[RECENSIONE] Clodio – G. Middei

Spregiudicato e audace, abile nel manipolare le masse e nell’intimidire i suoi detrattori, Publio Clodio fu uno dei primi demagoghi della storia. Ben inserito nella Roma del suo tempo, in una città dilaniata da quelle tensioni che segnarono il passaggio dalla Repubblica all’Impero, seppe destreggiarsi tra gli intrighi del senato, elaborando un audace programma di riforme sociali. Il romanzo ripercorre l’ascesa politica di una delle più controverse e affascinanti figure dell’Antica Roma.
Con una scrittura che spinge a riflettere sui meccanismi dell’odio e del potere, l’autore ci restituisce il ritratto di uomo che cede alla violenza quanto alla generosità, agli idealismi quanto a un lucido realismo, un Clodio salvato dagli stereotipi, profondo e moderno.

Editore: Navarra Editore
Data di Pubblicazione: 18 Novembre 2021
ISBN: 8832055643
Pagine: 400
Formato: brossura ed ebook


Il romanzo storico è un gran calderone all’interno del quale si può inserire, in realtà, qualsiasi altro genere: dal giallo all’avventura, dal rosa al militare, è possibile trovare romanzi storici per tutti i gusti.

Lo storico, si potrebbe quindi, pensare, è nient’altro che un’ambientazione. Certamente lo è, ma non è solo questo. Narrare di un ebreo convertito nella Spagna dei Re Cattolici è ben differente che narrare di un nobile prussiano nella Germania guglielmina o di un patrizio nella Roma degli ultimi anni della repubblica. Ogni ambientazione, quindi, ha riflessi importantissimi sulla storia e sui personaggi che si vanno a narrare. Il vero romanzo storico, mia personale opinione, è quello che getta luce su uno specifico passato, opportunamente scelto, per illuminare qualcosa del nostro specifico presente. Lo scrittore, così, riesce a travalicare i confini del tempo e dello spazio e a trasmettere al lettore “qualcosa” (un messaggio, un’idea, fate voi) che sia significativo anche per noi, uomini e donne dell’età contemporanea.

Questa introduzione mi è servita per sgombrare subito il campo da ogni dubbio: Clodio è un romanzo storico nel senso più profondo del termine. Il suo autore, cultore di filosofia, è anche curatore della popolare pagina Facebook Professor X, ha scelto di narrare parte della vita di Publio Clodio Pulcro (92-52 a.C.), uno dei personaggi politici più interessanti della fase terminale della Roma repubblicana, considerato “eccessivo” e “rivoluzionario” già dai suoi contemporanei.

In un romanzo su Clodio poteva mancare Cicerone? Ovviamente no!

Partiamo dai pregi di questo romanzo. Il grande merito dell’autore è tratteggiare a tutto tondo la figura di Clodio, nei cui pensieri e nei cui atteggiamenti siamo pienamente immersi. Il punto di vista è saldamente ancorato al protagonista, non vi sono divagazioni con altri personaggi; questo aiuta grandemente l’immersione, che non viene mai spezzata. Ho apprezzato l’inizio in media res, con il risveglio il “giorno dopo” i fatti della Bona Dea, famosissimo episodio della biografia del nostro.

Non era la prima volta che si risvegliava con indosso abiti sporchi e puzzolenti e i postumi di una sbornia. In quegli ultimi mesi l’aveva tormentato il pensiero di essere un uomo senza talento e senza prospettive. Non si era mai distinto in nulla, né nella carriera militare né in quella forense, al contrario aveva contratto molti debiti, avuto innumerevoli donne ed era stato coinvolto in molteplici scandali. Agli occhi del mondo era un inetto e allora tanto valeva infischiarsene e andare a fondo, così si era detto.

