[SAGGIO] Storia dell’inquisizione – Massimo Centini

Come, quando e con quali scopi è nata l’Inquisizione? Chi sono stati i grandi inquisitori? Cos’era l’Index librorum prohibitorum? Questo libro, documentato e sorretto da una bibliografia scientifica e da fonti d’epoca, illustra in modo divulgativo la storia e gli aspetti del tribunale ecclesiastico che già dal Duecento si estese in tutta Europa, istituito con l’intento di individuare e giudicare gli “eretici” anche con il ricorso a pene spirituali e fisiche. Una storia sociale e antropologica che fa luce sul passaggio, non indolore, tra medioevo e modernità in Occidente, che racconta le vicende, entrate nell’immaginario popolare, di marrani, streghe e templari fra ortodossia e dissidenze, movimenti ereticali e riforme religiose.

Editore: Diarkos
Anno edizione: 2021
Pagine: 336
Formato: Brossura


I metodi e i processi del tribunale di Dio

Pochi altri fenomeni storici hanno visto e vedono tuttora una stratificazione di interpretazioni, spesso divergenti tra di loro, come nel caso della inquisizione medievale, rinascimentale e di epoca moderna. Da un lato, una tradizione storiografica illuminista, in particolare anglofona, ha visto nella inquisizione un fenomeno esclusivamente negativo: un tribunale repressivo su larga scala che avrebbe gettato intere società nella paura e avrebbe compiuto veri e propri massacri numericamente rilevanti; all’opposto, una reazione di marca conservatrice ha parzialmente corretto alcune esagerazioni della prima, arrivando però a giustificare quello che fu, comunque, una stortura dell’originale messaggio cristiano.

La verità, soprattutto in questo caso, sta nel mezzo, come ci ricorda l’antropologo e storico Massimo Centini nel libro di cui parliamo oggi. L’errore di fondo è la pretesa di interpretare, alla luce dei valori odierni, le azioni degli uomini del passato. Soltanto attraverso il calarsi nelle società e nella cultura dell’epoca, cioè in quello che allora era considerato il senso comune, è possibile studiare il fenomeno inquisitorio in modo proficuo.

Ma, lo ricordiamo ancora una volta, si tratta di espressioni di una cultura di secoli lontani, quando alcuni concetti, che a noi sembrano appunto deliranti, erano condivisi dagli uomini di Chiesa e dai laici. Nella quasi totalità erano persone di elevata cultura, provviste di tutti gli strumenti critici per andare oltre una visione ottusa e diretta a demonizzare manifestazioni di fede, espressioni rituali e pensieri ritenuti eretici perché innovativi, “altri” o blasfemi.

Crudeltà, superstizione e fanatismo di William Hogarth (1762).

In passato, l’aspetto sensazionalistico e polemico ha soffocato l’immagine reale dell’inquisizione e sfavorito lo studio delle complesse problematiche legate a tale fenomeno. Gli archivi ecclesiastici hanno restituito una ricchissima documentazione, usata sapientemente dall’autore, che ci ha permesso di illuminare molti aspetti del processo inquisitorio.

Il libro ha un’imposizione di marca generalista e divulgativa. Esso racconta l’intera storia dell’inquisizione, dai prodromi medievali, passando per quella spagnola, la Controriforma e l’inquisizione romana. Il libro è arricchito dalle biografie di famosi inquisitori e dall’approfondimento di alcuni casi, come la questione templare, la persecuzione delle streghe e il ricco immaginario comunicativo (film, libri eccetera) alimentato dal tribunale ecclesiastico.

Un primo fatto notevole, spesso dimenticato, è che “inquisizione” è sinonimo tanto di “medioevo” quanto di “epoca moderna”.

Dopo secoli in cui la Chiesa aveva utilizzato contro gli eretici la sola arma spirituale della scomunica, iniziò a ritenere corretta la punizione secolare inflitta a chi offendeva la divinità.

Il termine chiave della precedente citazione è “secolare.” La storia dell’inquisizione non è mai soltanto un fatto religioso, ma è sempre inserita in un contesto politico e sociale che ne ha determinato carattere, modi ed espressioni in modo determinante. Da questo punto di vista, l’autore ricostruisce in dettaglio anche le “diramazioni”, come la famigerata inquisizione spagnola, oggetto di uno dei migliori capitoli del libro; o casi particolare, come l’inquisizione veneziana, che ebbe importanti conflitti politici con il potere centrale di Roma.

Galileo di fronte al Sant’Uffizio, dipinto di Joseph-Nicolas Robert-Fleury

Fondamentale è la parte dedicata alle procedure (comprese le torture) e alle pene.

Le procedure e i metodi adottati per la conduzione del processo erano contenute in una vasta serie di manuali a uso degli inquisitori: si tratta di un corpus di notevoli dimensioni in cui si sono riflessi, ovviamente, gli orientamenti e le ideologie dei singoli autori che risentivano delle condizioni storiche e sociali dei vari periodi in cui l’inquisizione operava.

L’autore descrive in dettaglio i contenuti di alcuni manuali, come il Directorium inquisitorum di Nicolas Eymerich (1376), il Malleus Malleficarum di Jakob Sprenger e Heinrich Kramer (1486) e il Sacro arsenale overo Prattica dell’officio della Santa Inquisitione di Eliseo Masini (1621).

Anche il capitolo dedicato alla caccia alle streghe è particolarmente ispirato. L’autore illumina in dettaglio il fondamentale passaggio dalla concezione alto-medievale (le streghe esistono ma non hanno alcun vero potere) a quella rinascimentale e di epoca moderna: cioè che le streghe avessero veramente poteri e capacità magiche di vario tipo, date loro dal demonio.

La cristianità occidentale lacerata dalle eresie e poi dallo shock determinato dalla rottura definitiva causata dalla riforma protestante, si trovò travolta da un’irrefrenabile necessità di dare un senso alle angosce che la soffocavano. La caccia alle streghe fu un mezzo per provare a liberarsi da quelle angosce.

Il libro è chiuso da degli interessanti capitoli che ricostruiscono come l’immaginario popolare e dei media abbia trattato il fenomeno inquisitorio.

In definitiva, consiglio l’opera a chiunque fosse interessato ad una buona introduzione all’argomento, scritta in modo semplice ma acuta nel ricostruire, oltre ai metodi pratici dell’inquisizioni, anche il clima culturale e le istanze sociali che resero possibile tale istituzione. La ricca bibliografia finale, inoltre, consente ulteriori approfondimenti.


Il libro di Massimo Centini sul sito dell’editore

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