Storia di una lingua mai parlata – La lingua dei segni

di Carlo Cavazzuti


Oggi, per Narrare di Storia, qualcosa di diverso dai soliti fatti storici medievali o dei grandi esploratori a cui, voi, miei lettori assidui, vi sarete un poco abituati. Oggi leggerete della storia delle lingue, ma non sarà il solito noioso articolo di linguistica comparativa ed evolutiva, ma, la storia di quelle che persone che l’hanno proprio inventata questa “nuova lingua”.   
Ah, ecco che il Cavazzuti adesso ci tira fuori un articolo sulle lingue inventate da Tolkien e i suoi colleghi autori letterari, direte voi? No, vi siete sbagliati. Vorrei parlarvi della genesi di alcune lingue che a oggi parlano qualche milione di persone al mondo.

Tutte quante queste lingue hanno qualcosa in comune tra loro: nessuno le parla davvero, nessuno ha mai udito una sola parola di queste lingue! E di nuovo vi sentirete turlupinati da me, ma vi dico la verità! Nessuno parla queste lingue bellissime, ma proprio nessuno! «Ma se giusto tre righe fa hai scritto che milioni di persone le parlano?» direte voi. Eh, sì, è così, ma anche no! Insomma, le “parlano”, ma le loro parole non si possono pronunciare né sentire, e si fa anche un sacco di fatica a scriverle queste lingue.

Queste lingue vanno segnate! Queste sono lingue che si sentono con gli occhi e con l’immaginazione, si parlano con le mani, con il viso e con il corpo. Sono lingue che richiedono pazienza, cuore e intimità. Ci siete arrivati? No?

Va bene, ve lo dico io.

Sono quelle dei sordi e dei muti (non chiamateli sordomuti perché un sordo a cui si insegna è capacissimo di parlare, leggendo capirete). Oggi vi scriverò di come si siano create e istituzionalizzati le tante lingue dei segni presenti nel mondo, ma anche e soprattutto vi racconterò un poco dei loro “inventori” e di come si è evoluta la comunicazione e l’istruzione dei sordi e dei muti.          
Ormai da oltre un anno io sono stato impegnato a studiare quella italiana, la LIS (Lingua dei Segni Italiana) e posso assicurarvi che dopo aver imparato un poco la grammatica, perché per chi se lo chiedesse è proprio diversa da quella del nostro italiano, è tutta questione di esercizio e memoria, non è così difficile.
È una lingua affascinante, visiva e molto ricca. Ma non esiste solo la LIS, più o meno ogni lingua parlata al mondo ha il suo equivalente in segni, in più sono tutte lingue in continua evoluzione: ogni anno appaiono segni nuovi, che corrispondono a nuove parole o diventano sinonimi di segni ormai vecchi che nessuno usa più o quasi. Stessa cosa succede con la loro grammatica che è a tutt’oggi oggetto di studio perché anch’essa in continuo divenire.
Andiamo però per ordine, partiamo dall’inizio.     

Da dove arrivano queste lingue segnate? I due metodi

Si può ben immaginare che nei millenni passati nascessero persone sorde esattamente come ora ed è altrettanto giusto pensare che queste sviluppassero un loro linguaggio gestuale per comunicare con i familiari e i conoscenti. Il problema era che ognuno di essi sviluppava il suo vocabolario gestuale che quasi mai era in linea con quello di un altro sordo vivente anche solo a qualche chilometro da lui. I problemi di comprensione tra udenti e sordi erano davvero gravi. La comunicazione quasi impossibile.     

Per secoli e secoli, quando l’istruzione era appannaggio si pochissimi fortunati, se si aveva la sfortuna di nascere sordi non vi si poteva accedere in alcun modo, si era considerati inabili ad imparare qualsiasi cosa e non autosufficienti. Tutto questo è andato avanti, anche nella nostra Italia, sino a una manciata di a decenni fa. Ai tempi dei nostri nonni, o un poco più indietro, un sordo non aveva diritto a un’istruzione.    
Solo pochi uomini, nei secoli, si sono dati la pena di rimediare e questa è un poco della loro storia.

