[RECENSIONE] La disfatta – Émile Zola

Nell’agosto del 1870, sui campi di battaglia di Sedan si scontrano due civiltà: la Francia del Secondo Impero e la Prussia del nascente imperialismo tedesco. Le conseguenze della disfatta militare francese sono devastanti: la caduta di Napoleone III, l’esperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi, la “settimana di sangue”. E’ l’inizio drammatico di una modernità “scientifica” che esige la trasformazione dei deboli in forti, delle vittime in carnefici, delle società in caserme. Come un grande regista cinematografico, in una continua alternanza di narrazione epica e racconti, Zola restituisce la drammaticità e la complessità di un grandioso affresco storico. E dietro la superficie della realtà “vista” agisce l’inquietante profondità degli istinti primordiali degli uomini e delle pulsioni sotterranee della storia.

Pagine: 348
Editore: Newton Compton
Traduttrice: Luisa Collodi
Anno prima edizione: 1892


La recensione di oggi è diversa dal solito. In occasione dell’anniversario della battaglia di Sedan (terminata il 2 settemre 1870 con la resa dei francesi), ci occupiamo infatti di un romanzo uscito oltre un secolo fa e scritto da un autore di cui, di solito, si fa cenno sui libri di scuola. La disfatta (titolo originale La débâcle) dello scrittore e giornalista Émile Zola (1840-1902) è il penultimo romanzo dell’imponente ciclo dei Rougon-Macquart, che non è altro che una “storia naturale e sociale di una famiglia sotto il secondo impero”.

Ne La disfatta, come negli altri romanzi del ciclo, l’autore espone, con stile quasi sempre brillante, la propria teoria sociale: il comportamento di un individuo è determinato in egual misura dalle caratteristiche familiari (oggi diremmo eredità genetica) e dalla classe sociale in cui cresce.

La disfatta eleva questo concetto a livello di “nazione”. Accanto ai due protagonisti del romanzo, il contadino ed ex-veterano Jean e il giovane un po’ debosciato Maurice, Zola illustra con occhio clinico le ragioni della sconfitta della Francia del secondo impero contro la Prussia di Bismarck nel conflitto del 1870.

Tali ragioni, per quanto riguarda la Francia, affondano nel generale declino della società del secondo impero (da Zola già descritto nei precedenti romanzi del ciclo). Ne La disfatta, la condanna riguarda tutti: Napoleone III, stanco, debole e ammalato; gli ufficiali, boriosi e incompetenti; i soldati, forse i meno colpevoli, sono descritti come smarriti e confusi dagli eventi. I prussiani e i loro alleati bavaresi, sassoni eccetera sono invece caratterizzata da una precisione “scientifica” e quasi “disumana”. Una delle immagini ricorrenti del libro, infatti, è quella dell’avanzare di truppe prussiane come “linee di formiche” che occupano il territorio. Anche gli effetti della possente artiglieria tedesca contribuiscono a questo dato.

Se fosse stato solo questo, però, il romanzo sarebbe stato interessante e documentato, ma privo di empatia. Invece, il rapporto di amicizia che si instaura tra i due protagonisti e che è cementato dalle comuni esperienzi della guerra, è ciò che dà “sentimento” al romanzo. Per fare questo, Zola costruisce la storia di due soldati dalla diversa estrazione sociale: Jean, contadino caparbio, realista ed esperto; Maurice, intellettuale ondivago che s’approccia alla guerra da “novellino di città”, che s’arruola nell’ingenuo entusiasmo della Parigi del luglio 1870. I due stringeranno una grande amicizia, cementata dalle comuni esperienze. Ho molto apprezzato il rapporto tra i due: nel generalo sfacelo di un modo, i rapporti diretti tra persone rimangono intangibili e più “autentici” di molte altre cose.

Lo stile ha un sapore fortemente “ottocentesco”. Il narratore onnisciente ogni tanto si intromette e dà dei giudizi netti; ci sono non pochi “riassuntini”, in particolare riguardanti le operazioni militari; qualche sviluppo di trama ricorda molto i feuilleton. Questi difettucci sbiadiscono però di fronte al vero piacere della penna di Zola, cioè quello delle descrizioni. Zola, in ogni scena del romanzo, è sempre preciso, esaustivo, evocativo.

Non si può rimanere insensibili di fronte alle descrizioni dei campi ospedali, dei mucchi di cadaveri della battaglie, delle mandrie di cavalli impazziti, del campo di concentramento dei prigionieri e di molto altro. È un grandissimo merito, se consideriamo la tematica militare dell’opera. ​In questo, la “parola” di Zola è immortale, perché colpirà l’uomo di oggi come ha colpito quello del passato.

Parigini in festa per la dichiarazione di guerra alla Prussia.

Il romanzo ha un difetto, forse l’unico: quello di essere troppo rapido nei capitoli finali (quaranta pagine su 370). Le prime trecento raccontano con dettagli abbondanti l’inizio della guerra, la disfatta di Sedan e i postumi di tale evento; le ultime pagine, invece, riassumono in un modo che è evocativo, certo, ma troppo rapido, gli eventi della Comune parigina, che da soli avrebbero dato materiale per un altro intero romanzo.

Nonostante questo, il romanzo raggiunge in pieno l’obbiettivo di raffigurare da un lato lo smarrimento dei soldati francesi e l’impreparazioni dell’esercito di Napoleone III; dall’altra, la precisione scientifica dei prussiani.
È doveroso specificare che il messaggio di Zola non è affatto pacifista. Sì, la guerra viene duramente condannata per bocca di Jean, ma l’autore esplicita anche il suo pensiero: la guerra è “darwinianamente” inevitabile, data la natura umana. Destino è che i più forti e organizzati (che ora sono i prussiani) vincano sui più deboli. Non a caso, il pacifismo finale cui giunge Jean non è condiviso dai prussiani, che nell’intero romanzo ricevono una raffigurazione negativa. E’ una sorta di pacifismo come “rifugio dello sconfitto”.

Detto questo, il romanzo è assolutamente godibile. Le uniche parti che possono dare noia sono le descrizioni precise delle operazioni militari: vi possono interessare se siete appassionati di storia militare e leggete con una dettagliata cartina sottomano; in caso contrario, non preoccupatevi di non capirci nulla, perché è esattamente la sensazione provata più volte dagli stessi soldati francesi in quelle assolate aggiornate di fine estate del 1870.


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