[INTERVISTA] Renato Carlo Miradoli, cultore infelice delle antiche lettere

Sono lieto di ospitare oggi sul blog una personalità dalla cultura di Renato Carlo Miradoli, autore dei romanzi Epistola a Tiberio e Janus, entrambi incentrati sulle origini del cristianesimo.

Un rantolo ringhiato e straziante squarciò l’aria e la pace del mattino, strappandomi al sonno. Mi alzai di soprassalto dal letto e chiamai Stelios.
Chiesi cosa stesse succedendo ed egli, pur rimanendo nel vago, disse che flagellavano un prigioniero che doveva essere giustiziato quella mattina, e crocifisso.

Da Epistola a Tiberio, capitolo XII, “La crocifissione”

 

L’autore: Renato Carlo Miradoli è nato a Milano nel 1967. Maturità classica, si è laureato in Lettere Classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1997 con una tesi dal titolo “Έλευθερία e αύτονοµία (Eleutheria e Autonomia) da Alessandro Magno alla conquista romana”.
E’ stato docente di inglese e italiano per stranieri presso l’Università Bocconi di Milano, SDA, Master MIMEC, Politecnico di Milano, MIP Master del Politecnico, presso istituzioni e aziende clienti multinazionali e nazionali.
Ha tradotto “Stonehenge the Secret of the Solstice” di Terence Meaden, pubblicato dalla casa editrice Armenia con il titolo “Stonehenge, il segreto del solstizio”. È il traduttore ufficiale in Italia di Roald Hoffman, poeta americano,  www.roaldhoffmann.com, per il quale ha tradotto varie poesie  tra le quali “From Surfeit to Dearth”, “To the Flame, to the Flame”, Ground Truths”, pubblicate sulla rivista GOLEM  http://www.golemindispensabile.it/. Vive e lavora a Milano. A febbraio del 2015 ha esordito con il romanzo “Epistola a Tiberio”, primo capitolo della saga Chronica Pisonum, di cui è stato pubblicato il seguito, “Janus”, a dicembre 2018 per MarcoSerraTarantola Editore.

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L’autore all’ultimo premio letterario “Caterina Martinelli” dove è stato premiato per Janus.

  • Benvenuto a Narrare di Storia, Renato! Iniziamo con una domanda che, essendo anch’io uno scrittore, mi incuriosisce sempre: cosa ti ha spinto a scrivere?

La gioia di farlo. Scrivere è sempre stato parte dei miei sogni, ma avevo bisogno di un’idea la quale mi è giunta dopo anni di meditazione sulla vita e sul senso di essa. Solo per un banale episodio un decina di anni fa ho avuto (mancando un poco di modestia) la tanto agognata ispirazione.

  • Ogni scrittore inevitabilmente è prima di tutto un grande lettore. Ci puoi indicare uno o due autori di romanzi storici che ti hanno colpito o appassionato?

Mi prendi di sorpresa, in quanto la lista è lunga: sono stato lettore “matto e disperatissimo” per quattro decenni, e lo sono ancora, prima di darmi alla scrittura. Tuttavia, il libro fondamentale della mia vita sia dal punto di vista del piano poetico e di quello stilistico è I Promessi Sposi. Segue Il nome della Rosa di Eco, lettura irrinunciabile per voglia capire bene cosa sia un romanzo storico, ma potrei citare anche La Chimera di Vassalli o L’Ivanhoe di Walter Scott. Ma, la lista è lunga.

  • Passiamo alle tue opere. Da quale fatto o da quale considerazione è venuta l’idea per scrivere dei romanzi sulle origini e sullo sviluppo del cristianesimo?

Domanda curiosa perché per rispondere devo citare l’episodio fondamentale che l’ha ispirata. Mi fu chiesto a bruciapelo mentre stavo leggendo un saggio di storia sulle guerre giudaiche di Firpo: “Ma per te chi era Gesù Cristo?” Nel dare la risposta prima balbettando, poi recuperando tutta la riflessione che avevo fatto fino a quel giorno, cominciai mentalmente a scrivere il romanzo e dopo qualche giorno nascevano le prime pagine.

  • La ricerca storica è una componente fondamentale del romanzo storico. Quanto tempo e quante risorse dedichi alla documentazione nel corso della stesura di un romanzo? Cerchi di essere fedele il più possibile ai fatti storici o ti concedi qualche libertà a fine narrativo?