Pedro Ponce de Leon

Il primo pedagogo che si impegnò a sviluppare un metodo di istruzione per i sordi fu un padre benedettino: Pedro Ponce de Leon (Sahagún, 1508 – 29 agosto 1584). Nella sua Madrid si occupava dell’istruzione di alcuni figli di nobili spagnoli, tra cui diversi giovani sordi i cui genitori desideravano avessero un’istruzione nonostante il loro problema auditivo. Questi giovani rampolli, trovati mancanti d’udito vennero inviati, come spesso si faceva, in un’istituzione religiosa perché potesse accoglierli e aiutarli per il resto della loro vita terrena.    
Frate Pedro ebbe una grande intuizione. Iniziò, fin dalla più tenera età dei fanciulli a insegnare loro un sistema di linguaggio gestuale che i monaci benedettini avevano sviluppato all’interno del monastero per comunicare con i confratelli che avevano fatto voto di silenzio a vita.           

Tanto ebbe successo questo metodo che ne trasse anche un libro in stampa, cosa rara per quei tempi in cui ancora si scriveva per lo più a mano. Nel 1566 terminò Doctrina para los mudos-sordos (Dottrina per i sordomuti). Purtroppo di questo testo non ne esistono copie. Stampato in una bassissima tiratura, l’unica che si conservò a lungo fu distrutta da un incendio della Biblioteca Reale di Madrid nel 1788.       

Qualche cosa di questo metodo però è rimasta grazie a una vile azione di plagio.           

Juan de Pablo Bonet (El Castellar, 1573 – Torres de Berrellén, 1633), altro monaco spagnolo, plagiò questo testo. Frate Juan, come Frate Pedro ebbe a istruzione due figlie sorde di un nobile spagnolo che al tempo, nonostante l’età di dodici anni, non sapevano, parlare, leggere e scrivere. Prese il libro, lo copiò aggiungendo alcune note personali scaturite dopo anni di lavoro di insegnamento con i sordi e lo ripubblicò, nel 1622, a nome suo con il titolo Reduction de las letras y Arte para enseñar á ablar los Mudos (Riduzione delle lettere e Arte per insegnare a parlare i Muti). Al suo interno il primo vero e proprio vocabolario di una lingua dei segni: “Abecedario Demonstrativo” che comprendeva tutto l’alfabeto manuale di quella che sarebbe poi diventata la LSE (lingua dei segni spagnola) e che fu alla base di ogni alfabeto manuale delle lingue dei segni tutt’ora usate. Solo un suo con fratello, tal Frate Vincente si accorse del plagio, ma tanto fu utile il suo manuale che nessuno diede seguito alla denuncia. Il metodo comunicativo era lento in quanto prevedeva solo la dattilologia delle lettere di ogni parola che si voleva comunicare, ma era comunque un passo avanti verso una standardizzazione del linguaggio sordo. Nacque così il Metodo Mimico.

Nell’istruzione dei sordi, dopo questi spagnoli arrivò uno svizzero: Johann Konrad Amman (Sciaffusa, 1669 – Warmond, 1724), medico, fu il primo a sostenere con prove scientifiche che l’apparato fonatorio delle persone sorde fosse in grado di produrre suoni esattamente come quello delle persone udenti e che l’unico problema fosse che i bambini sordi, non sentendo i suoi vocalizzati dai genitori, non potessero riprodurli per imitazione, iniziare a parlare. Non fu il primo ad utilizzare un’eduzione al metodo orale. Già gli spagnoli, fra cui Frate Pedro, ed alcuni altri studiosi minori inglesi sostenevano l’importanza dell’apprendimento, quando possibile, della vocalità, primo fra questi John Bulwer che, riconoscendo l’utilità d’istruire il sordomuto e di dargli l’abilità della lettura delle parole dai movimenti linguo-labiali, scrisse il Philicophus che si traduce “L’amico del sordo” e che resta, nei riguardi della lettura labiale, l’opera pedagogica, se non fondamentale, tra le più apprezzate. Amman trovò un metodo per educatore i sordi con la oralità dell’espressione, con l’esercizio dell’imitazione dei moti fisiologici dell’apparato vocale tramite un procedimento tattile-visivo-fonetico. Fu il vero e proprio padre del metodo oralista moderno.          
Nel 1692 pubblicò il suo primo trattato medico-pedagogico in merito: Surdus loquens che poi riprodusse con opportune precisazioni e amplificazioni sulla Dissertazione della loquela, edita nel 1700 a Amsterdam, dove visse gran parte della sua vita.

