[RECENSIONE] Il prigioniero di Cesare – Massimiliano Colombo

Nel settembre del 46 a.C., Gaio Giulio Cesare attraversa Roma in trionfo: il generale è reduce dalla grande vittoria sui Galli. Tra le file dei suoi soldati, incatenato come una belva, avanza Vercingetorige: l’uomo che unì la Gallia contro Roma è adesso esposto al pubblico ludibrio dei suoi nemici. A trascinare il capo barbaro è il centurione Publio Sestio Baculo, l’uomo che per sei lunghi anni ha avuto il compito di vegliare su questo importante prigioniero affinché giungesse vivo al trionfo di Cesare. Non c’è romano che conosca Vercingetorige quanto Baculo. Attraverso la loro vicinanza forzata nel Carcere Mamertino, questi due nemici hanno creato un rapporto in grado di andare oltre la guerra e le divisioni che essa comporta. Adesso, durante il trionfo, capiscono che tutto ciò che hanno vissuto culmina in quel momento, e che il valore di un’amicizia nata nel fuoco della battaglia può essere più grande di quello della vita stessa.

Uscita: 13 gennaio 2022
Pagine: 512
Editore: Newton Compton
Formato: Cartaceo ed ebook
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Nella Home del blog, nella colonnina laterale, compare la frase “Il romanzo storico è ridare vita a ciò che è stato e ora non è più”. Questa citazione calza quanto mai a pennello per l’autore di cui parliamo oggi, ovvero Massimiliano Colombo. La sua qualità principale, come “narratore”, è la capacità di raccontare storie emozionanti che coinvolgono personaggi vividi, che noi percepiamo come “reali.” Sarà capitato a tutti di leggere un romanzo e pensare “che personaggi stereotipati!” oppure “ecco il solito cliché.” Non è questo il caso di Colombo che, dai tempi del suo primo folgorante esordio con L’aquilifero (riedito poi con diversi titoli) ha sempre mantenuto questa abilità.

Ricostruzione del carcere Tulliano.

Il prigioniero di Cesare è la storia del rapporto, inizialmente tormentato, tra Vercingetorige, ormai catturato e detenuto nel famigerato carcere di Roma, il Tulliano, e il suo carceriere, un personaggio storico citato nel De Bello Gallico, il centurione Publio Sestio Baculo. Nella finzione narrativa l’autore immagina un Baculo congedato anzitempo a causa di alcune ferite invalidanti e assegnato a questo incarico.

Il merito di Colombo sta nel tratteggiare in modo magistrale, da un punto di vista psicologico, tale rapporto. Ad un Baculo deluso e amareggiato dalle proprie vicende si aggiunge un Vercingetorige disperato per la propria triste condizione e per tutto ciò che ha perduto. Sarà proprio partendo da questo terreno comune che i due stringeranno una virile amicizia, che alla fine si rivelerà significativa, in modo inaspettato, per entrambi.

Vercingetorige ad Alesia, oggi.

Il romanzo è sviluppato su due piani: il presente della prigionia di quello che era l’orgoglioso “Rix”, e il passato, dove l’autore ci racconta sia le disavventure di Baculo nella guerra di Gallia sia l’ascesa di Vercingetorige da nobile decaduto a principe degli Arverni e capo della rivolta antiromana. In questo, sta quello che secondo me è il principale plauso da fare all’autore: cioè la riscopera di un personaggio storico, Vercingetorige, a cui il racconto cesariano del “De Bello Gallico” non dava giustizia.

Nell’opera di Cesare, difatti, Vercingetorige è un abile capo che mette in difficoltà lo stesso proconsole romano, ma quasi nulla ci viene detto della sua storia, che invece Colombo ricostruisce con grande correttezza storica. Vercingetorige, era figlio di Celtillo, nobile arverno che aveva tentato di proclamarsi re del proprio popolo, ma che era stato tradito. Ciò costrinse Vercingetorige a fuggire e tentare poi la fortuna arruolandosi come ausiliario romano. Insomma, l’episodio della Grande Rivolta del 52 a.C. ha dei prodromi decisamente importanti, che Colombo ricostruisce in modo ottimo.

La battaglia di Alesia è magnificamente descritta nel libro.

Stilisticamente, il libro non è esente da imperfezioni. Ho trovato la parte centrale, in alcuni tratti, un po’ farraginosa, soprattutto quando l’autore deve raccontare le vicende che precedono la grande rivolta del 52. Un lettore potrebbe correre il rischio di “perdersi” tra i numerosi nomi di capi gallici e le complesse vicende degli anni 55-53 a.C. Rimangono decisamente emozionati, invece, i primi capitoli, dove si vive lo scontro tra Baculo e Vercingetorige, e tutta la parte finale, dove la battaglia di Alesia viene narrata con grande dettaglio e trasporto emotivo, in particolare il famoso episodio della cacciata dalla città assediata delle “bocche inutili”, ovvero le donne, i bambini e gli anziani, destinati ad una crudele sorte. Ho apprezzato anche l’uso dei sogni, molto significativi per entrambi i protagonisti, che l’autore fa e la “fluidità narrativa” con cui si passa da un diverso piano temporale all’altro, indizi entrambi di una ottima padronanza di diverse tecniche stilistiche.

In sostanza, un libro che consiglio assolutamente a tutti coloro che già conoscono l’autore ma anche ai semplici appassionati di storia. La sua lettura permette la riscoperta di un personaggio grande e tragico quale fu il capo arverno.


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