[INTERVISTA] Giuseppe Antonio Severini – Una colonna sonora per la Storia

Intervista di Carlo Cavazzuti


Una cosa da sempre accompagna l’uomo da quando possiamo chiamarlo tale nel paleolitico: la musica. Sin dagli albori della specie si è sempre cercato di riprodurre suoni per accompagnare le attività quotidiane, per rituali religiosi, la guerra o anche solo per svago.

La storia è pregna di immagini e reperti che ci riportano al mondo delle note e alla musica ancor prima della loro invenzione.  Nel ciclo delle interviste avviate qualche tempo fa su Narrare di Storia si va ad aggiungere quella a un uomo che nel suo lavoro mi sento di definire un maestro: Giuseppe Antonio Severini.

Incontrai Giuseppe per la prima volta nel 2007 in un piccolo borgo siciliano durante una cena a tema medioevale a cui eravamo stati invitati per animare la serata. Mi si presentò, assieme ai ragazzi dei Secoli Bui (associazione da lui fondata), con una chioma riccioluta e leonina che lo assimilava a un altro grande della musica: Ian Anderson; scendendo dalla macchina reggeva in mano un corno sonoro dalle dimensioni davvero improbabili.

Lì per lì pensai a uno dei tanti gruppi che suonano i Carmina Burana o Branduardi con strumenti moderni e vestiti alla meno peggio a sembrare giullari, spacciando i testi del cantautore italiano per musica medioevale.
Non li conoscevo e troppi se ne vedono con questo atteggiamento. Pensai male. Non appena li vidi in “Abito da lavoro” ebbi il primo ripensamento; non appena iniziarono a suonare e cantare mi avvidi che erano straordinari.
La perfezione è irraggiungibile, questo è certo, ma devo dire che, nella mia modesta esperienza, non trovai loro grandi pecche, poi quando suonavano lasciavano senza fiato. Uno spettacolo che raramente si può gustare. Giuseppe il flauto lo suona con una verve che Ian Anderson un passo indietro lo farebbe, anche perché lui ne suona uno moderno e non un Auloi o un flauto fatto con una tibia intagliata.
Scoprii poi che Giuseppe era laureato in storia medioevale e gli strumenti che suonava con tanta maestria – è un polistrumentista eccezionale – se li era costruiti da solo, essendo un liutaio.         
Ci siamo incontrati diverse volte in queste occasioni ricostruttive per tutto il tempo che ho vissuto in Sicilia e l’ho sempre ascoltato con interesse, sia quanto spiegava l’origine della classificazione musicale, sia quando eseguiva brani d’epoca con i suoi strumenti.

Visitai con estremo piacere la sua Casa della Musica e della Liuteria Medioevale a Randazzo nell’anno della sua apertura e da allora non smetto di consigliarne tappa a tutti coloro che mi chiedono cosa visitare in Sicilia.
Gli ho fatto diverse domande per vedere se poteva raccontarci un poco del suo lavoro e della storia musicale dell’uomo.

LEHAVRE


  • Giusto per rompere il ghiaccio puoi raccontarci un poco tu chi sei e come sei arrivato a Randazzo, hai fondato Secoli Bui e hai aperto la Casa della Musica e della Liuteria Medioevale.

Sono nato a Milano da genitori del Sud (Sicilia e Calabria). Sono laureato in Storia medievale e ho studiato al Conservatorio di Padova. A Randazzo arrivai nel 1994 per trasferimento. Ero insegnante di materie letterarie alle scuole medie in provincia di Milano. Nel 2007 ho fondato l’associazione culturale Secoli bui, assieme ad altri nove artisti e nel 2010 decisi di rendere attiva la nostra sede facendone un luogo visitabile.

  • Hai diverse pubblicazioni all’attivo e potresti bene svolgere un lavoro di insegnamento accademico, perché allora dedicarsi alla storia della musica e alla liuteria?

Il numero delle mie pubblicazioni, nonché il loro modesto valore scientifico non mi consentirebbero l’accesso ai ruoli universitari. La storia della musica e della liuteria sono delle passioni.   

  • Il liutaio è un mestiere insolito per molti, puoi spiegarci come si arriva a fare questo lavoro?

Io ci sono arrivato perché ho conosciuto dei liutai molto bravi il cui lavoro mi ha affascinato, quando avevo 25 anni.

