[LA GLADIATRICE] Il lanista, imprenditore di gladiatori

 


Secondo approfondimento sulla Storia dietro la storia in La Gladiatrice – Una storia del regno di Domiziano. Questa volta voglio condividere parte delle ricerche che ho effettuato per tratteggiare uno dei personaggi del romanzo: Astynax, il lanista della familia gladiatoria di cui la nostra protagonista femminile, Eilis detta Fenice, fa parte e a cui il protagonista maschile, Gaio Valerio, si rivolge per organizzare i giochi gladiatori ordinati dall’imperatore Domiziano.

Piccolo estratto dal mio romanzo. Gaio Valerio è appena entrato nella stanza da cui Astynax dirige il ludus:

La luce entrava da una finestra che affacciava sull’arena degli allenamenti. Su una delle pareti, dipinta a tinte vivaci, erano raffigurate lotte tra gladiatori, lotte tra animali e uomini e altre scene dell’arena. Lo attrasse il ritratto di un cacciatore che aveva appena colpito una tigre e stava estraendo la lancia dal corpo esanime della bestia. Gli occhi dell’animale erano azzurri, come quelli di Fenice.
Al centro della stanza, seduto dietro ad un tavolino ingombro di rotoli e tavolette di legno, Astynax. Sembrava fuori posto. Le dita lunghe e solcate di vene azzurre stringevano un pennino con cui si grattava dietro l’orecchio. Gli occhi dell’uomo erano fissi su una tavoletta di cera. L’abaco accanto a lui era in completo disordine. Astynax aveva mosso i bottoni delle centinaia a caso. “Ha perso il conto.”
Il lanista alzò due occhi vispi su di lui. Con un braccio spazzò via l’abaco, i
rotoli e le tavolette, che s’accumularono su un lato del tavolo.
«Illustre Gaio Valerio, è un piacere vederti. Accomodati.»

Il lanista era il capo dell’insieme di gladiatori, schiavi, servi, istruttori e guardie che costituivano la familia gladiatoria. Volendo fare una semplificazione, era una sorta di “imprenditore” dei giochi gladiatorii. Quando un nobile voleva organizzarli (cosa che accadeva non più di una mezza dozzina di volte l’anno) doveva rivolgersi proprio ad una lanista, con cui iniziava una serrata contrattazione. Il lanista affittava, quindi, i gladiatori per le giornate dei giochi. Egli guadagnava anche una sostanziosa percentuale sulle vincite. In caso di morte del gladiatore aveva diritto ad un cospicuo indennizzo.

La professione del lanista, quindi, poteva comportare facili guadagni. Non in tutti i casi, però. E’ famoso l’esempio di Numerio Festo Ampliato, la cui “pubblicità” è stata ritrovata su un muro di Pompei. Si autodefiniva un lanista “itinerante” talmente ben considerato che “l’intero mondo adora i suoi gladiatori.” La realtà era probabilmente ben diversa. Senza una struttura stabile, Ampliato doveva avere gladiatori di ben scarsa qualità che probabilmente si esibivano per strada o in recinti improvvisati. L’affitto di tali gladiatori doveva rendere molto poco e la vita di strada doveva rendere la situazione ancor più precaria. Ben diverso l’Astynax del mio romanzo che, possedendo un ludus e godendo di una clientela più elevata può essere considerata un lanista di “alto livello.”

I lanisti erano per lo più ex-gladiatori. La loro reputazione era molto bassa come per tutti i “mercanti d’uomini” all’epoca. Molti gladiatori, se sopravvivevano ai combattimenti, alle malattie e alle ferite, rimanevano legati al mondo del circo. Ciò accadeva sia per il pregiudizio negativo che li accompagnava sia per motivazioni economiche. Comprarsi la libertà era una questione onerosa. Nella società romana ogni persona era inserita all’interno di relazioni (familiari e clientelari) o organizzazioni (ceto senatorio, equestre, corporazioni). Nulla di più facile, quindi, che il gladiatore continuasse ad orbitare nel mondo da cui si era teoricamente allontanato.

Da un punto di vista visivo, un importante fonte d’ispirazione è stato questo disegno dell’artista Angus McBride tratto dal volume Gladiators 100BC-200AD della Osprey. La presentazione di Astynax è ispirata da questo disegno.

Immagine_Astinax
Dopo una vita di lotte, il nostro ex gladiatore e adesso lanista è alle prese con la matematica. Potremmo dire la battaglia più difficile della sua vita… 

La grandezza di una familia gladiatoria variava di molto. Strutture di provincia non potevano competere in grandezza e numero di gladiatori con il Ludus Magnus di Roma. Un reperto interessante è un’iscrizione funebre ritrovata a Venosa (si può legger qui) in Puglia e dedicata al lanista Gaio Salvio Capito. Vengono citati diciannove membri della sua scuola e, accanto ad ogni nome, un numero riporta il numero di vittorie e di corone guadagnate. Pur mancando ogni riferimento di tempo (gladiatori posseduti contemporaneamente o in più anni?) è una testimonianza interessante che da l’idea della grandezza della familia di un lanista di provincia.

La figura del lanista andò declinando nel corso dell’impero. Gli imperatori preferirono  sottoporre a controllo statale le scuole di gladiatori. Questo è particolarmente vero a Roma dove appare la figura del procurator, stipendiato dallo stato, che sostituisce il lanista.

Questi sono i principali elementi storici che ho utilizzato per creare il lanista Astynax. Ovviamente, il personaggio non si esaurisce qui. Per scoprire di più, affrettati a leggere il mio romanzo!Copertina

Prossimo approfondimento sarà dedicato agli sfortunatissimi noxii, i condannati a morte che venivano uccisi negli spettacoli di mezzogiorno.

Buona lettura!


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