Ecco come i due grandi metodi educativi per sordi: segnante e oralista, sono nati, ma andiamo avanti.

Charles-Michel de l’Épée

Padre Charles-Michel de l’Épée: l’apostolo dei sordi

Charles-Michel de l’Épée (Versailles, 29 novembre 1712 – Parigi, 23 dicembre 1789), abate, nel 1755, nei pressi di Via dei Fossi di San Vittore incontrò due giovani ragazze sorde e rimase commosso dalla loro libertà d’animo e dal loro modo, per quanto arcaico e disorganizzato, di comunicare. Decise, quindi, di iniziare ad istruirle al meglio. L’aneddoto lo riporta un suo studente che ne scrisse la biografia:

“Vidi due ragazze che stavano riordinando in cucina. Le salutai con cortesia e feci loro delle domande, non ottenni risposta dalle due giovani fanciulle, che si limitavano a sorridere e gesticolare. Arrivò la madre la quale, piangendo, disse che le due figlie erano sordomute ed erano rimaste prive di qualsiasi istruzione, dopo la morte del loro maestro, il Padre Vanin, che aveva iniziato ad educarle con l’ausilio di un sistema figurato. Da quel momento mi sentii come chiamato da Dio a svolgere la funzione di missionario dei sordomuti, e subito dissi con voce ferma alla madre delle ragazze: «Non piangete! Io le istruirò ed aprirò una scuola per sordomuti»”

Già a quell’epoca c’era una fortissima controversia sui metodi da utilizzare per educare un giovane sordo. De l’Épée in particolare era contrario al metodo oralista puro. Studiò per anni i segni inventati spontaneamente dai sordi per comunicare, ne inventò alcuni personalmente e cercò di adattare la comunicazione istintiva dei sordi alle regole della grammatica francese. Usò gli scritti di Amman e quelli di Bonet andando ad estrapolare ciò che vide di buono in ciascuno di essi. Tanto fu innovativo e apprezzato il suo metodo che molti genitori abbienti di Parigi e della Francia tutta affidarono alle sue lezioni i propri figli sordi, nonché i propri denari, permettendogli di dar fine alla promessa che fece a quella madre fondando la prima scuola pubblica al mondo per sordi: l’Istituto Nazionale dei Sordomuti di Parigi.

Insegnava i segni associandoli a delle immagini disegnate e accompagnata alla parola scritta andando a creare associazioni mentali tra la parola in francese, l’oggetto o l’azione e il segno corrispondente, utilizzando l’alfabeto manuale solo per i nomi propri o per quelle parole troppo tecniche e tanto poco usate da non aver bisogno di un segno specifico. Ogni frase che si veniva a creare con i segni naturali e quelli inventati veniva costruita su una grammatica francese semplificata nei tempi e modi verbali e sintattici permettendo ai suoi studenti di riuscire a elaborare frasi sia scritte (se pur con quelli che definiremo adesso errori di grammatica) che segnate e quindi comunicare sia tra sordi, sia con udenti in grado di saper leggere (cosa affatto scontata per quei tempi).        
Nell’ Istituto fondato dall’abate De L’Épée i sordi cominciarono ad apprendere oltre leggere, scrivere e un mestiere, anche le nozioni della fede, che diventava chiara per loro attraverso la mimica e la scrittura. Egli ottenne quindi il benestare dall’Arcivescovo di Parigi, che i sordi si potessero confessare con lui e, con grande gioia dell’Abate, poi gli stessi suoi allievi sordi ottennero pure il permesso di accostarsi alla Comunione, che fino ad allora era sempre stata invece rifiutata, perché erano ritenuti degli ignoranti non in grado di comprenderne il valore e l’importanza. Per tale motivo, l’Abate De L’Épée è, ad oggi, considerato l’apostolo dei sordi in Europa.

