “racconto inedito” del premio Gozzano. Parliamo davvero di tre pagine, quindi sarà un omaggio a sorpresa per i miei lettori. D’altronde, per tanti motivi, quel racconto è stato una sorpresa anche per me. L’altro è una favola per Halloween, poetica e gentile, che però non ho ritenuto opportuno pubblicare quest’anno. D’altronde, a giugno 2020 “Il magnifico perdente” diventa maggiorenne: fino ad allora, è giusto che mi dedichi a lui in maniera esclusiva. Poi sto iniziando a buttar giù appunti per un romanzo storico che per me rappresenta una sfida, per l’epoca e per il taglio che ho intenzione di dargli. Preventivo i soliti tre o quattro anni di lavoro. Se poi uscirà davvero, come e con chi è tutto da vedersi. Unico spoiler: dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna… figuriamoci se è anche una donna più grande.


Grazie Sonia per le risposte e auguri per il romanzo!

Lasciamo qualche link per chi fosse interessato:

FACEBOOK: www.facebook.com/soniamorgantiblog/
BLOG: www.soniamorganti.com
AMAZON: https://www.amazon.it/magnifico-perdente-Mazzini-lesule-indomito-ebook/dp/B07Q4ZRGSY
RECENSIONE: Il magnifico perdente

 

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