[STORIA] La giovinezza di Ciro il Grande

Proseguiamo la narrazione della vita di Ciro il Grande così come raccontata da Erodoto nel I libro delle Storie. Nella prima parte abbiamo visto le disavventure che portarono Ciro ad essere allevato da una coppia di pastori. Avevamo lasciato il giovanissimo achemenide di fronte al nonno, il re dei Medi Astiage, convocato perchè aveva fatto picchiare il figlio di un nobile durante un gioco.
Ecco come si discolpa Ciro:

O re, io gli feci questo giustamente. I fanciulli del villaggio fra i quali era anche costui, giocando mi elessero loro re, poiché sembrava che io fossi il più adatto a ciò. Ma poi gli altri eseguivano i miei ordini, questi invece non mi dava ascolto e non ne teneva alcun conto, finché ebbe la giusta punizione. Se dunque per questo sono degno di qualche castigo, eccomi qua.

La violenza infantile era evidentemente qualcosa di cui andare fieri, all’epoca: Astiage prova ammirazione per il bambino!

Mentre il fanciullo così parlava Astiage cominciò piano piano a riconoscerlo, e gli sembrava che i tratti del volto fossero simili ai suoi e che la risposta fosse troppo franca, e il tempo dell’esposizione gli pareva concordare con il fanciullo.

Il dubbio è presto chiarito. Astiage manda via il bambino fustigato e il padre e, sotto minaccia di tortura, scopre la verità dal pastore. Astiage lo perdona e poi fa chiamare Arpalo. Il racconto ha un’improvvisa (ma neanche tanto) svolta horror. A ricordarci che quella era un’epoca barbara e quanto mai lontana dalla nostra sensibilità, ecco cosa fa Astiage per punire Arpalo, reo di avergli disobbedito.

Astiage, quando giunse da lui il figlio di Arpago, fattolo sgozzare e tagliare a pezzi, parte delle carni le fece arrostire, parte lessare e, fatto ciò, le teneva pronte. Quando poi giunta l’ora della cena comparvero i convitati e fra gli altri Arpago agli altri e a sé Astiage fece imbandire tavole piene di carni di montone e ad Arpago quelle del figlio, tutte a eccezione della testa, delle mani e dei piedi. Questi resti stavano in un canestro coperto. Quando ad Arpago parve d’esser sazio di cibo, Astiage gli chiese se il pranzo gli era piaciuto. Quando Arpago ebbe detto che gli era piaciuto molto, quelli cui era stato ordinato portarono, coperti, la testa, le mani e i piedi del ragazzo e fermatisi davanti ad Arpago lo invitarono a scoprire e a prenderne quel che voleva. Arpago ubbidì e scoprendo vide i resti del figlio; pure a tal vista non si abbatté, ma rimase padrone di sé. Astiage allora gli chiese se riconosceva di che bestia aveva mangiato le carni. Ed egli rispose che lo riconosceva e che a lui era gradito tutto ciò che il re faceva. Dopo aver così risposto, presi i resti delle carni se ne andò a casa e lì, a quanto credo, li ricompose e si preparò a seppellirli.

Non si può non ammirare la compostezza e il sangue freddo di Arpalo, che non offre fianco al re per una ulteriore punizione. Il nobile medo si prenderà la sua vendetta.

Scoperta la verità, Astiage interroga nuovamente i Magi per sapere se la profezia fatta su Ciro è ancora pericolosa.

I Magi risposero: “Se il ragazzo è vivo e ha regnato senza un disegno predisposto, allora per quanto lo riguarda puoi stare tranquillo e rallegrarti: non regnerà una seconda volta. Infatti è già successo che alcuni dei nostri vaticinii si siano risolti in poca cosa e che il contenuto dei sogni abbia perso ogni sua consistenza”.

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Lamina d’oro raffigurante un Mago persiani. Reperto proveniente dal tesoro dell’OxusI Magi del nostro racconto probabilmente faranno una brutta fine.

La risoluzione è rapida: Ciro torna in Persia e viene riconsegnato ai veri genitori, ma non dimentica chi lo ha allevato per anni.

Raccontò di essere stato allevato dalla moglie del mandriano e non smetteva di profondersi in lodi nei suoi confronti: e in tutti i suoi discorsi non parlava che di Cino. I genitori tennero a mente questo nome e, per dare agli occhi dei Persiani una coloritura miracolosa alla avvenuta salvezza del fanciullo, misero in giro la voce che Ciro, esposto, era stato allevato da una cagna. Di qui ebbe origine questa leggenda.

Questo è il tentativo di Erodoto di razionalizzare il mito. Fu il primo a fare una cosa del genere, cioè non accettare in modo passivo le spiegazioni (a volte fantasiose) che sentiva in giro. Per questo è definito il fondatore della Storia.

Stacco temporale. Passano alcuni anni e Ciro diventa adulto. Arpalo, lasciato vivere dal re Astiage, complotta in suo favore.

sfruttando il comportamento odioso di Astiage nei confronti dei Medi, Arpago, avvicinando ciascuno dei maggiorenti medi, tentava di convincerli che occorreva deporre Astiage e offrire il regno a Ciro.

Ciro è in Persia, le strade sono sorvegliate, come fare? Ecco il trucco.