Ma non si fermò qui, apprese anche l’italiano, lo spagnolo, l’inglese e il tedesco  perché, e torno a citare le sue stesse parole:

“… solo conoscendo queste lingue, potrò istruire convenientemente anche i sordomuti delle altre nazioni e propagare in Europa l’arte che li potrà togliere dall’ignoranza”.

Divenne così famoso che persino l’imperatore Josef II, con sua sorella la regina Maria Antonietta andarono a far visita al suo istituto. L’imperatore austriaco, dopo la visita si decise a fondare l’Istituto Imperiare dei sordi di Vienna, primo istituto per sordi in Austria, inviando a De L’Épée insegnanti che imparassero il suo metodo educativo. Fino alle orecchie della zarina Caterina II arrivò la sua notorietà facendo sì che ella inviasse ambasciatori presso l’istituto e doni per l’abate nella richiesta che inviasse qualcuno a San Pietroburgo per aprire una scuola. Stessa cosa accadde in Italia dove l’avvocato concistoriale romano, Pasquale Di Pietro, volendo aprire una scuola per sordi, mandò a sue spese l’amico sacerdote Tommaso Silvestri (Trevignano Romano, 2 aprile 1744 – Trevignano Romano, 7 settembre 1789) a Parigi, per apprendere come insegnare ai sordomuti con il metodo di De l’Épée e nel 1784 aprì la prima scuola per sordomuti in Italia con la benedizione dell’allora pontefice, Pio VI.       

Tanto fu amato dai suoi discepoli sordi che dopo la profanazione della sua tomba durante la rivoluzione essi stessi fecero una generosissima colletta per ricercare i suoi resti ed edificare l’attuale e sontuoso monumento funebre nella cappella di San Nicola della chiesa di Saint-Roch a Parigi.  

Tommaso Silvestri

La lingua dei segni in Italia e nel mondo: la sintesi oralista-segnante

Parliamo di quel Tommaso Silvestro appena citato poco sopra. Fu il secondo di dieci figli e presto avviato alla carriera sacerdotale. Trasferitosi a Roma diventa amico dell’avvocato Di Pietro che per aprire una scuola per sordi lo invia a Parigi dall’abate De L’Épée dove rimane per sei mesi ad apprendere il metodo inventato dal francese. Al suo ritorno nel 1785 apre, nella casa di Di Pietro in Via dei Barbieri 6 a Roma, la prima scuola per sordi su territorio italiano (anche se al tempo lo stato italiano era ancora lungi a venire). I suoi primi studenti furono sei ragazzi e due ragazze sorde di diverse età, mai educati. Mutò però il metodo francese rendendo l’uso dei segni e l’uso della voce di pari importanza.

La sua opera, per quanto lodevole e esportata sino in Spagna, a Malta e Napoli, rimase inconclusa come la sua opera letteraria: Della maniera di far parlare e istruire speditamente i sordi e muti di nascita, scritto nel 1785, ma rimasto incompiuto a causa della morte prematura di Silvestri. Con lui, si può ben dire, nacque la lingua dei segni italiana, ma anche il metodo bilingue oralista-segnante che ad oggi ha davvero un certo numero di seguaci.

Proprio alla fine del 1700 la coscienza di dover educare anche i bambini sordi esplose in tutto il mondo grazie a questi personaggi e iniziarono a fiorire scuole specifiche per sordi (sia con metodo oralista che segnante): Parigi, Roma, Lipsia, Berlino, Vienna, Napoli e Genova furono le prime, poi arrivò in America dove le cose presero una piega che segnò per sempre la storia dell’educazione dei sordi e delle loro lingue. Nel 1807 venne aperta la scuola per bambini sordi di New York per merito del reverendo James Stanford. Successivamente le scuole per sordomuti si diffusero negli Stati Uniti per l’incessante attività del reverendo Thomas Hopkins Gallaudet (Filadelfia, 10 dicembre 1787 – Hartford, 10 settembre 1851).