 

  • È necessario essere un buon musicista per essere un buon liutaio?

No, anzi forse è meglio non esserlo, così ti concentri di più sul lavoro artigianale. 

  • Quali sarebbero, per te, le doti che dovrebbe avere un buon liutaio?

L’ascolto, la pazienza, l’accuratezza.   

  • Le tecniche di costruzione per uno strumento antico sono diverse da quelle utilizzate per un moderno violino o una chitarra?

In parte sì, ma le basi sono le stesse.

  • Cosa bisogna sapere per studiare e suonare la musica antica? Basta essere un musicista interessato all’argomento o serve altro?

Il campo della “musica antica” è vastissimo, molto più vasto di quello della musica classica, almeno per estensione temporale, e va da quello che è rimasto della musica Greca a tutto il Medioevo e al Barocco. Richiede grande preparazione filologica e molta ricerca sulle fonti. Si tratta di ricostruire prassi esecutive molto diversificate e su cui spesso abbiamo pochissime informazioni.

 

  • La tua Casa della Musica è un museo interattivo dove spieghi anche la lavorazione degli strumenti. Hai mai trovato visitatori interessati a continuare il tuo lavoro o che in parallelo lo fanno altrove?

No, salvo un paio di giovani amici che in parte prendono ispirazione dal mio lavoro. Vi sono ricercatori e musicisti che svolgono un lavoro analogo, fra tutti Walter Maioli, in Campania, che ritengo un maestro, e Daniele Bernardini a Perugia.             

  • Hai dei garzoni di bottega che stanno imparando il mestiere?

Neanche qualcuno che spazzi i trucioli. Faccio tutto da solo.  

  • Hai eseguito concerti in giro per l’Europa e prodotto strumenti per musei. C’è più soddisfazione a suonare per un pubblico con un tuo strumento, magari in un contesto archeologico o storico, fargli una piccola-grande lezione nella Casa della Musica o di sapere una tua pera in mostra in un museo e utile all’apprendimento di grandi masse?

Mi emoziona di più l’ultima.

  • Qual è il succo del lavoro di una persona che recupera e studia musica e strumenti musicali del passato come te?

Il silenzio.      

  • Come si procede a riprodurre uno strumento antico?

Prima viene una approfondita ricerca sulle fonti, iconografiche e letterarie, poi un confronto con le ricostruzioni già eseguite da altri maestri, se ve ne sono, quindi una fase di sperimentazione pratica. 

  • Quanto è importante la conoscenza della storia della musica per comprendere meglio le composizioni moderne?

Non è necessaria. 

  • Se dovessi presentare un programma didattico di storia della musica quali sarebbero gli argomenti che tratteresti?

Credo che per me sarebbe un’impresa troppo vasta.

  • Come si evolve la musica dalle caverne ad ora? Sono nuovi strumenti per nuove sonorità che la fanno proseguire in questa strada evolutiva o altro?

Lo strumento è solo una conseguenza. Prima vengono la sensibilità e il canto.   

 

  • Ci sono analogie tra la musica antica e quella moderna? Se sì, quali?

Le analogie, le somiglianze, le anticipazioni sono sorprendenti. Sto studiando un brano a due voci del Magnus liber organi di Notre Dame (Parigi) sec. XII. Dentro ci puoi sentire tutta la musica successiva, fino a Bach. È da non credere. 

  • Facciamo un salto indietro di qualche secolo. Entriamo nella bottega di un liutaio di pieno medioevo, cosa potremmo trovare all’interno?

Davvero poco, l’essenziale: seghe, coltelli, rasiere, sgorbie e ottimi legni.            

  • Cosa c’è di diverso dalla bottega della domanda precedente rispetto alla tua?

Io ho un trapano elettrico e quando fa buio mi accendo una lampadina.              

  • Quanto impiegava un liutaio del medioevo a realizzare uno strumento? E ora? Ci sono differenze in questo?

Questo non lo sappiamo. I tempi sono individuali.

  • Giusto per dare un’idea a lettori, quanto poteva costare, diciamo nel 1300 uno strumento semplice, la cui lavorazione non richieda chissà quale sforzo sovraumano? Non tanto una cifra precisa, ma giusto un ordine di grandezza.

