[RECENSIONE] I giorni del potere – Colleen McCullough

 

colleen mcculloughRoma, fine del II secolo a.C.: in un clima politico incerto e oscuro, tra lotte sociali e guerre civili, alleanze e complotti, si intrecciano vicende di uomini e donne memorabili. Emergono le grandiose figure di due brillanti generali: Mario e Silla. Diversi per censo e personalità sono accomunati da una divorante ambizione: conquistare il potere assoluto in una città in massima espansione, simbolo di potere e dissolutezza, virtù morali e dilagante corruzione. Un libro entusiasmante che cattura il lettore e illumina con rigorosa veridicità un periodo decisivo della storia romana e del mondo e riconferma la maestria narrativa che ha reso l’autrice internazionalmente famosa.

Tredici anni di ricerca storica. Due milioni di parole (2.000.000!) di appunti su personaggi, fatti, cronologia, citazioni, detti, usi e costumi, descrizioni (come comparazione ricordiamo che il Signore degli Anelli è lungo circa 500mila parole). Questo è lo sforzo dietro I giorni del potere, primo romanzo della serie I signori di Roma dell’autrice australiana Colleen McCullough, già affermata autrice con Uccelli di Rovo.

Non ho paura nell’affermare che i romanzi storici della McCullough siano l’opera di narrativa più erudita che io abbia mai letto. In molti casi, le informazioni storiche che l’autrice ci fornisce sono più dettagliate di quanto si può leggere su articoli o libri specializzati. Leggerli vuol dire acquisire conoscenze degne di un corso universitario di storia romana. Non è un caso che l’autrice abbia ricevuto una laurea honoris causa in Lettere grazie a questi romanzi!

Un’operazione di questo genere (nelle varie edizioni che ho visto il romanzo è sempre intorno alle 800-900 pagine) ovviamente ha delle controindicazioni: il ritmo narrativo a volte latita; la mole di informazioni, personaggi ed eventi non può essere alla portata (di interesse) di tutti. Ci tornerò. Il contrappeso, però, è un’immersione totale nell’epoca. Se subite il fascino dell’antica Roma come il sottoscritto, allora passerete sopra ogni difetto.

In quale periodo è ambientato I giorni del potere? Nei dieci anni che vanno dal 110 a.C. al 100 a.C., densissimi di avvenimenti per la Repubblica di Roma: la guerra contro Giugurta, le invasioni di Cimbri e Teutoni, la riforma dell’esercito, l’ascesa politica di Gaio Mario (sei consolati consecutivi, come mai nessuno prima di allora), il tentativo rivoluzionario di Saturnino. Ma il romanzo non è solo questo! Qualsiasi aspetto della vita privata e pubblica dell’epoca è sviscerata e mostrato al lettore: politiche matrimoniali, usanze religiose, portate dei banchetti, quartieri di Roma, templi, edifici, profezie, aspetti economici.

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Busto di Lucio Cornelio Silla, uno dei personaggi più affascinanti di questo romanzo: ho provato simpatia per la forza cui Silla si riscatta dalla povertà materiale e morale in cui era caduto, ma anche orrore per la spietatezza dei suoi metodi.

I due protagonisti sono Caio Mario e Lucio Cornelio Silla, al tempo stesso amici e antagonisti per il titolo (morale) di “Primo Uomo” di Roma. Mario è uno che ha fatto carriera, si è meritato molti onori, ma non riesce ad accedere alla gloria suprema perchè è di bassi natali. Sarà l’alleanza con una famiglia patrizia ma non ricca, quella dei Giulii, a garantirgli nuove opportunità.

La situazione di Silla è più grave. Patrizio di sangue puro, è stato costretto a condurre una vita dissoluta dagli sperperi del padre. All’inizio del romanzo appare quasi succube di due donne, la matrigna e una prostituta e coinvolto in altre relazioni non proprio onorabili per l’epoca. La sua scalata sarà ancora più ripida e violenta.

Attorno a questi giganti ruotano decine e decine di altri personaggi che non è consentito definire minori. La lunghezza dell’opera permette di concentrarsi anche per molte pagine su ciascuno di quest’ultimi, con l’effetto di creare dei “racconti nel romanzo” del genere più vario. A volte abbiamo anche dei veri e propri divertissement letterari in cui l’autrice si diverte a parlarci di un personaggio mai apparso prima e che mai apparirà in seguito, con cui può inserire storielle e aneddoti di vario genere. Esempio: durante la narrazione della guerra contro Giugurta, l’autrice inserisce le vicende di un semplice soldato che scopre delle lumache, riesce a portarle in Italia e fa fortuna allevandole e rivendendole; racconto che offre il pretesto di mostrare uno spaccato del mondo romano dell’epoca.

C’è anche un grande dose di narrativa che riempie i buchi lasciati dalla storia. Per ovvie ragioni, l’autrice ha dovuto caratterizzare personaggi storici (soprattutto femminili) di cui si sa pochissimo o riempire i suddetti buchi, spesso considerevoli, nella vita degli altri. Ecco quindi emergere personaggi come Iulilla (piccola Giulia), prima moglie di Silla; Aurelia, futura madre di Cesare; Livia, sorella di Livio Druso; Rutilio amico di Mario; Quinto Cepione e famiglia; Scauro, il campione della nobiltà. C’è un personaggio per tutti i gusti, insomma.

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Non ringrazierò mai abbastanza questa donna per la quantità di Storia che mi ha trasmesso.

Passiamo allo stile. E’ prerogativa dei grandi autori, secondo me, saper maneggiare il punto di vista manovrandolo dalla narrazione onnisciente fino alla terza persona e alla prima persona senza confusione e, soprattutto, mantenendo le “voci” dei personaggi. L’autrice è bravissima in questo. Il suo discorso indiretto è magistrale.

A chi consiglio, dunque, questo romanzo? A tutti gli appassionati forti (e ripeto forti) dell’antica Roma, cioè quelli che di fronte alle complicate manovre in Senato, alla descrizione di un banchetto, al riapparire di un personaggio dopo centinaia di pagine non si spaventano ma sono ormai così immersi nella lettura da volerne ancora di più.

Per tutti coloro che si innamoreranno della McCullough, sono lieto di annunciare che la serie I signori di Roma include altre sei opere voluminose come la prima e che arrivano fino all’ascesa di Ottaviano al titolo di Augusto. I personaggi di questo primo romanzo, riappiano nei successivi; nel frattempo, altri nascono (Giulio Cesare nasce all’incirca nel 100 a.C.), crescono e si sviluppano. La vastità dell’opera della McCullough e la sua bravura ci permettono di seguire questo fittissimo intreccio di relazioni, conflitti, amori e odi fino alla fine.

Il mio voto quindi è un 5/5 pieno e rotondo, ma ammetto di essere di parte. Come forse presto sarete voi!

VOTO: 5 / 5


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