Thomas Hopkins Gallaudet

Il reverendo colpito dalle difficoltà e dall’isolamento in cui si trovava Alice, figlia sorda del chirurgo Mason Cogswell di Hartford, suo carissimo amico, cercò di istruirla personalmente e propose al padre di creare una scuola per sordi in quella città. Il problema era trovare persona adatte a insegnare in una scuola del genere. Thomas allora partì per la Francia, patria delle scuole per sordi. Una volta giunto in loco scoprì che il metodo francese, che fosse oralista o segnante era custodito negli istituti come un grande segreto quasi inaccessibile agli stranieri.     
A Parigi però conobbe il professore dell’Istituto Reale dei Sordo Muti di Parigi, Laurent Clerc, a sua volta sordo. Egli aveva studiato presso l’istituto cittadino, ne conosceva il metodo e lo aveva personalmente ampliato e rivisto in una veste ancora più gestuale e codificata. Gallaudet ne rimase entusiasta e immediatamente lo assoldò per la sua futura scuola. Nei cinquanta giorni di traversata dalla Francia all’America Gallaudet imparò i segni e Clerc imparò l’inglese.       

Fu così che l’anno successivo, nel 1817, fu fondata a Hartford (Connecticut) da T. Gallaudet, L. Clerc e da M. Cogswell l’American Asylum, per la formazione e l’istruzione di sordi, che successivamente diventò American School for the Deaf (scuola americana per sordi), prima scuola pubblica per sordi in America. La lingua dei segni francese di Clerc si amalgamò con quella della comunità di Martha’s Vineyard (oramai del tutto estinta venendo assorbita dall’attuale americana) dando vita a una lingua segnata completamente nuova con una grammatica indipendente da quella francese e che nel giro di pochi anni divenne la base dell’attuale ASL (lingua dei segni americana).

Nel 1864 fu fondato il primo istituto di studi superiori specifico per sordi, il Gallaudet College, a Washington il cui primo direttore fu Edward Miner Gallaudet (1837-1917), figlio del reverendo Thomas Hopkins.

Il congresso di Milano: il “trionfo” oralista

La svolta nell’istruzione degli studenti sordi avvenne con il “Congresso Internazionale per il miglioramento della sorte dei Sordomuti” tenutosi a Milano tra il 6 e l’11 settembre del 1880. Per quanto dovesse essere un convegno super partes, in realtà il congresso venne organizzato e condotto come un raduno internazionale degli oppositori delle lingue dei segni. Già nel congresso di Siena del 1873 si delinearono i criteri fondamentali per una buona lettura labiale e per l’insegnamento dell’articolazione dei fonemi. La maggioranza degli educatori che parteciparono a quel congresso era convinta della superiorità del metodo orale rispetto al linguaggio dei segni. Il motivo fondamentale fu che il linguaggio dei segni avrebbe costretto i sordi a dialogare solo tra loro e con poche persone in grado di comprenderli. Il concetto era che metodo orale avrebbe migliorato senz’altro l’integrazione sociale.

I rappresentanti ufficiali del Congresso di Milano erano stati selezionati per assicurare la vittoria del metodo orale: dei 164 delegati presenti, 56 erano oralisti francesi e 66 oralisti italiani; insieme i due paesi rappresentavano i sette-ottavi dei partecipanti. Tolte le fasi di saluto iniziale e di commiato finale in realtà si lavorò molto poco, solo una dozzina di ore in tutto, in cui il metodo mimico segnante venne del tutto smontato e denigrato dai partigiani del metodo oralista, sostenuti anche da un movimento dottrinale e clericale estremamente forte. Un delegato inglese scrisse da Milano: “La vittoria della parola era in gran misura stabilita ancora prima che il Congresso cominciasse“.
All’unico delegato sordo, James Denison, venne addirittura impedito di proporre e votare risoluzioni.

All’apertura del congresso, il presidente dello stesso, l’abate Giulio Tarra, direttore della scuola per sordomuti di Milano, convertito all’oralismo, pregò i delegati di ricordarsi che “La parola orale è la sola che valga a far rivivere nell’uomo il lume che Dio gli ha ispirato sulla fronte”. Zucchi, anch’egli abate, Presidente del Regio Istituto dei Sordomuti di Milano, esordì subito dopo con: “…la quasi universale concordia degli insegnanti nell’istruire il sordomuto, non più coll’alfabeto delle dita, non più colla mimica, …ma colla viva parola che è il privilegio dell’uomo; che è il tramite unicamente sicuro del pensiero, il dono stesso di Dio.”    
Don Serafino Balestra, direttore della Scuola di Como, che per primo in Italia abbracciò l’oralismo puro e lo diffuse fra i suoi connazionali, tentò addirittura con appello toccante: “…per un prete cattolico è una necessità che i muti parlino, perché abbiano la confessione… vi prego: votate per la parola, sempre la parola.

