[RECENSIONE] Le avventure del capitano Hornblower – Cecil Scott Forester

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Tra il 1700 e il 1800, ai tempi in cui Napoleone dominava l’Europa, solo la Royal Navy di Sua Maestà Britannica sfidava la potenza francese. Al suo servizio c’erano uomini dalle vite avventurose, il cui spirito è perfettamente impersonato da Orazio Hornblower, un ufficiale che, da semplice guardiamarina, arriva ai vertici del comando divenendo ammiraglio. Taciturno antieroe a disagio nella società civile, ma imbattibile al comando della sua nave, Hornblower è il protagonista di una trilogia che del mare ha l’irrequietezza e l’imprevedibilità. Una grande epopea di guerra sui mari, nella quale alle battaglie si susseguono gli abbordaggi, alle ribellioni le epidemie e ai tradimenti gli amori difficili e le incursioni in terra nemica.

Hornblower è un pezzo della mia adolescenza. Era il 2003. Una delle ultime estati prima che Internet riempisse tutto e rendesse l’estate indaffarata come il resto dell’anno. Rete 4 (la tv, sì!) mandò in onda la serie inglese dedicata proprio al nostro Hornblower. Ricordo ancora lo spot pubblicitario che diceva “nell’epoca dello scontro tra la Francia rivoluzionaria e l’Inghilterra vittoriana” (sì come no, regina Vittoria che non era neanche nata)…la faccia spigolosa di Ioan Gruffudd mi piacque da morire. Avventura pura, duelli, cannoneggiamenti, marinai e quant’altro. Ottimi effetti speciali (ah, quando la CGI non aveva ancora reso tutto così finto). Ho scoperto solo anni dopo che le navi erano modellini!

Torniamo alle cose scritte. Il volume in questione raccoglie i primi tre romanzi scritti dall’autore. Sono ambientati tra il 1808 e il 1811 in una grande varietà di posti: Centro America, Inghilterra, coste della Spagna, campagne della Francia. Hornblower è un capitano di fregata (vascello di potenza intermedia) inviato in una missione solitaria con la sua nave nel Centro America per sollevare le popolazioni locali contro il governo spagnolo…ecco, Hornblower. Il protagonista indiscusso dei romanzi: il punto di vista è quasi sempre il suo). E’ l’antieroe per eccellenza. Questo è il grande merito di Forester. I romanzi di Hornblower non soltanto romanzi di avventura pieni di luoghi esotici, azioni, duelli, arrembaggi, combattimenti, fughe eccetera (quindi dei buoni romanzi d’avventura e di guerra); sono anche dei romanzi psicologici molto raffinati. Hornblower è un ottimo marinaio e comandante ma ha scarsa autostima. E’ stato sfortunato con le prede di guerra, quindi è povero rispetto agli altri ufficiali; è incastrato in un matrimonio non troppo felice (la moglie lo adora ma lui no e per questo si tormenta); proviene da una condizione sociale umile. A queste sue insicurezze, si aggiunge la pressione sociale dell’epoca, senza dubbio rigida e conservatrice, e le necessità di una nave in guerra. Questo suo modo di vedere le cose lo porta ad assumere una autodisciplina ferrea e ad allontanare gli altri da sé per poter così creare un’immagine esteriore di imperturbabile comandante dai nervi d’acciaio.

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Anche questo film del 1953 non è affatto male… 

Ecco un esempio tratto dalle prime pagine del libro. Un grido interrompe il nostro protagonista intento a fare colazione nella sua cabina.

