[RECENSIONE] L’ultimo talismano – Isabel Giustiniani

Recensione di Alice Croce Ortega

Tutto ciò che Kefera desidera è dimenticare e fingere. Dimenticare di aver visto la madre, Prima Sacerdotessa di Bastet, venire brutalmente uccisa dalle guardie durante la repressione di una cerimonia clandestina. Fingere di riuscire a condurre una vita felice lavorando nella Casa della Birra del padre e di essere in grado di amare il promesso sposo.
Quando Maibe, la sorella minore, decide di disseppellire l’Occhio di Bastet e raccogliere l’eredità di sacerdotessa, Kefera si ritroverà coinvolta in una corsa contro il tempo per salvarla dall’ira del clero di Aton e recuperare il diadema, ultimo talismano della dea sopravvissuto alla bufera religiosa causata da Akhenaton.
Dalla città della dea-gatto alla capitale dedicata al Disco Solare segnata dalla catena di lutti che perseguita la famiglia reale, Kefera scoprirà che la ricerca del talismano le richiederà più del dover scegliere tra il tradire il giuramento fatto alla sorella o la fiducia che la spaventata principessa Neferneferuaton Tasherit ha riposto in lei. Se vorrà porre sulla fronte di Maibe l’Occhio di Bastet, dovrà tradire se stessa.

Pagine: 406.
Formato: Ebook kindle e cartaceo.
Editore: Mango Hill Books.
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Ero davvero impaziente di leggere il nuovo lavoro di Isabel Giustiniani, una scrittrice che conosco per le sue opere sull’antico Egitto:  con L’ultimo talismano inaugura una nuova serie con protagonista Kefera, giovane ostessa nella taverna di famiglia e promessa sposa di Terenum, nonché fanciulla dall’animo inquieto. Il periodo in cui è ambientato il romanzo, in parte sovrapponibile a quello in cui si sviluppa il primo ciclo prodotto dall’Autrice, appartiene alla XVIII dinastia:  Tutankhamon è un giovanissimo faraone fresco di nomina, e in città comincia a girare voce che voglia trasferire la capitale del regno delle Due Terre da Akethaton a Uaset, causando parecchio fermento tra la cittadinanza.

L’ultimo talismano si apre con una divertente scena presso la taverna, in cui Kefera si dimostra subito una ragazza di carattere nel tenere a bada i clienti alticci. La ragazza durante la sua giovane vita ne ha viste tante, e ha vissuto sulla propria pelle gli effetti della persecuzione religiosa operata da Amenhotep IV, il Faraone Eretico che instauró il culto dell’unico dio Aton,

Sin dal Medio Regno Aton, che significa semplicemente “il disco”, era stato riconosciuto sia come una fisica manifestazione del dio sole Ra sia come simbolo della divinità strettamente associata al faraone. Aton poteva essere rappresentato come un disco solare alato, oppure come un dio a testa di falco. Il culto di questa divinità si sviluppò però in massimo grado durante gli anni di regno del faraone Amenhotep IV, il quale tentò in Egitto una vera e propria rivoluzione monoteista. In un primo tempo il culto di Aton coesistette con quello degli altri dèi, poi, forse per l’eccessiva opposizione incontrata dal faraone al suo volere, o perchè divenne sempre più convinto delle sue credenze, questa pacifica coesistenza divenne inaccettabile. A partire dal quinto anno di regno in poi, Amon e tutti gli dèi del ricchissimo pantheon egizio furono oggetto di una vera e propria persecuzione organizzata: il suo nome e, più raramente, la sua immagine vennero cancellati ovunque si trovassero; e insieme a loro, anche i sacerdoti e le sacerdotesse a loro fedeli vennero perseguitati senza pietà, tra cui la madre della nostra eroina, sacerdotessa della dea Bastet.

il faraone Akhenaton e la sua famiglia offrono doni votivi ad Aton.

Ma per Kefera è solo l’inizio: alcuni anni dopo, sua sorella Maibe, che vorrebbe raccogliere l’eredità della madre, si fa cogliere dall’irruenza tipica della sua giovane età – è appena uscita dall’infanzia – e comincia a frequentare di nascosto il tempio in cui officiava la madre, benché ormai trasformato in una porcilaia, e ben presto si troverà a fare i conti a sua volta con l’arroganza e la ferocia della guardia del Faraone.

In questo romanzo ho ritrovato le piacevoli atmosfere che già conoscevo, grazie alle quali ci si sente immersi nella vita quotidiana dell’antico Egitto, tra la gente comune: perché i personaggi di Isabel Giustiniani sono persone semplici a cui capitano cose straordinarie. Il dipanarsi della narrazione ci fa avvicinare a poco a poco ai momenti e personaggi che hanno fatto la storia dell’Egitto e ci racconta vicende che si sono svolte, o che potrebbero essersi svolte, lontano dalle luci della ribalta: e se devo essere sincera, è proprio questo che mi appassiona, nei romanzi di quest’Autrice

La storia di Kefera è un po’ diversa rispetto a quelle del ciclo precedente: si tratta di una ragazza del suo tempo ma disillusa dalla religione, e forse per questo motivo più moderna di quanto ci si aspetterebbe. Non accetta che sua madre si sia sacrificata per la sua fede, ai tempi in cui l’unico dio ammesso dal Faraone era Aton, e non condivide con la sorella il desiderio di seguire le sue orme, ma l’amore incondizionato per Maibe la porterà a vivere un’avventura ancora più pericolosa di quella dei sacerdoti degli antichi culti, come la loro madre.

Consiglio L’ultimo talismano a chiunque ami i romanzi storici e d’avventura, e in special modo agli amanti dell’antico Egitto che desiderano leggere qualcosa di nuovo, e conoscere da vicino la vita di questo affascinante popolo del passato.


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