[STORIA] Tre piastrine di militari italiani tornano finalmente dalla Russia

Sono lieto di condividere un articolo di Giovanni di Girolamo, autore di “Prigionieri della Steppa”, bel libro sulla storia del 3° reggimento della divisione Celere impegnato in Russia nel secondo conflitto mondiale.  Recentemente sono state infatte ritrovate tre piastrine di riconoscimento appartenute a militari del 3° reggimento, la cui storia è molto interessante.

Buona lettura!


Il grande impegno di Cristiano Maggi ed Enia Accettura, che da tempo si dedicano al recupero di oggetti appartenuti a soldati italiani che combatterono in Russia fra il 1941 e il 1943, ha condotto al recupero di tre piastrine, ritrovate nella primavera del 2019 da Aleksander e Ivan Perminov. Aleksander ha partecipato agli scavi condotti da Onorcaduti fra gli anni ’90 e il 2005.

Cristiano lavora per creare un piccolo spazio museale, fruibile da studenti e cittadini, che dovrebbe accogliere una selezione di oggetti che i soldati italiani utilizzavano giornalmente durante la vita al fronte: “Recuperare le tre piastrine non è stato un lavoro semplice e ci tengo a ringraziare Aleksander e Ivan per la loro sensibilità. La loro passione e il loro lavoro ci consentono di conoscere molti particolari ignoti. Il prossimo passo sarà quello di donare le piastrine alle famiglie dei rispettivi possessori”.

Enia Accettura, coordinatrice del gruppo “Armir: ritorno dall’oblio”, esprime soddisfazione e viva commozione: “L’emozione è grande. È molto difficile giungere a questi risultati. Il nostro lavoro è volontario e ha l’unico fine di riportare a casa notizie dei nostri soldati”.

Le tre piastrine di riconoscimento appartenevano a:

  • Pietro Ceriani, nato il 15/4/1921 a Origgio (Varese), deceduto l’8/09/1942 e sepolto a Bachmutin.
  • Fernando Neri, nato il 2/12/1918 a Fabro (Terni), deceduto il 17/8/1942 e sepolto nel cimitero campale di Fomichinskij.
  • Alfonso Felici, nato il 23 gennaio 1923 a Villa Santo Stefano (FR) e deceduto il 21 gennaio 2018 nel suo paese natale.

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Come evidenzia Giovanni Di Girolamo, esperto della storia del 3° Reggimento Bersaglieri durante la Campagna di Russia, le tre piastrine sono state ritrovate nel luogo dove il reggimento fu costretto ad arrendersi ai russi, il 21 dicembre 1942, in seguito alla battaglia di Meshkovskaya: “Le piastrine hanno un valore affettivo e una storia particolare alle spalle. La cosa singolare è che nessuno dei tre possessori si trovava lì, in quella giornata. Due piastrine appartengono a bersaglieri Caduti durante la prima battaglia difensiva sul Don, nell’estate del 1942, e presentano solo la lamina interna, la quale veniva consuetudinalmente sfilata da quella esterna che, invece, veniva sepolta con il corpo del soldato. Ogni piastrina era costituita da due lamine. A dimostrazione di ciò le salme dei bersaglieri Neri e Ceriani risultano identificate, esumate da cimiteri campali e rimpatriate negli anni ‘90. È presumibile che questi tre oggetti viaggiassero nel bagaglio del comandante di compagnia o del cappellano. Tanto che nello stesso punto sono state trovate due medaglie del cappellano. Per la precisione, il nuovo cappellano del Terzo giunse al reparto in dicembre e fu preso prigioniero il 21, insieme ad altri ufficiali, fra cui don Pietro Capra della sezione di sanità che, invece, morì in quel villaggio”. Continua Di Girolamo: “Le piastrine si trovavano in prossimità di un cumulo di oggetti metallici e cenere, vicino ai resti di un’isba che era stata probabilmente adibita ad infermeria. I feriti di Meshkovskaya furono condotti in quel villaggio. Pietro Ceriani risulta deceduto il l8/09/42 e sepolto a Bachmutin. Secondo quanto trovato dal col. Antonio Miani, che negli anni ha condotto molte ricerche sui Caduti del reggimento, probabilmente in seguito a ferite riportate a Jagodnji, che il reggimento difese il 30 agosto. Il possessore della seconda piastrina era Fernando Neri, caduto il 17 agosto 1942 probabilmente nei dintorni di Serafimovic, in seguito a ferita da granata alla testa. Ironia del caso, proprio il 22 dicembre il capoufficio annotava la morte di Neri sul foglio matricolare. La terza piastrina apparteneva ad Alfonso Felici, uno dei più giovani soldati inviati in Russia. Sulla piastrina è riportato erroneamente Felice, un particolare che mi ha subito colpito. L’alpino Felici fu assegnato al 3° reggimento e partecipò alla battaglia di agosto, successivamente tornò al suo reparto, per cui è presumibile che avesse dimenticato la piastrina”.