Si servì di una lepre alla quale aprì il ventre senza rovinarne il pelo, ma lasciandolo intatto; nel ventre nascose un messaggio in cui descriveva il suo piano; ricucì il ventre della lepre che consegnò, insieme con una rete, come se fosse un cacciatore, al più fidato dei suoi servitori; lo inviò in Persia con l’ordine di consegnare la lepre a Ciro personalmente e di invitarlo a sventrare la bestia di sua mano e quando nessuno fosse presente.

Il messaggio di Arpalo è chiaro:

Tu dunque, se mi darai ascolto, potrai regnare su tutta la terra su cui ora regna Astiage. Convinci i Persiani a ribellarsi e marcia contro la Media. E se io sarò nominato da Astiage generale in capo contro di te, tutto ciò che vorrai è già tuo. E così sarà pure se viene designato un altro dei Medi più illustri. Essi saranno i primi a ribellarsi ad Astiage e a passare dalla tua parte e faranno di tutto per abbatterlo. Considera che tutto qui è pronto e agisci, ma agisci in fretta.

La storia che segue è curiosa. Ciro vuole convincere i Persiani alla ribellione. Convoca le tribù e i capi in un sol posto. Il primo giorno da l’ordine di falciare un grande tratto di terreno; il secondo li fa riposare e banchettare lietamente.

Quando ebbero finito di mangiare Ciro domandò se preferivano il trattamento attuale o quello del giorno prima. Ed essi risposero che c’era una gran bella differenza: il giorno prima gli erano toccati solo guai, al presente invece solo cose belle. Ciro colse al volo queste parole e, manifestando la sua intenzione, disse: “Persiani, dipende proprio da voi: se volete darmi ascolto vi attendono questi e molti altri piaceri e non conoscerete più fatiche da schiavi; se invece non volete obbedirmi vi attendono innumerevoli fatiche pari a quella di ieri. Seguite me, dunque, e sarete liberi. Io credo di essere nato col divino soccorso della sorte per condurre con le mie mani questa impresa e ritengo che voi siate uomini per nulla inferiori ai Medi, né in guerra né in nessun altro campo. Questa è la realtà dei fatti e ora voi ribellatevi contro Astiage al più presto”.

Proviamo a razionalizzare questa storiella. Secondo me, essa riflette l’opinione comune tra i Persiani: che essi fossero già forti e che avevano soltanto bisogno di un Capo per ribellarsi. Non penso che la storia della falciatura e del banchetto debba essere respinta perchè fantasiosa: un capo giovane e abile quale era Ciro doveva essere esperto di simili “trucchi” per convincere le persone.

La risoluzione della guerra è rapida e, tipico di Erodoto, vede Astiage agire come se fosse accecato da un volere divino.

Astiage mise in armi tutti i Medi e nominò loro comandante Arpago, dimenticando, quasi fosse accecato da un dio, tutto il male che gli aveva fatto. Quando i Medi scesero in campo e si scontrarono con i Persiani, alcuni di loro combatterono, quanti non erano a parte della congiura, altri passarono dalla parte dei Persiani, i più scelsero la strada della viltà e si dispersero.

Astiage non si arrende e commette qualche altra crudeltà.

per prima cosa fece impalare quei Magi interpreti di sogni che gli avevano consigliato di risparmiare Ciro, poi armò tutti i Medi rimasti in città, giovani e vecchi. Li guidò fuori delle mura e con loro attaccò i Persiani, ma fu sconfitto: Astiage stesso fu catturato e perse i Medi che aveva fatto scendere in campo.

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Da una capanna di pastori al più grande impero del mondo!

Astiage viene arrestato ma, tutto sommato, non viene maltrattato più di tanto. Trova anzi la forza di sgridare Arpalo, venuto a godere della sua disgrazia.

Allora Astiage gli dimostrò a rigor di logica che era l’uomo più imbecille e più colpevole del mondo: il più imbecille perché potendo diventare re lui stesso, se tutto davvero era accaduto grazie a lui, aveva rimesso il potere nelle mani di un altro; e il più colpevole perché a causa di una cena aveva reso schiavi i Medi: se proprio doveva affidare a qualcun altro il regno e non tenerlo nelle proprie mani sarebbe stato più giusto trasmetterlo a un Medo e non a un Persiano; ora invece i Medi senza averne alcuna colpa da padroni erano diventati schiavi, mentre i Persiani, che prima erano schiavi dei Medi, erano diventati ora i loro padroni.

Il nostro racconto si conclude. Ciro è padrone dell’Asia intera.

Così Ciro nacque e fu allevato e così ottenne il regno: in seguito, come ho già raccontato, sottomise Creso, che aveva dato lui l’avvio alle ingiustizie; e quando lo ebbe sottomesso estese la propria egemonia su tutta l’Asia.

E’ stato un racconto molto interessante, una vera e propria commistione di storia e leggenda, fortemente assonante con la leggenda di Romolo e Remo, Mosè e Sargon di Accad. Chissà chi e quando ha dato origine alla storia di un bambino in fuga da un re, della sua crescita da parte di animali o donne con il nome di animale (una lupa per Romolo e Remo, una cane per Ciro) e infine del suo ritorno e della sua ascesa al trono!

Buona lettura!


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