Dipende dallo strumento. Ve ne erano di semplici e di preziosissimi. Talora il fabbricante poteva essere lo stesso suonatore. Non ci sono notizie intorno a figure professionali fino al secolo XVI, né di una corporazione di fabbricanti di strumenti musicali (a corde).

  • Hai costruito anche un Organistrum, che è uno strumento decisamente complesso, quanto tempo può richiedere la realizzazione di un oggetto del genere? Quanto sarebbe potuto costare?

Non richiede molto tempo, quando già sai cosa devi fare. Il tempo che ho speso è stato nella ricerca sulle fonti, e si tratta di anni. Il costo all’epoca è impossibile da determinare. Secondo me non costava nulla, perché era prodotto all’interno di istituzioni ecclesiastiche le quali si avvalevano gratuitamente di lavoro servile.

  • Di nuovo viaggiando su ordini di grandezza e non cifre precise, nel 2020 quanto potrebbe costare una abbastanza conosciuta ghironda, scelgo quella perché ormai è uno strumento sdoganato, almeno in certi ambienti, vedi tu se usare ad esempio altro?

Che sappia io, i prezzi vanno da 800 a 5/6000 euro.       

 

  • Chi un minimo si interessa di storia avrà sicuramente sentito nominare la ghironda, il liuto o il salterio, flauti vari, viole e violini, ma quanti sono gli strumenti musicali nella storia? Tralasciando quelli improvvisati percuotendo un tronco cavo o cose simili, ma solo cercando quelli che l’Uomo ha voluto fabbricare con una lavorazione mirata allo scopo. Logico che non vogliamo un elenco esatto, ma giusto un excursus dei più importanti nella Storia dell’Uomo, quelli che per te devono avere una pagina dedicata.

Gli strumenti a corde, quelli a fiato, tra cui legni e ottoni, quelli a percussione o a sfregamento, ce n’è una varietà paragonabile a quella delle ricette per cucinare la carne, il pesce o il riso. Penso che gli strumenti musicali più interessanti siano quelli con tastature come i Liuti e quelli con tastiera come gli organi, i clavicordi e finalmente il pianoforte.       

  • Una volta costruiti questi strumenti musicali bisogna poi saperli suonare. C’è qualcuno, oltre a te che possa insegnarlo? Ci sono corsi specifici nei conservatori?

I corsi più rinomati sono a Basilea e a Ginevra, ma anche a Londra e, ultimamente, a Trapani. Vi sono parecchie scuole private in tutta Europa che offrono corsi intensivi durante tutto l’anno, per esempio il CIRMA, con sede a Moissac, Francia.

  • A proposito di musica usata in ambito bellico, ti è mai capitato di costruire o suonare un olifante, che tutti ricordiamo usato dai paladini di Carlo Magno? Non tanto il corno sonoro, ma proprio uno fatto in zanna di elefante?

No, li ho solo visti nei musei. Forse oggi, utilizzando avorio fossile di Mammuth, sarebbe lecito farne una copia.

  • La musica è cambiata molto nei millenni e basta vedere un antifonario in un museo per rendersi conto che non ha nulla a che fare con uno spartito moderno. Come è cambiato il modo di scriverla nei secoli e perché? Da dove arriva il concetto di nota musicale?

La scrittura musicale è un fenomeno secondario. Serve solo per lasciare una vaga traccia del suono invisibile. Ha avuto la sua evoluzione decisiva intorno all’anno 1000, ma il vero grande cambiamento è avvenuto nel secolo scorso, con la registrazione.   

  • In merito mi mostrasti alcuni strumenti particolari tra cui un monocordo parlandomi anche di filosofi importanti e del primo accordatore in Europa, ci puoi dire qualcosa in merito?

Il monocordo viene fatto risalire a Pitagora e a un autore greco del II secolo a.C. noto come Pseudo- Euclide. E’ un oggetto “da primato” perché, secondo la leggenda, fu utilizzato da Pitagora per effettuare il primo esperimento scientifico (Fisica acustica) in senso moderno (il secondo è quello di Idrostatica fatto da Archimede nella sua vasca da bagno). Consiste, ai primordi, in un parallelepipedo di legno cavo traversato per il lungo da una sola corda lungo la quale, con un ponticello mobile, si possono misurare i suoni invisibili individuandone le reciproche relazioni per via geometrica, dunque “mettere ordine” nel mondo delle sensazioni acustiche e di qui calcolare, misurare, organizzare le scale musicali.