Moltissimo! Studio tantissimo: (ora sto leggendo approfonditamente il volume di Barbero su Costantino: impresa titanica, ma favolosa). La fedeltà ai fatti è fondamentale per evitare di scrivere un fantasy che pur va tanto di moda. Sono fedele al principio manzoniano del verosimile: la trama è fittizia, ma verosimile, cioè si sarebbe potuta verificare all’interno del quadro storico di riferimento. Così ho proceduto: all’interno delle vicende che riguardano la dominazione romana della Giudea al tempo di Tiberio nell’Epistola da una parte e dell’anno 64 d.C. in Janus dall’altra, personaggi storici reali e protagonisti frutto della mia immaginazione concorrono a creare la storia e a fornire (speriamo di esserci riuscito) il fluire avvincente della narrazione.

  • “Epistola a Tiberio” è stato il tuo primo romanzo. Quanto tempo è passato dall’idea fino alla pubblicazione? Hai avuto ripensamenti in corso d’opera?

Sei anni. Ho lavorato tanto, studiato tanto e soprattutto pensato tanto. I ripensamenti sono stati molti in termini di successione di episodi e di fatti per garantire un intreccio efficace. Il messaggio di fondo del romanzo però tale fu all’inizio e tale è rimasto in tutta la sua complessità filosofica. Mi sono detto: “Questo avevo da dire e questo dico!”

  • “Janus” è ambientato circa trent’anni dopo il primo romanzo. Per invogliare i nostri lettori, puoi parlarci del tema dell’opera? Stilisticamente in cosa differisce da “Epistola a Tiberio”?

Epistola a Tiberio è una missiva, una relazione fatta a Tiberio, Janus è un cronaca di fatti, un testamento spirituale scritto con la pretesa di ispirarsi alla forma degli Annales della storiografia latina.
Anche lo stile ne risente: ho dato più spazio a descrizioni e ai dialoghi “filosofici” degli attori della scena e questo mi ha permesso di far trasparire quello che in fondo io penso della vita, della morte ma in particolare della libertà, tema a me tanto caro.

  • Parliamo dei romanzi futuri. So che hai in progetto un terzo romanzo su Costantino. I primi due romanzi erano ambientati nel I secolo d.C., qui invece siamo di fronte ad un bel salto temporale! Vuoi darci qualche indizio o anticipazione?

Posso solo dire che il progetto su Costantino è la naturale conclusione di una vicenda da un punto di vista tematico: la trilogia riguarda la storia del Cristianesimo vista con gli occhi della famiglia dei Pisoni, dai suoi primordi fino a al suo intento, riuscito, di soppiantare la religione olimpica e diventare prima religio licita e poi religione unica dell’impero.
La forma del romanzo sarà una sorpresa e non posso anticipare nulla, ma posso solo dire che il protagonista principale sarò io stesso in dialogo con Ratzinger alla vigilia della sua abdicazione. De hoc satis…

  • Senza parlare della trama del nuovo romanzo, quale opinione hai o stai maturando dalle tue ricerche su Costantino? Anche per lo studioso più preparato la sua figura rimane di difficilissima comprensione e domande fondamentali della sua biografia rimangono senza risposta.

A parte i manuali e le fonti storiche, leggete il meraviglioso saggio di Alessandro Barbero, Costantino il vincitore, edito da Salerno editore, tanto per cominciare. La bibliografia tardo imperiale è immensa: vi è comunque un piccolo libricino favoloso di Arnaldo Marcone, Costantino il grande, Laterza 2000. Preciso, inoltre: Paul Veyne, Quando l’Europa è diventata cristiana, Garzanti 2008, Averil Cameron, Il tardo impero romano, Il Mulino, Bologna, 1997, Marta Sordi, Il Cristianesimo e Roma, Licinio Cappelli Editore, Bologna, 1965, Jossa e tutta la bibliografia sul cristianesimo.

  • A che punto siamo con l’edizione inglese di “Epistola a Tiberio”? Quale difficoltà stilistiche e linguistiche hai incontrato nella traduzione del romanzo?