Riguardo alla sua esperienza in Russia con il CSIR e poi con l’ARMIR, nel suo libro “Fighting Paisano” Felici racconta: “Le nostre azioni si limitavano a pattuglie dì disturbo per saggiare la potenza delle forze nemiche. Eravamo addestratissimi ai colpi di mano”. Parlando della battaglia di Natale del ‘41 aggiunge: “Dopo quella dura battaglia ci mandarono nelle retrovie. Eravamo rimasti circa in sessanta ed i feriti erano più di duecento, senza contare i morti. Per i restanti mesi i pochi rimasti facevano le pattuglie per le divisioni Celere, Torino e Pasubio. Distribuiti in queste divisioni non eravamo più alpini. Alla fine decisero di incorporarci nelle divisioni in cui operavamo. Fu così che io da, baldo alpino, diventai un animoso bersagliere del terzo Reggimento Bersaglieri del valoroso colonnello Aminto Caretto…l’impatto tra il cappello alpino e quello piumato di bersagliere fu un pò duro per noi sei, ex del Monte Cervino, ma dopo il cambio delle mostrine tutto diventò più facile….fummo assegnati al 18° Battaglione”.

Felici si distrinse nel corso della prima battaglia del Don, nel fatto d’arme del 23 agosto in corrispondenza della quota 232.2. Nell’azione rimase ferito e gli venne conferita una Medaglia d’Argento al Valore Militare (MAVM) sul campo: “Volontario pattugliatore, già distintosi in precedenti combattimenti, si lanciava per primo alla conquista di munita posizione avversaria, trascinando, con l’esempio, i compagni di squadra. Durante reiterati assalti e contrassalti del nemico, arditamente con pochi compagni, affrontava un forte nucleo avversario per recuperare un compagno caduto ed un’arma. Ferito, riusciva con supremo sforzo, a portare l’arma in salvo aprendosi la strada con bombe a mano”.

Rientrò nel battaglione Cividale in novembre e il 26 gennaio ’43 partecipò alla battaglia di Nikolajewka.

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La famiglia di Alfonso Felici ha accolto la notizia con grande emozione e gratitudine: “Bisognerebbe creare un superlativo di incredibile per descrivere il ritrovamento del piastrino di riconoscimento di nostro padre come del resto è necessario un maggiorativo di gratitudine nei confronti di Enia e Cristiano per avercelo restituito. Quella doppia lamina ossidata dal morso della terra di Russia sembra essersi fermata nel tempo, quel gelido Natale del 1942, e il gesto di Alfonso di privarsene piegandola, ormai convinto dell’imminente cattura, è inteso da noi, che lo abbiamo amato, come l’inizio di una sua personale rinascita che gli permise di rientrate in Patria nonostante le indicibili difficoltà. Non lo scossero nemmeno le durezze del primo dopoguerra, rimanendo ferma in lui la volontà di onorare il sacrificio dei commilitoni persi nella nebbia o nell’oblio di una Patria forse ingrata. Condividerà infine con loro la medaglia più ambita, quella del padre che ognuno di noi avrebbe desiderato. Marco Felici”.

Se la piastrina di Felici è tornata alla famiglia, gran merito va all’impegno di Aleksander e Ivan, che consente di portare alla luce testimonianze rimaste sepolte nell’immensa steppa russa.


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