  • In tanti si immaginano che siano pochi i testi musicali, accompagnati dalle note o forse meglio i toni da suonare, che sono arrivati a noi dai tempi che furono. È vero?

Per il mondo antico ci sono solo una ventina di frammenti. Per il Medioevo invece possediamo vaste biblioteche di materiale leggibilissimo. Dopo il medioevo aumenta considerevolmente il repertorio di musica secolare.

  • Togliendo i frati e i monaci che scrivevano nei loro scriptoria anche le musiche dei Salmi che cantavano, chi era che scriveva e viveva di musica nel medioevo e negli altri grandi periodi storici?

Bisogna distinguere tra musica sacra, musica secolare colta e popolare. Vivevano e vivono di musica i cantanti, gli strumentisti e i compositori. Questo vale per tutte le epoche. Naturalmente ognuno nel proprio ambito.

  • Se volessimo portare indietro il concetto di classifica quale sarebbe la Top 10 dei successi musicali nella storia? Logico che non tutto è arrivato sino a noi, i secoli sono lunghi e non si vogliono i titoli (se ci sono li prendiamo!), ma giusto i generi più ascoltati.
  • Epitaffio di Seikylos, anon. Anatolia, I sec
  • Crux fidelis, Venanzio Fortunato, Roma, secolo VI
  • Kalenda maya, Raimbaut de Vaqueiras, Provenza, sec. XII
  • Quand vei la lauzeta, Bernard de Ventadorn, Provenza, sec. XII
  • Sumer is icumen in, anon. Inghilterra, sec. XIII

Per gli altri 5 posso esprimere preferenze personali, ad esempio:

  • Lo Stabat mater e la Serva padrona di Giovan Battista Pergolesi,
  • La Matthauspassion di J.S. Bach,
  • L’Arlesienne di Bizet
  • L’après midi d’un faune e Syrinx di Debussy
  • La sacre de printemps di Strawinsky
  • Il concerto per celesta e orchestra di Bela Bartok

 

  • Ma dove mettiamo tutta la musica popolare, il Tango, il Jazz, il Rock, per fare qualche esempio?

È un mare vastissimo e noi non avremmo a disposizione, qui, che una zattera con 10 tronchi legati assieme…

  • Tolti nostri anni moderni, secondo te quale è stato il periodo storico in cui la musica ha avuto un ruolo sociale importante?

Non c’è preferenza. Tutti i periodi, anche quelli considerati più “oscuri”, hanno riconosciuto un ruolo fondamentale alla musica.    

  • Dopo aver spaziato nel barocco, rinascimento, medioevo e età classica sei passato alla preistoria e da un poco ti dedichi ai suoni della natura e alla “Musica Celeste”, ci puoi parlare un poco di questo tuo lavoro?

Considero questi studi il mio obiettivo principale, da qui per chissà quanti anni ancora, dipende da quanti me ne saranno dati.

Iniziamo dai suoni della natura, vale a dire i suoni degli elementi naturali e i suoni ricavati da oggetti naturali, più la serie naturale degli armonici. Questo studio viene svolto con pazienza selezionando materiali disparati: pietre, ossa, frutti, saggiandone le proprietà acustiche e costruendo con essi congegni per produrre suoni. Riscopriamo così le radici più antiche della Liuteria. Lo studio sugli armonici è trasversale, comprende la pratica del canto armonico nonché l’ascolto attento di tutti gli strumenti musicali, ma viene svolto soprattutto con la costruzione di svariati modelli di Arpe eoliche, sperimentandone forme e accordature sempre nuove.

La Musica celeste, o Musica delle sfere, è un antico mito filosofico che in Europa ha origine nel pensiero di Pitagora e di Platone, anticipato nelle teologie più antiche dell’India, della Mesopotamia, del vicino oriente, tradizione biblica inclusa, ed è rintracciabile nelle credenze primitive e ancestrali.

In sostanza il Suono starebbe all’origine della creazione, come frequenza di natura divina in grado di ordinare la materia caotica e di generare il Cosmo.