Tradurre è tradire. In realtà, bisogna riscrivere da capo un libro quando si vuole pubblicarlo in un’altra lingua. Da traduttore per anni e anni di libri, è stato quasi buffo, per non dire tragico ritrovarmi dall’altra parte della barricata. Non sono mai contento di come ho reso un’atmosfera, un’immagine, uno stato d’animo o anche solo il suono e il tono delle frasi con cui il protagonista, il legato Pisone, scrive a Tiberio dei fatti e degli avvenimenti di cui i protagonisti sono stati testimoni e di cui egli stesso, nella propria indagine in Terra Santa, è testimone. Siamo alla fase di revisione e di lettura critica da parte di miei colleghi docenti inglesi. Presto usciremo con l’e-book in anteprima e poi con la pubblicazione del libro stampato. Voglio qui ringraziare la mia amica Sandra Shaw per il prezioso e insostituibile contributo nella revisione del testo.

  • Siamo alle conclusioni. Vuoi salutarci con una citazione tratta da uno dei tuoi romanzi?

Per Epistola a Tiberio l’incipit del capitolo XII, la Crocifissione, che avete letto all’inizio di questa intervista. Per il secondo romanzo la descrizione dello schivo Janus nel Capitolo VI:

Un naso mollemente ricurvo, ma delicato nella sua forma gracile e vagamente curioso, quasi fosse stato disegnato da un abile pittore, appariva spiccando su un viso pallido coperto da timide e minuscole efelidi, e uno sguardo dolce, seppur disperato, non osava fissare il mio volto attonito che di rimando lo fissava.
Le labbra leggere e sottili al punto di quasi scomparire dal viso erano socchiuse in una smorfia di dolore o di rabbia contenuta, ed esprimevano anche in quella foggia una sensualità calda e attraente. Esse, contratte com’erano, lasciavano intravedere denti piccoli e regolari, quali radi sassolini disposti in bella forma a disegnare un timido semicerchio su un arenile rossastro.
I suoi piccoli occhi verde scuro apparivano quasi socchiusi nel vano sforzo di liberarsi, ma erano altresì capaci di ricordare tanti steli d’erba sbiaditi in una tarda estate afosa o in un autunno già scalpitante, ma ancora avido di calore: si muovevano in continuazione ed erano molto espressivi, come mi avevano raccontato avere i popoli delle pianure del Settentrione che abitavano oltre la catena delle Alpi o appena al di qua di esse. Fui attratto misteriosamente verso quegli occhi bellissimi quasi fossero due faci: essi si rivolgevano supplici all’intorno e, per un momento rubato a quanto stava accadendo, incrociarono i miei che sgranati e increduli assistevano impotenti alla scena.
La figura del giovane era magra e leggermente più bassa della mia, le membra gracili e i muscoli appena accennati, plasmati con delicatezza a differenza di altri servi che svolgono mansioni di fatica nei campi. Il petto nudo e scottato dal sole mostrava smunto le costole, segno forse di scarso vitto e amara abitudine alla privazione.
Coperto solo da un perizoma ormai lacerato nella colluttazione con i guardiani, le gambe asciutte e poco muscolose erano tese nel vano sforzo di liberarsi, e i piedi magri erano sporchi di terra e fasciati da calighe di cuoio ormai consunto. Egli nel pur vano tentativo di liberarsi piegava le dita di quei piedi come se volesse fare un pugno almeno con gli arti inferiori, avendo le mani bloccate nella stretta dei suoi aguzzini. Vi erano nella sua fisionomia tracce di molte passioni e di uno spirito ancora libero che la paura aveva domato e reso impotente, spirito che tuttavia animava un volto bellissimo privo di qualsiasi segno di peluria.
Mestizia e abbandono erano i sentimenti che emergevano sul suo viso e una volta che egli finalmente mi fissò digrignando i denti, i quali apparivano ancora più bianchi per contrasto con la pelle che pur pallida era arrossata dal sole, ebbi l’impressione che il suo sguardo potesse addentrarsi nella mente del proprio interlocutore e carpirne gli arcani pensieri; così che chi volesse nascondergli qualcosa non avrebbe ardito rivolgergli la parola una seconda volta.


Grazie Renato per la disponibilità e auguri per il prossimo romanzo!

Sito dell’autore: www.miradoli.com
Pagina Facebook: www.facebook.com/renato.carlomiradoli.1
I romanzi su Amazon: Epistola a Tiberio e Janus.

 

 

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