[RECENSIONE] I tre cavalieri di Roma – Andrea Frediani

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L’esercito romano, sotto il principato di Marco Aurelio e Lucio Vero, è impegnato nella difficile conquista dell’impero partico, a Oriente.

Tre cavalieri, Tito, Bendix e Magnus, si ritrovano coinvolti nel saccheggio del palazzo reale della capitale Seleucia. Ma dai sotterranei dell’edificio si diffonde una minaccia capace di spezzare qualunque armata: una terribile pestilenza, che costringe i romani a rinunciare alla campagna. I tre giovani salvano tre sorelle armene, Taline, Lucine e Yeva, e insieme a loro diventano testimoni scomodi di una vasta cospirazione che mira a detronizzare gli imperatori. Catturati dai parti, i sei saranno costretti ad affrontare una lunga e avventurosa odissea per recuperare la libertà e tornare in territorio romano così da avvertire gli imperatori del pericolo. Tra fughe rocambolesche in una terra sterminata e percorsi accidentati in territorio ostile, braccati da nemici di ogni sorta, briganti, pirati, lupi e cacciatori di taglie, i sei protagonisti dovranno forgiare la loro tempra in un viaggio di formazione in cui, per garantirsi la sopravvivenza, sarà necessario mettere alla prova sé stessi, i propri sentimenti e i vincoli reciproci.

Recensione del nuovo romanzo di Andrea Frediani in uscita il 24 settembre 2020.


Ho apprezzato enormemente il Frediani saggista. La sua opera forse più famosa, cioè Le grandi battaglie dell’antica Roma, ha fatto parte della mia infanzia. Qualche mese fa ebbi modo, grazie alla mia collaborazione mia collaborazione con l’editore Newton Compton di recensire uno dei suoi ultimi romanzi. La guerra infinita era un solido romanzo storico che, pur con qualche criticità nella trama, raccontava in modo avvincente e realistico (senza compromessi anche nelle parti più dure), la conquista romana della Spagna.

Mi sono quindi avvicinato con buone speranze a questo nuova opera. Se avete letto la sinossi, riportata ad inizio articolo, saprete già che il romanzo è ambiente durante la guerra romano-partica del tempo di Marco Aurelio. Come è noto, in quello stesso periodo l’impero fu devastato da un’epidemia di peste (o forse vaiolo, gli storici sono incerti), la cosiddetta peste antonina.

La tematica è un chiaro riferimento all’attuale pandemia di Covid-19. Nelle mie molte letture di narrativa storica, questo era un tema nuovo. Le mie aspettative quindi erano alte… ahimè, ne sono rimasto deluso. Le prime 60 pagine sono le più interessanti. I protagonisti sono tre ausiliari di origine germanica di un reparto di cavalleria che, assieme al resto dell’esercito romano, è impegnato nella campagna contro i Parti, agli ordini dello spietato e inflessibile Avidio Cassio. Il romanzo inizia in media res, con il saccheggio della città di Seleucia, operato dai soldati e non voluto, all’apparenza, dai superiori. L’inizio può essere un po’ confuso per chi non conosce nei dettagli la storia romana; una minima introduzione, anche un banalissimo prologo esterno avrebbe aiutato. Comunque, durante questo episodio, i tre protagonisti Tito, Magnus e Bendix incontrano tre schiave armene, tre sorelle, che sono anche le protagonisti femminili del romanzo.

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Primo punto forte del romanzo è che, nonostante l’affollamento di sei protagonisti, ognuno ha una voce ben riconoscibile, gli viene dedicato il giusto spazio. Non ho mai rischiato di fare confusione tra i personaggi e, considerando i difetti della trama che dirò dopo, non è poco. Ovviamente, con così tanti protagonisti e trecento pagine era impossibile approfondire psicologicamente ciascuno: a conti fatti, le tre donne sono le più interessanti perché hanno un chiaro percorso di evoluzione del carattere, laddove invece i tre uomini si mantengono nelle loro posizioni iniziali (caratterialmente ho trovato i tre maschi un po’ troppo “tagliati con l’accetta”, forse perché non hanno evoluzione nel corso del romanzo).

Un altro punto forte è lo stile. I dialoghi sono a volte un po’ lunghetti, ma le descrizioni sono precise e puntuali; in particolare le scene d’azioni sono convincenti. Inoltre, Frediani gestisce bene il punto di vista. Non abbiamo mai dubbi su chi sia, in un certo momento, la voce narrante. Frediani, insomma, è ormai esperto di scrittura e si vede.

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Passiamo ai problemi della trama, che sono grossi. Le prime 60 pagine, come avevo detto, presentano un romanzo differente dalle restanti pagine. All’inizio abbiamo i nostri sei personaggi nel campo dell’esercito del generale Avidio Cassio. Le trame sono due: una politica, legata ai comportamenti del generale (è Storia che tale generale si ribellerà agli imperatori), l’altra al diffondersi dell’epidemia nell’esercito romano, che poi la porterà in tutto l’impero. Da queste prime pagine avevo pensato che il romanzo si sarebbe sviluppato come un thriller, in cui i nostri protagonisti avrebbero lottato da un lato contro i propri superiori (ribelli) e dall’altro contro la pandemia. Uno scenario potenzialmente interessante. Invece no, sbagliatissimo. Intorno a pagina 60 abbiamo un salto temporale di quattro anni e i nostri protagonisti si ritrovano prigionieri, catapultati nel cuore dell’impero dei Parti.