Un primo intervento a favore del metodo misto tramite la lettura di un brano di un libro in merito venne bloccato prima ancora di entrare nel vivo e l’unico intervento in difesa del metodo misto ascoltato sino in fondo fu quello dell’americano Thomas Gallaudet, che in summa affermava:

“A mio modo di vedere gli è con questo metodo misto che si può porgere il più grande beneficio al massimo numero di sordomuti. …In tutte le scuole poi vi sarà il linguaggio dei gesti, che è la lingua naturale dei sordomuti.”

Edward Miner Gallaudet

Solo i quattro delegati americani, guidati da Gallaudet e seguaci del metodo misto, non votarono a favore delle due risoluzioni prese dal congresso:

  1. Il Congresso, considerando la non dubbia superiorità della parola sui gesti per restituire il sordomuto alla società e dargli una più perfetta conoscenza della lingua, dichiara che:      
Il metodo orale deve essere preferito a quello della mimica per l’educazione e l’istruzione de’ sordomuti.

2. Il Congresso, considerando che l’uso simultaneo della parola e dei gesti mimici ha lo svantaggio di nuocere alla parola, alla lettura sopra le labbra ed alla precisione delle idee, dichiara che:

Il metodo orale puro deve essere preferito.

Di seguito le lingue segnanti e i docenti di queste ultime vennero banditi dalle scuole per sordi di ogni paese, eccettuata l’America. I sordi di tutto il mondo si videro defraudati dalla loro lingua naturale, quella che loro stessi, in un modo o in un altro avevano contribuito a creare e fare evolvere, si videro imporre una lingua che non era loro e un’educazione che non li rispecchiava e gli veniva imposta senza nemmeno chiedere il loro parere. Si formarono piccolissime comunità che portarono avanti l’insegnamento delle lingue dei segni, quasi di contrabbando e contro l’opinione pubblica, nazionale, internazionale e clericale, ma permettendo che queste potessero continuare ad essere usate ed evolversi.

Gallaudet e il metodo segnante

Per tutta la vita Edward Miner Gallaudet, di cui vi ho già accennato, combatté la dottrina che voleva l’eliminazione del metodo segnante e l’ostruzione alla scolarizzazione dei soggetti sordi, comandato dal famoso Alexander Graham Bell (1847-1922) (quello che ha soffiato il brevetto del telefono al nostro Meucci, per intenderci!). Entrambi figli di madri sorde, passarono la loro vita adulta l’uno contro l’altro, partigiani, il primo, del metodo segnante e, il secondo, di quello oralista. Alla morte di Miner il suo metodo era stato osteggiato e ripudiato dalla comunità educativa mondiale, solo una cinquantina di anni fa i suoi metodi, come quelli di suo padre e di Clerc, sono stati rivalutati come “eccezionali e all’avanguardia, ottimi per l’educazione dello studente sordo.”          
In ogni modo la Gallaudet University rimane l’unica università al mondo (in realtà comprende dalle scuole dell’infanzia sino ai corsi universitari) in cui professori sordi e udenti insegnano sulla base di programmi adattati ai metodi educativi per studenti sordi e spiegati nella “loro lingua” dei segni.