L’idea di un’armonia celeste contrapposta al disordine vive durante il Medioevo cristiano in forme diverse, attraverso il pensiero religioso cattolico, ebraico e islamico. Il concetto di bellezza, fondato sull’ ordine geometrico di origine divina, si esprime nelle arti figurative, nella letteratura e nella musica. Quest’ultima, costituita da entità fisiche non visibili e capace di influire sulla nostra sensibilità, sui nostri stati emotivi e sul nostro corpo in maniera difficilmente spiegabile se non misteriosa, è indicata come modello del meccanismo di trasmissione degli equilibri e degli influssi celesti sul nostro mondo. Gli astri, “animali” supremi per Platone, coi loro moti generano influenze sulla terra, di cui si occupa l’Astrologia. Per la teologia cristiana le sfere celesti sono abitate da creature angeliche, per la Kabbala ebraica il creato è in comunicazione segreta con le 10 Sefirot o attributi divini, emanazioni dell’Inconoscibile. Attraverso il canto ci si può collegare in modo mistico con altre dimensioni. I testi emblematici della Genesi e dell’Apocalisse, intessuti di riferimenti acustici essenziali, prime manifestazioni del Divino, sono illustrati in tutti i portali delle abbazie e delle cattedrali romaniche e gotiche.

Questo, in breve, costituisce la materia delle mie attuali ricerche sulla teoria e sulla pratica musicale medievale, incentrate principalmente sui secoli che vanno dal IX al XII, con particolare riferimento al fiorire della polifonia nel corso di quest’ultimo.

  • Ti è mai stato chiesto di suonare un brano moderno usando uno strumento antico/medievale? Si andrebbe incontro a qualche difficoltà?

Non me lo chiedono forse perché sanno che non mi interessa. Preferisco la ricerca sugli originali. In questo campo d’altra parte vi è un tale margine di interpretazione che, a pensarci bene, la nostra esecuzione della musica antica non è altro che musica contemporanea.

  • Come vedresti la commistione di strumenti musicali storici con quelli moderni, magari in una composizione orchestrale? Che tu sappia c’è qualcuno che lo abbia fatto?

Si sente questo sempre più spesso. In genere non mi piace o mi lascia indifferente.

  • Giusto per spaziare un poco sul faceto, secondo te quale strumento o musica si potrebbe associare a questi uomini e donne della Storia:

Agamennone – corno
Clitennestra – auloi
Marco Aurelio – lyra       
Cornelia – timpano
Carlo Magno – Olifante 
Eleonora di Aquitania – Viella    
Federico II – buccina
Trotula – rombo
Lorenzo il Magnifico – Lyra da brazzo    
Margherita Paleologa – canto    
Papa Giulio II – tamburo
Lucrezia Borgia – viola da gamba
Luigi XIV di Francia – serpentone             
Maria Antonietta – virginale       
Robespierre – cornetta
Napoleone – trombone

Poi se ne hai altri che ti sembrano interessanti per questo gioco sentiti libero di aggiungere.

  • Infine, anche se sento di non aver dato il giusto spazio a tutto il tuo lavoro che meriterebbe giorni di lezioni e pagine di parole, c’è un brano o uno strumento che non hai ancora suonato, ma vorresti proprio farlo?

Si, vorrei suonare un Organo romanico à glissières per accompagnare delle polifonie vocali del secolo XII. Ce ne sono solo due in Europa, in Francia, a Royaumont e a Moissac. Mi piacerebbe anche suonare una Glass-harmonica, strumento inventato da Benjamin Franklin (il famoso scienziato e politico statunitense) nel XVIII secolo.


Spero che le parole di Giuseppe Antonio Severini vi appiano fatto conoscere cose nuove per voi, vi abbiano interessato e spronato a approfondire di vostra sponte questo bellissimo mondo fatto di sonorità e degli strumenti antichi che le producono.
Se siete in Sicilia un salto da Giuseppe nella sua Casa della Musica e della Liuteria Medioevale a Randazzo fatelo perché davvero ne vale davvero la pena. Prendetevi il tempo per ascoltarlo con attenzione intanto che vi spiega ogni strumento, la sua storia e come lo si costruisce e magari vi suona qualcosa, non ve ne pentirete.
Vi lascio qui un paio di siti in cui potete trovare qualche informazione più dettagliata in merito al suo lavoro e ascoltarlo un poco anche se non riuscite a passare da lui.


La Liuteria Severini

L’Associazione “Secoli Bui”

Canale YouTube di Giuseppe Severini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...