Tutto cambia. Il romanzo diventa la fuga dei nostri dall’impero partico per tornare in quello romano e compiere la propria missione (ma non tutti, ovviamente, sono spinti da tale motivazione). Il problema di questa parte è la ripetitività (almeno due volte i nostri si separano e si ritrovano), la quasi totale mancanza di mordente e molti, troppi, avvenimenti che mi son suonati come irrealistici o forzati.

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La trama, insomma, non è “character-driven”, ma un allinearsi di situazioni del tutto casuali ed estemporanee che ho trovato, lo confesso, abbastanza fastidiose. Troppi personaggi e situazioni secondarie non funzionali alla trama principale. E’ in pratica un romanzo di avventura più che storico, perché gli avvenimenti avrebbero potuto essere ambientati in ogni altra epoca o luogo e non sarebbe cambiato molto. Ciò che non ho apprezzato è la scarsità di riferimenti storici in questa seconda parte. Non fosse stato per due o tre riferimenti ad Ahura Mazda, non ci sarebbero stati elementi per dire di essere nell’impero partico. Come ho detto, i personaggi femminili hanno un’evoluzione credibile e interessante. Ci sono anche trame amorose: con ben sei personaggi, l’autore si diverte a creare coppie e poi a rimescolarle. Forse le coppie sono anche troppe… 

Un altro grosso problema, infine, è che in copertina leggo Invasion saga. Difatti, il romanzo termina senza conclusione della (fino a quel momento) esile trama principale. Non mi è piaciuto per niente. Tagliare cento pagine e più da questo romanzo e sviluppare nel finale la “vera trama” sarebbe stato molto meglio. In definitiva, consiglio questo romanzo se amate l’avventura per l’avventura, altrimenti per me è un no, soprattutto perché il finale è totalmente in bilico. Di Storia, dopo il salto temporale di cui ho scritto, ce n’è troppo poca. 


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Nelle immagini: la città di Seleucia nel corso dei secoli; l’imperatore Lucio Vero; il medico Galeno che descrisse l’epidemia antonina.

Un pensiero su “[RECENSIONE] I tre cavalieri di Roma – Andrea Frediani

  1. Andrea Frediani

    Gentile Vladimiro, vedo che lei imperversa su vari siti smanioso di condfvidere la sua delusione per questo libro… dimenticando di specificare che si tratta di una saga, e quindi almeno di una trilogia, e disprezzando a priori il concetto di “romanzo d’avventure”. “Quelli bravi” come scrive lei e come senza dubbio si considera viste le disquisizioni tecniche in cui si è lanciato, direbbero che trattandosi di una saga non aveva senso che i nostri eroi sventassero la congiura già nel primo romanzo (considerando poi che per l’usurpazione di Avidio Cassio, come lei saprà visto che è “bravo”, ci vogliono ancora parecchi anni).
    Io scrivo tre tipologie di romanzi, abitualmente: i romanzi storici tout court, i thriller, e i romanzi d’avventura, destinati a un pubblico più ampio e che si spaventa di fronte a un romanzo storico ponderoso e ricco di dettagli. A quanto pare, per qualcuno non posso permettermi di scrivere un romanzo d’avventura, che era proprio il mio intento per rilassarmi in mezzo a romanzi ben più impegnativi. Ovviamente con un romanzo d’avventure posso deludere un appassionato di romanzi storici, così come con un romanzo storico posso annoiare un acquirente meno preparato, ma è il rischio che si corre… scrivendo libri, e non solo criticandoli: internet ormai dà voce a tutti e noi, scrittori, che almeno ci mettiamo nome e faccia, dobbiamo tenerne conto. Potrei scrivere sempre lo stesso genere, come diceva John Grisham (i lettori da me vogliono sempre lo stesso libro), ma uno scrittore, dopo un po’, si stufa e vuole variare, pur correndo il rischio di disorientare il lettore.
    Che poi lei aggiunga che non ci sono riferimenti all’impero partico, quando indico sempre regioni, città, caratteristiche architettoniche, nomi dei regnanti e caratteristiche politiche e amministrative, mi pare proprio eccessivo.. e il frutto, più che di una delusione, di qualche altro movente.
    Quello cui punto io è aver ingenerato nel lettore una sorta di affetto seriale per i sei personaggi, la curiosità di scoprire come si evolveranno i rapporti tra le varie coppie e se riusciranno a sventare la congiura, e la voglia di vedere in cosa si tradurrà la grande invasione e l’epidemia di peste di cui si parla alla fine del romanzo. Lei non proseguirà nella saga e io me ne farò una ragione… provi allora a leggere uno dei miei romanzi storici tout court, se le va di sprecare qualche altro euro, e vediamo se almeno in quelli riesce a trovare della sostanza… Un cordiale saluto. Andrea Frediani

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