[RECENSIONE] Alessandro Magno e l’aquila di Roma – Javier Negrete

Nuovo appuntamento della mia collaborazione con la Newton Compton Editori, che ogni settimana mi fornisce gentilmente romanzi o saggi in uscita che ritengo adatti a questo blog. Quindi, un doveroso grazie alla Newton Compton.

Il romanzo di cui vado a parlare oggi è Alessandro Magno e l’aquila di Roma di Javier Negrete, in uscita oggi giovedì 18 aprile.

Qui il libro sul sito della Newton Compton Editori.


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323 a.C. Alessandro Magno, il più grande condottiero di tutta la storia, è destinato a morire a Babilonia, quando un misterioso medico, inviato dall’oracolo di Delfi, gli salva la vita. Dopo quasi vent’anni di campagna militare ininterrotta in Grecia e in Asia, Alessandro decide quindi di tornare indietro. Qualcosa a Occidente ha catturato il suo interesse. Solo la più grande potenza militare esistente può infatti ostacolare la sua conquista del mondo. Si tratta di una città che, allo stesso modo di Alessandro, è convinta che il suo destino sarà grandioso: Roma. È tempo di capire a chi spetti la supremazia nel Mediterraneo, se alle falangi macedoni o alle legioni romane. Gli auguri e i profeti intravedono catastrofi nei loro presagi, perché la cometa Icaro, apparsa nello stesso istante in cui Alessandro fu strappato alla morte, cresce notte dopo notte nel firmamento. I calcoli dello stravagante astronomo Euctemone parlano chiaro: come nel mito, Icaro precipiterà sulla terra. Alessandro e Roma si preparano a combattere la più grande battaglia mai vista, sulle pendici del Vesuvio… 

Mi sono approcciato a questo romanzo con grandissima curiosità. Ho sempre apprezzato la cosiddetta “storia alternativa” o “ucronia” sia essa in forma di narrativa (come nei romanzi di Harry Turtledove) o di saggistica. Nel caso di un romanzo, il fatto di essere di fronte ad una deviazione dalla storia “vera” non autorizza l’autore ad inventare di sana pianta possibili sviluppi delle vicende; anzi, per certi versi, l’ucronia è persino più difficile del romanzo storico, perchè nel genere ucronico l’autore deve conoscere la Storia da cui parte così bene da poterne immaginare degli sviluppi verosimili e credibili.

Ebbene, tutto ciò è presente in questo romanzo. I principali quesiti che mi ero posto prima della lettura erano i seguenti:

  1. Come sarà descritto lo scontro militare tra l’esercito macedone e quello romano?
  2. Come sarà descritto il personaggio di Alessandro Magno intorno ai quarant’anni?

Prima di rispondere, voglio aggiungere qualcosa sulla trama. Il romanzo inizia in media res nel 323 a.C. e ci spiega come Alessandro riesca a scampare alla morte “storica” (la morte di Alessandro ha sempre adito a molte teorie, l’autore tra le tante possibili sceglie quella narrativamente più intrigante). In seguito, l’azione si sposta alcuni anni dopo: dopo aver conquistato l’Arabia e il Caucaso, Alessandro volge il suo interesse ad Occidente e si fa acclamare hegemon di una specie di “Lega Italiana” delle città stato greche, che chiedono aiuto contro Roma, impegnata con i Sanniti.

La narrazione non segue direttamente Alessandro (che comunque compare un numero elevato di volte) ma tutta una serie di personaggi della sua corte e del suo esercito. Ovviamente, ci sono anche personaggi romani. I principali sono Nestore, il medico dal passato misterioso che salva Alessandro dalla morte; il mercenario ateniese Demetrio e il suo strambo nonchè geniale fratello Euctemone, entrambi costretti ad arruolarsi come mercenari nell’esercito di Alessandro; il generale Perdicca, uno dei principali Compagni di Alessandro; il giovane paggio reale Lisania; Gaio Giulio Cesare,  tribuno romano antenato del più famoso Cesare. Altri personaggi, pur non essendo punti di vista del narratore, sono molto importanti come Agatoclea, la giovanissima moglie siracusana di Alessandro e la intrigante principessa Rossane.

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L’Italia invasa da Alessandro Magno!

Mi ha affascinato ma non convinto la sottotrama legata alla cometa Icaro. Una cometa misteriosa, dal nucleo bianco e la scia rossa, infatti, appare in cielo costituendo, ovviamente, fonte di preoccupazione e ansia per tutti. In generale la narrazione ha un rallentamento solo verso metà libro; una cinquantina di pagine in meno non avrebbero guastato. Quasi tutte le trame trovano soluzione prima della fine, ahimè tranne una non di poco conto. Il finale è tuttavia molto soddisfacente (una bella battaglia epica), però come detto c’è troppa fretta nella risoluzione di alcune vicende.

