“Armi e Bagagli” – Quando la storia la puoi vedere da vicino.

di Carlo Cavazzuti


Avete mai passeggiato in un mercato medioevale in cui si vendono stoffe e spezie, girato l’angolo e vi siete trovati alla corte di Versailles e voltandosi indietro per controllare se, per caso, non sia un’allucinazione, trovarsi un manipolo di legionari pronti a fare una testuggine?     
Sembra l’incipit di qualche libro o film di fantascienza.

In realtà, a volte, può succedere.     
Ci sono persone che come me, da molti anni e periodicamente, vestono degli abiti che non sono quelli del nostro tempo, mettono una seconda pelle di ferro, iniziano dei lavori artigianali che non esistono quasi più. Riprendono piccoli scorci di Storia, spesso veramente minuscoli: una donna che tesse tranquilla sul suo telaio a tavolette, un amanuense che con la sua penna d’oca e la pergamena davanti copia brani di un libro, un vasaio che fa girare la sua argilla e la modella sotto le sue mani, tutti verso il massimo del realismo storico.

Tutti per essere il più possibile come si era un tempo.

La cura che necessita per imparare questi mestieri è immensa, chi non ha mai provato a tessere si accorgerà che girare quelle tavolette senza ingarbugliare tutti quei fili, ma soprattutto facendo sì che la striscia di stoffa abbia tutti quei bei disegni, non è affatto facile. Intrecciare un canestro grosso come un portapenne, se non si è abituati, ti scortica tutte le dita. Miniare una pagina, specialmente per me che sono disgrafico, è un’impresa del tutto impossibile.

Altri, e sono la maggior parte, riprendono scorci di vita militare.

Non è per puro fanatismo militarista, ma volenti o nolenti, almeno per la grande massa degli studenti delle nostre scuole secondarie di primo e secondo grado, la Storia è fatta di un susseguirsi di battaglie e il pubblico quelle si aspetta. Non è la realtà, forse, è più Storia il piccolo artigiano che riproduce vasellame o vetrerie con i metodi dell’era repubblicana romana, ma questo è quello che si aspetta un certo tipo di show business o che per necessità, chi studia certe arti marziali storiche, va a fare per metterle in pratica.

Per entrambe queste figure: l’artigiano e il militare d’altro tempo, c’è un luogo per incontrarsi, per scambiarsi informazioni, per reperire i materiali necessari al proprio lavoro, per organizzare eventi aperti al pubblico e portare a più gente possibile la Storia amata: la fiera Armi e Bagagli a Piacenza, svoltasi nella sua ultima edizione, mutilata dal nigro morbo asiatico, il 3 e 4 luglio scorsi.

Nacque ormai una quindicina di anni fa, costituita da una decina di espositori in tutto, per lo più italiani, in un angolo della Fiera di Piacenza, tra gommoni, porte, finestre, attrezzi agricoli e tutto ciò che una fiera campionaria può esporre.

Ad ora, anni e anni dopo, tolta questa edizione ancora reduce dalle molte defezioni dovute al SARS-CoV-2, si è arrivati a superare gli oltre duecentocinquanta espositori dal mondo.

Qui chi cerca un abito da matrona romana del II secolo lo può facilmente trovare, se poi non ce n’è di pronti, abili sarti hanno il metro in mano per crearlo su misura; un vestito alla lanzichenecca? Nessun problema, subito pronto!

Ogni piccola sfumatura della moda dal neolitico agli anni ’40 dello scorso secolo può qui essere ritrovata o ricreata su fonti certe; spille, fibbie, ornamenti, bottoni, tutto ciò che nella storia c’è stato e se n’è trovata prova è possibile che ad Armi e Bagagli ci sia.

Se poi cerchiamo un artigiano che ci crei il nostro corredo di terraglie dipinte alla moda degli Este nel 1600 basta cercare con gli occhi in giro che anche quello si trova. Vetrai, ci sono; miniaturisti, basta cercarli un attimo; canestrai, anche quelli. Vuoi giocare a briscola con le carte che si usavano nel tardo 1700? Anche quelle ci sono. Una tenda a padiglione come quella di Francesco di Valois a Pavia la si trova senza faticare.

Per quelli che come me si rivestono di ferro per scendere in campo è un poco un inferno.

I migliori armorari, armieri, spadari, arcorari e arcobalestrieri d’Europa, e forse del Mondo, riuniti sotto lo stesso tetto. Ed è un girone dantesco perché l’occhio ti cade su quel paio di attrezzi da gamba tutti ricoperti di velluto rosso e ribattini in bronzo sbalzato a mano, che non ti servono e costano l’anima del tuo primogenito maschio, ma sono bellissimi; una spada nuova fiammante lavorata con incisioni ad acquaforte e l’elsa in agata e oro, di cui senti un bisogno quasi carnale, che ti costa l’anima del secondogenito che prometti di concepire in breve, ma solo perché quella del primo l’hai già ipotecata ad altri, e anche subaffittata senza dir nulla al futuro compratore, per avere quella corazzetta ricoperta di scamosciato turchese con le catene come usava nel 1300 che tra le tue tre armature a casa proprio ti mancava; valutare se lasciare la moglie a pegno per il bacinetto a muso di cane che volevi tanto, per un attimo ti passa per la testa.

