[SAGGIO] Muri. Una storia della civiltà in mattoni e sangue – David Frye

di Matteo Nasi


I costruttori di muri: l’analisi storica di David Frye

In un’epoca in cui il concetto di muro è quasi più divisivo dei muri stessi, David Frye, studioso e docente di storia antica, indaga con piglio da investigatore i misteri dei grandi muri della storia, dalla Grande Muraglia al Vallo di Adriano, dal Muro del Principe a quello di Berlino, per capire come hanno plasmato il nostro modo di vedere il mondo. Per migliaia di anni, l’umanità ha vissuto dentro e dietro a muri. Muri di confine, città fortificate, barriere hanno separato e protetto le popolazioni dal nemico, dall’estraneo, o semplicemente dall’ignoto. Per migliaia di anni, gli uomini hanno costruito muri, li hanno assaltati, ammirati e oltraggiati. Grandi mura sono apparse in ogni continente, hanno accompagnato il sorgere di città, nazioni e imperi, eppure il loro ruolo è poco studiato nei libri di storia.
Quali influenze avranno avuto i muri sul modo di vivere, pensare e creare di chi viveva al di qua e al di là di essi? Per stare ai tempi recenti, basti pensare al Muro di Berlino e a come ha modellato non solo la vita quotidiana dei berlinesi, ma anche l’immaginario complessivo del secolo scorso. Sollevate dall’incombenza di stare sempre all’erta, dietro mura e confini le civiltà hanno potuto dedicarsi alla letteratura, all’arte, alla cultura, alle scienze. Prosperare, insomma. Gli uomini, liberi dalle armi, si sono rivolti ad altre occupazioni, alleggerendo le donne da molti lavori pesanti. I popoli non protetti da mura, viceversa, erano destinati a un taciturno militarismo, dove un uomo non era altro che un guerriero.

Editore: Piemme
Anno edizione: 2019
Pagine: 336
Formato: Rilegato ed Epub


Nel dibattito politico contemporaneo sentiamo spesso parlare di migrazione di popoli e la soluzione a questa opportunità che stuzzica di più la maggior parte della generazione attuale della classe politica, perché ritenuta più efficace è: “Innalziamo un muro al confine”. D’altronde come biasimarli. A questo proposito l’autore fa un interessante analisi del “problema migrazioni”:

“Due eventi hanno finito per attirare l’attenzione sul moltiplicarsi dei muri di confine su tutto il mondo. Il primo è stato l’aumento delle migrazioni di massa in Europa. Il secondo è stata una campagna presidenziale americana che ha sensazionalizzato il tema in ogni parte del globo.”

D. Frye, Muri, p. 293

 Fin dall’antichità l’umanità, da quando ha iniziato ad organizzarsi in società complesse, ha utilizzato la tecnica del muro come mezzo difensivo dei propri simili a minacce esterne. Il diverso e l’ignoto non erano sempre ben voluti e nemmeno ben accetti.

I primi muri che sorgono sul suolo della Terra risalgono al 2000 a.C, quando Shulgi, re di Ur in Medio Oriente costruisce un muro, apparentemente contro il nulla del deserto. Con la comparsa della civiltà ellenica, solo poche poleis greche si cimentarono nell’innalzamento di mura cittadine; i pavidi e orgogliosi spartani preferiscono affrontare il nemico sul campo aperto, piuttosto che rifugiarsi dietro un cumulo di pietre. D’altronde le donne spartane sono diventate celebri per rimarcare ai loro figli l’importanza della tradizione militare spartana: “Torna con il tuo scudo, o sopra di esso”.

Non dimentichiamoci però che è proprio grazie a delle fortificazioni se noi oggi possiamo vivere in società democratiche, andare in palestra, alle terme o cimentarci negli studi (tornando agli spartani, essi definivano appunto effemminati gli ateniesi, per la loro dedizione alle arti e alla loro abilità oratoria.).

Passando dalla Grecia antica alla Cina, anche quest’ultima imparò a proteggersi dalle invasioni delle popolazioni unne innalzando muri (la Grande Muraglia è solo un esempio fra i tanti). Tocchiamo la civiltà romana. David Frye affronta e descrive con dati archeologici e storici una carrellata di imperatori costruttori di muri e, neanche tanto stranamente, di ponti, come Traiano e Adriano (il famoso vallo di Adriano).

Sezione sopravvissuta del Vallo di Adriano tra Inghilterra e Scozia.

Passando per il Medioevo e approdando nell’età contemporanea, l’autore costruisce una disamina accurata di muri che vengono costruiti e muri che, invece, vengono abbattuti arrivando fino al 1989 e oltre.

Chi sono quindi i costruttori di muri? Perché, attraversando la storia della civiltà, sembra che ci sia questa ossessione del proteggere sé stessi e i propri simili? Il professore di storia antica, con un rigoroso metodo storico di comparazione, porta avanti queste indagini cercando di comprendere come l’istinto umano di “rifugiarsi dietro un muro” ha plasmato l’attuale società contemporanea. Siamo noi stessi i costruttori di muri, spinti dalla paura dell’ignoto e dell’altro, erigiamo barricate sia fisiche che mentali per proteggerci; ma acquisendo la libertà grazie al senso di protezione che scaturisce dal muro, nel frattempo si è insinuato in noi una cronica mancanza di fiducia, facendo nascere quella corrente filosofica chiamata “primitivismo”: tutto ciò che è selvaggio è naturale.

In conclusione, l’analisi storica di Frye è molto stimolante, anche dal punto di vista filosofico, e ci aiuta a comprendere l’importanza di non farci ingabbiare d muri e barriere mentali, troppo spesso presenti nella nostra contemporaneità.


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