[SAGGIO] Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità – Yuval Noah Harari

Articolo di Matteo Nasi


Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla Terra ce una sola specie di umani. Noi. L’Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione. Siamo gli unici animali che possono parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione: come divinità, nazioni, leggi e soldi. Non riuscirete mai a convincere uno scimpanzé a darvi una banana promettendogli che nel paradiso delle scimmie, dopo la morte, avrà tutte le banane che vorrà. Solo l’Homo sapiens crede a queste storie. Le nostre fantasie collettive riguardo le nazioni, il denaro e la giustizia ci hanno consentito, unici tra tutti gli animali, di cooperare a miliardi. È per questo che dominiamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono chiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca. “Da animali a dèi” spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come siamo arrivati a credere negli dèi, nelle nazioni e nei diritti umani; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2017
Pagine: 540
Formato: Brossura ed Epub


Chi siamo stati, cosa siamo diventati, chi diventeremo? Yuval Noah Harari (docente presso il Dipartimento di Storia della Hebrew University of Gerusalemme) dà l’opportunità al lettore di esplorare tutti gli stadi della nostra storia. Condensare in un unico libro l’intero ciclo evoluzionistico (e qualche accenno al futuro) dell’uomo non deve essere stata una facile impresa. Chi ben comincia è a metà dell’esistenza: l’alba della nostra specie sorge in Africa orientale circa due milioni di anni fa, partendo da un particolare genere di scimmia chiamata Australopithecus, che significa “Scimmia dell’emisfero sud”[1].

Due milioni di anni fa circa incominciò la prima migrazione della Storia: alcuni esseri umani di questa specie presero armi e bagagli e iniziarono il loro viaggio verso l’evoluzione. Direzione Nord Africa, Europa e Asia. Dall’Australopithecus iniziò il cammino, durato milioni di anni, verso l’attuale Homo Sapiens, che pian piano cominciò a imporsi su tutte le altre specie di “homo” presenti sul pianeta. Non siamo mai stati molto ben disposti nei confronti degli altri.

L’umanità agli albore: Australopithecus Afarensis

La tecnica e un cervello infinitamente più grande capace di immaginare cose non reali: questi sono stati gli attributi che hanno permesso alla nostra specie di espandersi e diventare quella predominante sul Pianeta. È impressionante l’esempio che Harari riporta dell’invenzione del capitalismo:

La Peugeot ha cominciato come una piccola azienda familiare nel villaggio di Valentigney, che si trova ad appena 300 km dalla grotta di Stadel. Nel 2011 la società aveva circa 200.000 dipendenti sparsi nel mondo, che nella stragrande maggioranza sono totali estranei a loro. (…) In che senso possiamo affermare che la Peugeot SA (la denominazione ufficiale dell’azienda) esiste? (…) In breve, la Peugeot SA non pare avere alcuna connessione con il mondo fisico. Possiamo dire che esiste realmente? La Peugeot è un’invenzione della nostra immaginazione collettiva. Gli uomini di legge chiamano questo fenomeno “finzione giuridica”. Non può essere additata; non è un oggetto fisico. Esiste come entità giuridica. (…) La Peugeot appartiene a un particolare genere di finzioni giuridiche chiamate “società a responsabilità limitata”. Il concetto che sta dietro a queste società è tra le più ingegnose dell’umanità. (…) Tali aziende erano giuridicamente indipendenti dalle persone che le avevano avviate, che vi avevano investito soldi o che le gestivano. (…) Negli Stati Uniti il termine tecnico per una società a responsabilità limitata è corporation. (…) Benché non abbiano un vero corpo, il sistema giuridico americano tratta le corporations come persone giuridiche, come se fossero esseri umani in carne ed ossa.”[2]

Quello dell’azienda Peugeot è solo uno degli innumerevoli esempi delle invenzioni basate sulla fiducia riportate nel libro. Il viaggio dell’uomo attraverso le sue epoche si fonde tra migrazioni, tecnica e tanta tantissima immaginazione. Colpisce in modo particolare la riflessione sul futuro riportata verso la fine del libro. Dove andremo con le tecnologie a nostra disposizione? Saremo ancora Homo Sapiens? O addirittura un’altra specie?

Le modifiche bioniche al corpo umano è una realtà attuale: sono infatti già presenti sul mercato tecnologico mani, piedi, bracci robotici (ricordo che il libro è stato scritto nel 2011). Alcuni scienziati sono convinti che presto avremo addirittura bracci che saranno in grado di mandare segnali al cervello: quindi gli amputati potrebbero riguadagnare anche la sensazione del tatto. Un progetto estremamente interessante è il seguente:

“Fra tutti questi progetti in via di sviluppo, il più rivoluzionario riguarda il tentativo di creare un interfaccia cervello-computer diretta e a doppio senso, che consentirebbe a un calcolatore di leggere i segnali elettrici di un cervello umano, trasmettendo simultaneamente segnali che possano essere a loro volta letti dal cervello”[3].

Lo storico esamina le future implicazioni di una possibile tecnologia: cosa succederebbe se queste interfacce fossero usate per collegare direttamente il cervello a Internet, o per connettere cervelli umani diversi gli uni con gli altri creando così una specie di “Internet trans-cerebrale”? In una situazione simile, che rimanda alla nostra fantasia i film hollywoodiani di fantascienza, un cyborg potrebbe, per esempio, richiamare i ricordi di un’altra persona. Non solo apprenderli, ma persino ricordarli come se fossero propri.

L’ex velocista Oscar Pistorius.

Cosa accadrebbe quindi ai concetti come l’Io e l’identità di genere? Saresti capace di conoscere te stesso o i tuoi sogni se questi non fossero nella tua mente ma in un deposito collettivo delle aspirazioni? Un cyborg del genere sarebbe qualcosa di completamente diverso, da non riuscire ad afferrarne le implicazioni filosofiche, psicologiche o politiche legate alla sua eventuale esistenza.

 La globalizzazione ha inizio nel 200 a.C. Perché? Dal 200 a.C. tutta la popolazione presente sul Pianeta è vissuta all’interno di imperi. Harari sostiene che ciò può accadere anche in futuro. Portando l’esempio del tardo Impero Romano o dell’Impero Cinese, a capo del futuro governo potrebbe collocarsi una élite multietnica, tenuta assieme da interessi comuni e culture comuni.

Ad oggi nel XXI secolo il mondo è suddiviso in 200 stati. Ma nessuno di essi è davvero indipendente.

La globalizzazione ha fatto sì che tutte le loro economie coesistano in un’unica rete globale commerciale e finanziaria, creata anche da correnti fortissime di capitale, lavoro e dati. Abbiamo visto, anzi stiamo vedendo, come una crisi economica o l’arrivo di una nuova tecnologia possono sconvolgere in tempi rapidi tutte le economie del Pianeta.

Quello che conta è che ogni stato condivide gli attuali problemi che ci affliggono: cambiamenti climatici, crisi economiche e sociali, enorme disparità nella distribuzione della ricchezza. Dulcis in fundo, i missili balistici intercontinentali e le bombe atomiche non badano ai confini. Siamo all’alba di un homo novus?

Da Ciro il grande e proseguendo per altri 2500 anni, ogni sorta di imperatore, o sedicente tale, che si è affacciato sulla scena mondiale ha promesso al suo popolo che avrebbe portato benessere, pace e grandezza. Hanno miseramente fallito. Tutti quanti. Un impero globale futuro potrà fare di meglio?


[1] Harari, Sapiens, da animali a dei, p. 14

[2] Harari, Sapiens, da animali a dei, p. 45

[3] Harari, ivi, p. 505.

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