Torniamo ai due quesiti che ho posto sopra. L’autore ha saputo rispondervi in modo, a mio giudizio, pienamente convincente. Per quanto riguardo la parte militare, lo scontro tra la falange e la legione è ben descritto, così come la possibile risposta di Alessandro alla minaccia delle armi romane. L’autore, infatti, si appoggia sempre alla Storia, anche se di qualche secolo dopo… quando leggerete il romanzo, capirete di cosa sto parlando. Qualche riserva forse la posso avanzare su alcuni particolari tecnici della legione romana. Non sono sicuro che l’uso del pilum e del gladio fosse già generalizzato. Senza dubbio si era realizzata la transizione dal modello oplitico a quello manipolare; ma l’armamento doveva ancora presentare caratteri arcaici. Sono comunque piccolezze che non inficiano il quadro generale.

Passiamo ad Alessandro. La personalità del condottiero macedone, una delle più affascinanti di tutta la storia umana, è descritta senza tacere le luci e le ombre. Ad esempio grande importanza riveste che, dopo aver scampato la morte nel 323 a.C., il re macedone decida di “darsi una regolata” con il vino. Anche il rapporto tra Alessandro e i suoi generali (Perdicca e Cratero su tutti) riveste grande importanza. L’autore immagina quindi un Alessandro che presenta alcuni tratti di declino ma ancora in grado di dire la sua (come ben si vedrà nel finale!). Ciò ricorda per certi versi la parabola discendente di un altro grande della storia come Napoleone che, giunto al culmine della gloria, non seppe fermarsi e andò incontro alla rovina in Russia.

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La falange macedone! 

Dal punto di vista stilistico ho ben pochi appunti negativi da fare. L’autore si mostra pienamente padrone del punto di vista, che viene alternato tra i vari personaggi senza mai rischio di confusione. C’è anche una buona varietà di stili. Alcuni capitoli sono scritto sotto la forma di “rapporti” delle spie cartaginesi; Nestore, il medico, prende appunti sui Romani e si hanno così degli excursus etnografici che riecheggiano certi passi di Polibio. Le descrizioni sanno essere molto particolareggiate.

Vi propongo quest’estratto con la descrizione di Alessandro:

Quando finalmente Meleagro se ne andò, Lisania rimase a osservare Alessandro, che continuava a massaggiarsi la tempia con aria stanca. Come d’abitudine, il giovane macedone si domandò in quali remoti luoghi vagava la mente del re e quanti Alessandro si nascondevano dietro quel volto. Prima di conoscerlo di persona, lo aveva visto nei ritratti, ma ormai rimaneva ben poco dei lineamenti puerili, quasi femminili, delle statue. Nonostante conservasse una pelle rosea e morbida, gli stenti gli avevano infossato le guance, sulle quali erano scolpite due rughe dritte come coltellate che gli scendevano dagli zigomi. I capelli biondi non erano incanutiti, ma il sole li aveva sbiaditi e ora sembravano fieno affumicato.
Non c’era da meravigliarsi che sembrasse stanco. Quando Lisania lo conobbe, il re aveva sicuramente viaggiato più di qualunque altro uomo prima di lui. Ma nei sei anni che aveva passato al suo fianco, prima come paggio e poi come ufficiale della guardia e assistente personale, Alessandro aveva viaggiato per almeno altri duecentomila stadi. Non per andare a conquistare terre, ma perché i sudditi di tutto l’impero lo vedessero e sapessero che Alessandro viaggiava come il vento e poteva arrivare in qualsiasi posto in poche settimane.
Gli occhi del re, uno verde e l’altro azzurro, erano un po’ infossati, ma ancora risplendevano di quella brillantezza umida e febbrile che lo portava sempre oltre, condannandolo all’insoddisfazione eterna. In quel momento, Lisania pensò che forse l’unico modo per trovare un po’ di pace era farsi sconfiggere con onore da un nemico che gli avrebbe regalato un meritato riposo da eroe.

In definitiva un romanzo la cui lettura mi ha molto soddisfatto e che consiglio a tutti gli appassionati di storia antica e storia alternativa, soprattutto perchè gli elementi ucronici hanno buon fondamento nella realtà storica.

VOTO: 4 su 5


Il libro sul sito della Newton Compton Editori.


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