22 aprile 1915: Ypres, la guerra chimica di Fritz Haber

Il padre della guerra chimica

Oggi raccontiamo la storia dello scienziato ideatore – e tra i principali responsabili – della guerra chimica iniziata dalla Germania imperiale nel corso della prima guerra mondiale. Tale conflitto portò la connessione tra scienza e guerra a livelli mai visti in precedenza. Una figura esemplificativa di questo rapporto al tempo stesso perverso e virtuoso è quella del chimico tedesco Fritz Haber, premio Nobel nel 1918 e amico personale di Albert Einstein.

Haber nacque nel 1868 a Breslavia da una facoltosa famiglia ebraica che possedeva manifatture di colorante. Proprio per questo gli fu imposto di studiare chimica, materia per cui si dimostrò estremamente portato. A cavallo dei due secoli Haber, assieme al collega Carl Bosch, studiò un metodo per sintetizzare artificialmente l’ammoniaca (che ha formula NH3)

Fritz Haber (1868-1934)

Haber era un fervente patriota desideroso di inserirsi nella elitè scientifica tedesca. Per favorire tale accettazione si convertì persino al cristianesimo. Nell’estate del 1914 Haber fu uno dei più grandi sostenitori della guerra. Firmò il Manifesto dei 93, un documento con cui gli scienziati tedeschi più famosi e riconosciuti (praticamente tutti, tranne Albert Einstein e David Hilbert che non firmarono) rigettavano le accuse di barbarie lanciate dagli Alleati alla Germania dopo l’invasione del Belgio e la distruzione della biblioteca di Lovanio.

Haber, arruolato ufficialmente col titolo di capitano (era solito indossare l’uniforme in laboratorio), si dedicò anima e corpo alla missione di usare la sua scienza per aiutare lo sforzo bellico tedesco. Perfezionò la sintetizzazione dell’ammoniaca e la usò per la produzione di composto chimici necessari all’industria bellica. Non è esagerato affermare che, senza il suo contributo, la Germania non sarebbe stata in grado di sostenere lo sforzo bellico per così tanti anni di guerra: il blocco navale imposto dall’Intesa aveva infatti tagliato il rifornimento di materie prime strategiche. Inoltre, l’ammoniaca così sintetizzata fu fondamentale anche per la produzione di fertilizzanti: senza quest’altro contributo la Germania avrebbe affrontato una crisi alimentare molto peggiore di quelli che affrontò negli ultimi anni di guerra.

Ma il più orrendo e sconvolgente contributo di Haber fu la guerra dei gas. Molte altre nazioni avevano già tentato invano di applicare la chimica alla guerra. Haber fu il primo ad avere successo. Egli decise di usare il cloro che, rilasciato in aria, si legava all’idrogeno a formare il letale acido cloridrico che, inalato in quantità sufficiente, bruciava i polmoni e portava alla morte. Haber non si limitò a questo. Supervisionò ogni fase, dalla progettazione, alla sperimentazione e infine all’applicazione sul campo, in guerra.

Il 22 aprile del 1915 centosessanta tonnellata di cloro vennero rilasciate in aria e formarono una nube verdastra alta circa venti metri che avanzava a meno di due chilometri orari. Nel giro di dieci minuti morirono circa 5000 uomini delle truppe coloniali francesi. Altri 10000 rimasero feriti. Fu un successo straordinario, inatteso anche dai tedeschi. Haber ottenne gloria, incarichi ed onori senza precedenti.

Fritz Haber al fronte che supervisiono lo stoccaggio delle armi chimiche.

Le tragedie non erano finite. Al ritorno dal fronte, Haber litigò violentemente con la moglie. Clara Immerwahr era anch’essa ebrea convertita e chimica ma, al contrario del marito, di tendenze pacifiste e progressiste. Il 2 maggio del 1915 Clara si suicidò usando la pistola d’ordinanza del marito e morì tra le sue braccia.

Haber non fu sconvolto dall’evento e proseguì indefesso il suo ruolo di consulente scientifico. Si recò immediatamente sul fronte orientale per organizzare i primi attacchi di gas contro i Russi.

La guerra chimica divenne una componente fondamentale delle operazioni militari e provocò centinaia di migliaia di morti, ma non fu un’arma risolutiva: i belligeranti si affrettarono ad approntare le opportune contromisure e ad addestrare le truppe in modo opportuno.

Soldati tedeschi “accendono” dei barili di gas al cloro

Dopo la guerra, Haber continuò le sue ricerche e si concentrò nel settore degli insetticidi. In particolare, diede un importante contributo allo sviluppo dello Zyklon B, che poi sarebbe divenuto tristemente famoso nella seconda guerra mondiale.

Con l’ascesa del nazionalsocialismo, la situazione si fece critica per Haber. Max Planck, il famoso scienziato tedesco che aveva dato inizio alla rivoluzione quantistica, cercò di intercedere presso Adolf Hitler in persona, ma invano. Nel 1933 Haber scappò dalla Germania e trovò rifugio in Gran Bretagna. L’anno successivo tentò di raggiungere la Palestina assieme ad altri ebrei rifugiati ma morì durante il viaggio.

Come ho accennato, Einstein ed Haber erano amici personali. Haber aiutò il grande scienziato in molte occasioni: lo convinse a trasferirsi dalla Svizzera a Berlino nel 1914 e fece da intermediario durante la separazione di Einstein dalla prima moglie, Mileva Moric, arrivando addirittura ad accogliere in casa la donna con i figli.
L’amicizia tra i due non venne mai meno, nonostante l’uno fosse il campione del nazionalismo tedesco e l’altro un pacifista internazionalista. Einstein, consapevole di essere socialmente un “imbranato”, era grato ad Haber per l’aiuto datogli.

Un giovane Einstein con la prima moglie Mileva.

La vicenda di Fritz Haber solleva molti quesiti sul rapporta tra scienza e cultura e quindi, di riflesso, tra scienza e potere. Personalmente, da laureato in materie scientifiche nonché appassionato di storia e filosofia, ritengo in generale ingenuo credere nella neutralità della scienza nonché degli uomini e delle donne impegnati in tale ambito. Essi credono né più né meno degli altri alle idee maggioritarie della società in cui vivono.

Faccio infine notare che ancora oggi a Fritz Haber sono dedicati istituti di ricerca scientifica ed università. Non sono assolutamente un sostenitore della “cancel culture”, ma in questo caso una riflessione non violenta sarebbe doverosa.


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Mi sono imbattuto nella storia di Haber leggendo questo bel libro sulla nascita della teoria della relatività generale di Albert Einstein e sulla sua amicizia con l’astronomo Arthur Eddington.

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