La teoria degli antichi astronauti: Comunicazione ravvicinata del “terzo tipo”

di Matteo Nasi


La famosa saga di romanzi edita da Edgar Rice Burroughs, “Ciclo di Barsoom”, narra le avventure del protagonista John Carter, ex capitano di cavalleria dell’esercito sudista americano. In fuga dagli Apache e alla ricerca di una miniera d’oro, il soldato trova rifugio in una caverna, e qualche tempo dopo si ritrova come per magia catapultato su Marte (alla faccia delle avanzatissime future missioni spaziali della NASA!).

La “guida” di questa rubrica.

Il nostro capitano, una volta giunto sul Pianeta rosso, avrebbe trovato civiltà molto antiche in lotta fra di loro. Ovviamente Burroughs nella stesura della sua saga fece ricorso all’immaginazione (prendendo molti studi dalla teosofia). Tuttavia, molti scienziati erano in fase di sperimentazione di metodi per comunicare, non solo attraverso la fantasia, con altri mondi. Vediamo nel dettaglio cosa scrisse il famosissimo scienziato Nikola Tesla in un articolo pubblicato sul “Collier’s Weekly” il 19 febbraio del 1901:[1]

“La natura dei miei esperimenti precludeva la possibilità di cambiamenti prodotti da disturbi atmosferici, come è stato avventatamente affermato da qualcuno. Fu qualche tempo dopo che nella mia mente balenò il pensiero che i disturbi che avevo osservato potessero essere dovuti a un controllo intelligente. Sebbene non riuscii a decifrarne il significato, mi era impossibile pensare a quei fenomeni come a eventi meramente accidentali. Da allora, la convinzione di essere stato il primo uomo a sentire il saluto di un pianeta a un altro è cresciuta costantemente in me”

La comunità degli addetti ai lavori accolse con grande clamore le dichiarazioni dello scienziato. Ma non solo la tecnologia poteva rendere possibili le comunicazioni con Marte.

File:Tesla Sarony.jpg
Nikola Tesla (1856-1943)

Ecco infatti che fa la sua comparsa il fenomeno dello spiritismo. Nato nel 1848 negli Stati Uniti, precisamente a Hydesville nello stato di New York, l’eccentrico movimento prese ufficialmente forma quando le sorelle Margaret e Kate Fox (di 15 e 12 anni) iniziano a sentire nella fattoria in cui vivevano, misteriosi colpi battuti sui mobili e sui muri. La situazione è molto simile ai film horror hollywoodiani con al centro le presenze dei giorni nostri.

Ovviamente le sorelle protagoniste della nostra storia dichiararono fin da subito che tali rumori non erano battuti a casaccio, ma seguivano infatti una specie di codice, grazie al quale poteva essere messa in atto una comunicazione con uno spirito, ritenuto il responsabile dell’origine di quei fenomeni. La diffusione in Europa dello spiritismo fu rapida; la comunità scientifica indagò a fondo questo fenomeno, cercando di studiare queste manifestazioni “spiritiche” con l’utilizzo dei criteri, metodi e apparati sperimentali identici a quelli applicati nell’analisi degli altri eventi naturali.

Verso la fine dell’Ottocento, il chimico William Crookes (1832-1919) iniziò delle indagini sperimentali su fenomeni derivanti dall’attività di due famosi medium: Daniel Home e Florence Cook. Dai dati pubblicati nel suo volume “Researches in the Phenomena of spiritualism”[2] (1874), Crookes era convinto della veridicità di quei fenomeni.

Crookes, scienziato e… credente nello spiritismo?

Questi ultimi iniziarono ad essere spiegati, sotto il profilo teorico, sulla base dei recenti studi scientifici riguardanti l’interazione tra elettricità e materia (in particolare quelli legati al comportamento dei gas rarefatti in presenza di scariche elettriche, che producevano radiazioni luminescenti intorno al catodo).

Questi studi mostrano come all’epoca di Crookes fosse complicato, negli ultimi decenni dell’Ottocento, effettuare una distinzione fra studi scientifici in senso stretto, le pratiche spiritiche e le convinzioni religiose e metafisiche. Potrà essere sorprendente, ma anche Flammarion, astronomo nonché famoso divulgatore francese (1842-1925), fu coinvolto nello studio dello spiritismo. Egli mantenne inoltre contatti con uno dei più grandi conoscitori della materia, Hippolte Lèon Rivail, conosciuto come Allan Kardec, (nome usato dalla sua precedente reincarnazione, stando alle fonti dello spirito informatore).

Grazie a Kardec, maestro della Società parigina degli studi spiritici, Flammarion intercetterà il tema della reincarnazione con il dibattito sulla vita extraterrestre e l’abitabilità dei mondi. Questi argomenti però non sono esaustivi per comprendere appieno il quadro del contesto in cui nacque la specifica teoria degli antichi astronauti. Nella prossima rubrica, infatti, andremo ad esplorare il movimento dell’antica sapienza, strettamente legato al mondo della teosofia, nato attorno alla figura di Helena Blavatsky.


Note

[1] M. Ciardi, ivi, p. 21

[2] M. Ciardi, Il mistero degli antichi astronauti, p. 19


Qui il primo appuntamento della rubrica

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