— Terra! – udiva gridare. – Terra due punti a sinistra!
Era la vedetta, che dalla coffa di trinchetto chiamava gli uomini dei ponti. Hornblower, seduto lì con la sua galletta in mano, udiva il tramestio; l’agitazione doveva essersi propagata, a quell’annuncio: il primo dopo tre mesi, in quel viaggio verso una meta ignota. Sentì il battito del cuore accelerarsi; il suo primo istinto lo spingeva a precipitarsi fuori, sul ponte, ma si frenò. Più che mai voleva apparire agli occhi dei suoi ufficiali e dell’equipaggio uomo imperturbabile e pienamente padrone di sé. Più un capitano era rispettato, meglio era per la nave. Si forzò dunque a un atteggiamento calmo e composto; le gambe accavallate, egli sorseggiava il suo caffè con aria indifferente allorché il guardiamarina Savage, dopo aver bussato alla porta della cabina, senza attendere oltre entrava impetuosamente.
— Il tenente Gerard mi manda a dirvi che c’è terra in vista a sinistra, capitano – disse Savage, che a stento riusciva a star fermo in quell’atmosfera di contagioso orgasmo. Hornblower bevve ancora un sorso di caffè prima di parlare.
— Dite al tenente Gerard che salirò sul ponte… fra pochi minuti, non appena avrò finito di far colazione – disse; e la sua voce era lenta e pacata.
— Aye aye, capitano.
Come un bolide Savage scappò fuori dalla cabina; la scaletta tremava sotto i suoi piedi grossi e goffi.
— Savage! Ehi, Savage! – gli gridò dietro Hornblower. Il faccione di luna piena del guardiamarina riapparve nella cornice della porta.
— Vi dimenticate di chiudere la porta – disse Hornblower, gelido. – E vi pregherei di non far tutto quel chiasso su per la scaletta.
— Aye aye, capitano – rispose Savage allibito.
Hornblower era soddisfatto di sé; e si grattò il mento, quasi a congratularsi con se stesso per quell’uscita. Sorseggiò ancora il caffè, ma gli mancò il coraggio di finire la galletta. Impaziente, rimase a tamburellare con le dita sul tavolo, in attesa che il tempo passasse.

C’è tutto il personaggio di Hornblower in questa scena! Hornblower, signori miei, è un personaggio reale, non un pupazzetto commerciale come se ne vedono tanti oggi in giro.

La sottotraccia psicologica è presente in tutti i romanzi della saga. Poi abbiamo il lato prettamente avventuroso. In mare o in terra, non c’è mai un attimo di riposo. Ci sono azioni di ogni tipo: assalti alle batterie costiere; nascondigli creati in isole tropicali; tempeste; arruolamento forzato; intrighi degli “alti papaveri”; epici scontri navali; porti bloccati e quant’altro. Una piccola nota è da segnalare nella partigianeria dell’autore (inevitabile considerando che i romanzi sono usciti negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso). Gli inglesi sono i buoni e Napoleone è il tiranno. Punto.

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Questa serie tv è fantastica (anche perchè copre alcuni romanzi di Hornblower veramente introvabili).

Lo stile forse risulterà un po’ antiquato, visto che il romanzo è di una settantina di anni fa (come la traduzione), ma è comunque pienamente godibile. La telecamera è saldamente sopra Hornblower senza tentennamenti. Il linguaggio non è mai pesante e, una volta compresi i termini marinareschi essenziali, anche l’azione è chiara.

Per concludere, il paragone con gli altrettanto famosi romanzi di Patrick O’Brian (che ha iniziato a scrivere qualche decennio dopo Forester) è d’obbligo: tutti quelli che hanno letto l’uno hanno finito inevitabilmente per leggere l’altro! Dico la mia: come trama e psicologia dei personaggi Forester non è secondo a nessuno; da un punto di vista stilistico e di ricostruzione dell’epoca, O’Brian è più profondo e più completo oltre a possedere una penna aggraziata. La grande differenza è che i romanzi di O’Brian hanno per protagonisti una coppia di indissolubili amici: Jack Aubrey e Stephen Maturin. Proprio per questo trovo Forester più scorrevole di O’Brian, perchè si focalizza sul protagonista e sulle sue avventure senza concessioni “barocche”.

Il mio voto, dunque, è un pieno 5/5 (ammetto che l’essere un caro ricordo d’infanzia ha influito!) A chi è rivolto questo romanzo? A tutti gli amanti del romanzo d’avventura declinato in senso storico e agli amanti del mare.

VOTO: 5/5

PS: coincidenza vuole che la Rizzoli abbia ristampato proprio quest’anno i primi due romanzi (in ordine cronologico) della saga. E io che impiegai anni a trovarli! Non ci sono più scuse per non acchiapparli!

PPS: Sapevate che Gene Roddenberry prese ispirazione dai romanzi di Hornblower per una serie fantascientifica chiamata… STAR TREK? Se siete “trekkers” qui scoprirete di più!

2 pensieri su “[RECENSIONE] Le avventure del capitano Hornblower – Cecil Scott Forester

  1. Pingback: [RECENSIONE] Greyhound. Battaglia sui mari – C.S. Forester – NARRARE DI STORIA

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