Il Clodio delle prime pagine è un personaggio anticonformista che soffre per lo stato di inferiorità personale e sociale in cui si trova a vivere. Non è il capofamiglia, in quanto ha un fratello maggiore “tradizionalista”. Viene ben presto messo sotto accusa per il proprio comportamento licenzioso. Vede le ipocrisie della società e il controllo esercitato dai potenti (nobili e patrizi come lui) sulla plebe oppressa; prevaricazione sociale oltre che culturale.

Clodio, che dietro un’apparenza scandalosa nasconde un animo sensibile e autenticamente interessato alla Verità (maiuscolo non casuale), inizia quindi un percorso che lo porterà, come ci insegna la Storia, ad un tribunato della plebe dai tratti, per l’epoca, decisamente rivoluzionari. I riferimenti storici di tale vicenda sono corretti; ben reso è il dibattito politico del periodo, che l’autore maneggia con grande disinvoltura, così come la pletora di personaggi che Clodio incontra: Crasso, Cicerone, Cesare e molti altri. Fatto importante che devo sottolineare: non ho avuto alcun problema nel seguire i risvolti della trama, anche perché il periodo storico in questione lo conosco molto bene, quindi conoscevo già le vicende. Credo tuttavia che anche un appassionato del periodo romano, pur non ferratissimo sulle vicende di Clodio (e degli altri personaggi) non dovrebbe avere alcuna difficoltà nel seguire i fatti narrati. Forse, soltanto il neofita che conosce molto poco o nulla della storia di Roma del I secolo a.C. potrebbe mancare del contesto sociale e politico del periodo.

Comunque, merito dell’autore è inserire, all’interno di questo percorso politico, l’evoluzione interiore del protagonista. Da questo punto di vista, l’autore a mio giudizio va più a fondo nella materia di quanto faccia, ad esempio, la trilogia dedicata a Cicerone da Robert Harris (anche se quest’opera era anzitutto un romanzo storico thriller).

Statua della Bona Dea, i cui riti erano celebrati “in segreto” dalle donne patrizie.

Clodio ha senza dubbio goduto di una pessima fama, dovuta anche all’avversione degli storici successivi per un agitatore quale egli fu percepito da molti. L’autore non si ferma a questa “patina” interpretativa ma restituisce un carattere profondo, che vive momenti di scoramento ed esaltazione.

Se adesso riesaminava le sue azioni, doveva confessare a sé stesso di aver desiderato diventare tribuno della plebe per i motivi sbagliati. «È così», pensò con lucidità. «Ero spinto soprattutto dall’orgoglio, dalla vanità, dal desiderio di vendicarmi di Cicerone e di tutti quelli che erano venuti in massa ad assistere alla mia rovina. E per come stanno le cose ora», seguitò a pensare, «sarebbe molto più conveniente per me intraprendere una strada diversa, meno tortuosa».

Ciò conferisce al personaggio una notevole tridimensionalità psicologica, perché quello che gli accadde nel mondo esterno si riflette nella sua interiorità (e viceversa). Ed è proprio in tal modo che l’autore, come ho detto nell’introduzione, riesce a trasmetterci un messaggio dal valore assoluto, che trascende la particolare vicenda storica narrata.

Per quanto riguarda lo stile, la narrazione è fluida e mai pesante. Come detto, il punto di vista è saldamente ancora a Clodio. Particolarmente importanti, come visto negli esempi sopra, i brani con il discorso indiretto libero, che segnano le varie fasi dell’evoluzione di Clodio. Stilisticamente, nelle scene con più personaggi, ho notato in un paio di occasioni una leggera confusione su chi fosse il soggetto di una frase; ma sono piccolezze.

In definitiva, un romanzo storico che consiglio ad un pubblico vasto, non semplicemente appassionato di questo genere o dell’ambientazione romana. Non potrete non empatizzare con la figura tragica e interiormente titanica del Clodio di G. Middei.


Le altre recensioni del blog!
La pagina Facebook dell’autore (Professor X) e il link di acquisto su Amazon.

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