Un branco di uomini e donne che vagano come morti viventi desiderando di acquistare quasi ogni singolo oggetto che vedono esposto, ma non possono acquistare se non poco perché hanno le finanze di un mendicante (proprio perché spendono tutto in attrezzi del genere ad ogni occasione!).

La dozzina di ragazzi e ragazze della mia associazione hanno lasciato oltre duemila euro in tutto, da un solo espositore produttore di armature, in meno di due ore dall’ingresso in fiera, poi ci sono stati gli abiti storici, le calzature, le armi… Un’ecatombe finanziaria, ma sono usciti tutti con un gran sorriso sotto la mascherina.

Una pena che forse noi folli ricostruttori ci meritiamo.

Anche se si soffre parecchio a tenere le mani lontane dal portafoglio, questa fiera è sempre una grande emozione.

Ogni anno c’è qualcuno che ha iniziato un’attività nuova: la fusione del bronzo come nell’omonima età arcaica, la lavorazione delle perle in vetro in forno a creata come nella Grecia antica, gli ami lavorati a mani dall’osso come nel paleolitico, per esempio, che è solo felice di avere qualcuno davanti al suo spazio espositivo per raccontargli come e perché si faceva in quel modo e farti conoscere quel pezzettino di Storia che sui libri, nemmeno quelli universitari, troverai mai.

Per fermarsi a chiacchierare con ogni artigiano e scoprire un poco di più sulla sua arte non basterebbero i due giorni su cui si svolge la fiera, ma varrebbe andarci anche solo per tutto ciò che si impara così.

Qui puoi fermati a parlare con un ragazzo e farti spiegare che la lorica amata e la segmentata dei legionari romani hanno un periodo di transizione minuscolo e che la seconda non si è del tutto sicuri nemmeno che fosse un’armatura da fanteria, cavalleria o per dei reparti speciali, finendo poi a scherzare sul fatto che “se qui adesso apparisse un romano del III secolo, secondo me, si farebbe una marea di grasse risate a vederci vestiti così!”.

Perché è vero, chi fa tutto questo, chi crea copie storiche, è sempre a cercare prove iconografiche, in giro per archivi, a visionare miniature, per musei alla ricerca di statue o bassorilievi, insomma è un lavoro di riproduzione su qualcosa che non è certo e ahinoi, non potrà esserlo mai del tutto se non ci si trovano degli originali su cui lavorare.

Se poi non siete sazi dell’artigianato storico e a mezzodì vi borbotta la pancia, anche qui non ci sono problemi. Basta scegliere su che epoca indirizzarsi: il moderno panino, magari con il lampredotto, un mazzo di arrosticini e una pannocchia abbrustolita, un insalatona o andare di nuovo indietro nel tempo, verso quegli espositori della sezione culinaria che ti ripropongono ricette di ogni epoca, dolcetti romani che avrebbe potuto mangiare Caligola, un biancomangiare medioevale, la cioccolata come la facevano i nativi sudamericani all’arrivo di noi europei, arrosti speziati dal rinascimento, paste ripiene del barocco napoletano, ippocrasso, idromele, birre artigianali con ricette vecchie secoli… tutto quello che si può volere per riempirsi la pancia dopo aver riempito gli occhi e svuotato il portafoglio.

A concludere e inframmezzati con tutto ciò concerti e spettacoli di ottimi artisti che vi porteranno alle orecchie e a gli occhi melodie di altri secoli, giocoleria e commedia.
In uno spazio a parte, se pur quest’anno non è stato possibile per i motivi che ben conoscete, conferenze di storia e spazio per l’editoria saggistica e di narrativa storica.

Insomma, quattro passi tra i secoli della nostra civiltà.

Se siete tra coloro che ripercorrono i canali del tempo per mostrare ad altri com’era in un’altra epoca Armi e Bagagli è il posto per ritrovare vecchi amici e conoscenti e procurarsi il materiale per il proprio lavoro, se siete degli sportivi che praticano scherma storica, tiro con l’arco o con la balestra storici potete trovare tutto ciò che vi serve per il vostro sport, se in ultimo siete degli appassionati di Storia qui potrete vederla da vicino, toccarla, addirittura provarla su voi stessi e se vi piace portarne a casa un pezzetto, che è fatto ai giorni nostri, ma vi assicuro, in pochissimi noterebbero la differenza!


La fiera: Armi e Bagagli

L’autore: Carlo Cavazzuti

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