Altro uomo importante per la diffusione dell’insegnamento ai sordi fu Antonio Magarotto (Pojana Maggiore, 30 giugno 1891 – Roma, 10 maggio 1966). Divenne sordo a causa di una meningite che lo colpì all’età di 3 anni. Si trasferì a Siena, per frequentare la scuola per sordi presso l’Istituto “Tommaso Pendola” dove imparò il metodo oralista e il mestiere di linotipista. Teniamo conto in Italia sino al 1923 non c’era affatto obbligatorietà di istruzione elementare per i bambini e le bambine sordi e anche dopo di allora, quasi solamente in istituti per sordi e l’articolo 340 del codice civile negava la capacità giuridica ad ogni portatore di sordità completa.
Egli ebbe così a cuore l’istruzione dei giovani sordi che nella sua casa di Padova fondò una scuola per avviare al lavoro in tipografia dei giovani sordi e negli anni arrivò a fondare ben ventidue scuole per sordi su tutto il territorio italiano, gli Istituti Magarotto, di cui tre: Roma, Milano e Padova, sono tutt’ora attivi e omnicomprensivi (ogni grado scolastico dalla scuola dell’infanzia alle superiori). All’inizio le sue scuole prevedevano solo la presenza di studenti e professori sordi che insegnavano ed apprendevano sia il metodo segnante che quello oralista con percorsi scolastici individuali in cui oltre all’italiano, il metodo oralista e la LIS veniva insegnato un mestiere. A oggi tali istituti hanno una frequenza mista di udenti e sordi con insegnanti specializzati nell’insegnamento ai sordi, interpreti, logopedisti e psicologi, tutti quanti sia udenti che sordi.  
Magarotto, forte sostenitore dell’intelligenza delle persone sorde e del loro diritto all’istruzione e al lavoro e dei loro diritti civili, fu uno dei grandi sostenitori del cambio di legge del 1923 tanto che nel 1932, a Padova, in occasione della festa di Sant’Antonio fondò l’ancora funzionante Ente Nazionale Sordomuti (ENS), di cui fu commissario straordinario, presidente e successivamente membro dal 1944 al 1950.    
Per i suoi meriti, a Washington DC nel 1964, gli fu conferita la laurea honoris causa dal Gallaudet College come maestro-educatore dei sordi, che ha dedicato la sua vita all’educazione ed all’istruzione dei suoi fratelli. Gli venne anche assegnata la medaglia d’oro della scuola del libro e fu anche insignito del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia e di alte onorificenze dal Presidente della Repubblica e dalla Santa Sede.

Una successiva svolta nell’educazione degli studenti sordi italiani avvenne nel 1977 con la legge 517 secondo cui ogni bambino portatore di handicap poteva essere inserito nella scuola “normale” (e non negli istituti appositi) e fornito di tutti i mezzi e il personale necessario a favorire l’inserimento scolastico dello stesso, di seguito anche gli interpreti e gli assistenti alla comunicazione che ad oggi lavorano nelle nostre classi utilizzando la lingua dei segni.        
Nel 2006 si è attuato il bilinguismo Italiano-LIS negli istituti scolastici italiani.


Ecco, questi sono i nomi e le brevi storie degli uomini che hanno fatto più evolvere le lingue dei segni e l’educazione degli studenti sordi nel mondo.   
Ad oggi la diatriba tra i due metodi continua, anche se, con l’avvento degli apparecchi acustici e degli impianti cocleari, in maniera meno violenta, perché sì, furono davvero violenti: Gallaudet junior e Bell arrivarono anche al duello alla sciabola per difendere le loro posizioni.

Ora, in molti paesi, le lingue dei segni sono lingue riconosciute a livello istituzionale, insegnate e utilizzate nelle scuole di ogni grado, con interpreti ben formati e studi glottologici mirati svolti nelle più prestigiose università linguistiche del mondo. Per quanto riguarda noi, nella nostra piccola Italia, solo nel luglio 2021 abbiamo potuto vedere la legge che sancisce l’approvazione delle LIS come lingua ufficiale italiana. Ancora però non si sa come questa legge verrà attuata.            
Magari ora non saprete fare due chiacchiere con un sordo segnante, se vi interessa ci sono ottimi corsi anche on-line per questo, ma almeno conoscete un poco della storia della sua comunità e della sua affascinante lingua che nessuno parlare udirà mai, se non con i suoi occhi. 


LINK UTILI

Ente Nazionale Sordi (Onlus): https://www.ens.it/
Due corsi per imparare la LIS: https://listube.it/ e https://www.artofcommunication.eu/
Materiali ludico-didattici per bambini: https://www.facebook.com/Studiolis-178417738966689/

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