[SAGGIO] Gladiatori: I protagonisti del primo Talent Show della storia – Niccolò Arcangeli

Quanto guadagnavano i gladiatori? È possibile fare un paragone con gli ingaggi dei moderni idoli sportivi? Come funzionava il loro ranking? Questo libro si propone di dare delle risposte alle mille e più domande che circondano quel mondo di sangue e violenza. Partendo dal mito ed analizzando fonti storiche e studi recenti, l’indagine tenta di dimostrare come i combattimenti dei gladiatori abbiano rappresentato il primo esempio di Talent Show in assoluto. Uno spettacolo moderno e interattivo, dove il pubblico si è ritagliato il proprio spazio fino a sovvertire l’ordine prestabilito.

Editore: Autopubblicato.
Pagine: 140.
Formato: Cartaceo ed ebook Kindle.
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Sull’argomento “gladiatori” sono stati scritti fiumi di parole (e io ne so qualcosa, avendo dedicato il mio romanzo d’esordio proprio a questo mondo!). Dunque, perché scegliere tra le tante quest’opera di un autore che non è un accademico ma, da guida turistica, ha sviluppato una notevole esperienza sul campo? Cerchiamo di rispondere al quesito.

Un primo grande merito dell’autore è usare i risultati più recenti della ricerca e non solo in campo archeologico-epigrafico ma anche in quello scientifico. In questo, egli ha mostrato una notevole competenza e attenzione nel portare ad un pubblico più grande, quello dei lettori, risultati che altrimenti rimarrebbero di difficile accesso. Un esempio è lo studio sui resti dei gladiatori di Efeso, che ci permette di illuminare che tipo di vita e allenamento conducessero, oltre che dare indizi su come veniva amministrata la morte nell’arena. L’autore fa un uso molto vasto delle epigrafi e dei diversi resti archeologici. Numerosi argomento sono sviscerati in dettaglio: la musica veniva usata per sottolineare i momenti della lotta? Esisteva un regolamento? Qual era il ruolo dell’arbitro? Perché su molte epigrafi appare l’immagine di un cane vicino a quella del defunto? In quale area d’Italia ebbero origine i giochi? Quanto costava organizzare uno spettacolo gladiatorio?

Epigrafe funeraria del gladiatore Diodoro, morto in duello, dove è riportata l’accusa all’arbitro, che consentì all’avversario, dopo essere caduto, di rialzarsi e proseguire la lotta.

Ad ognuna di queste domande (e molte altre) l’autore risponde con grande dettaglio di fonti antiche ed usando, come detto, in modo molto arguto i risultati più recenti della ricerca.

L’autore tuttavia non si limita ad illuminare ciò che il mondo dei gladiatori era, perché altro tema portante del libro è il confronto, esplicitato in almeno due punti, tra il “fenomeno gladiatorio” dell’epoca antica e i mondi dello sport e dello spettacolo odierni. Nel primo caso, l’autore paragona, con tanto di stime monetarie, il sistema di “categorie” dei gladiatori (divisi in base all’esperienza in primus palus, secundus eccetera) con il sistema di “ranking” del tennis. Pur non avendo tutte le informazioni che vorremo sull’organizzazione di una giornata di giochi gladiatori, è evidente come il sistema delle “categorie” fosse stato escogitato per avere la garanzia di assistere ad incontri interessanti ed equilibrati… esattamente come accade oggi nel tennis!

Ancor più interessante il paragone tra i talent show moderni e il potere che il pubblico aveva nell’arena; l’autore individua un’evoluzione storica, cioè il passaggio della decisione sulla “vita” (o sulla morte) del gladiatore sconfitto dall’imperatore al pubblico. Commentando la “epigrafe-maledizione” del “gladiatore di Azio”, ucciso dal verdetto del pubblico, così scrive l’autore:

Per la prima volta in assoluto, il pubblico dei munera riuscì ad imporre la propria volontà. In questo modo, fu in grado di ritagliarsi un posto nella storia dello spettacolo e piantare un seme che sarebbe germogliato molti secoli più tardi. Nel momento in cui gli spettatori si rivolsero all’imperatore/editor, scavalcarono quel muro invisibile che li tagliava fuori dalle decisioni più importanti, e lo spettacolo dei gladiatori si trasformò in uno show interattivo, l’antesignano dei moderni Talent show.

Segnalo anche un ricco repertorio di immagini, che è di grande ausilio al testo. L’unica mancanza, per chi voglia una panoramica completa del fenomeno, è l’assenza della parte oplologica e di quella relativa alle tipologie di gladiatori. Da quel che ho saputo, tuttavia, l’autore ha in programma una seconda opera che tratterà proprio questi argomenti.

In definitiva è un libro che consiglio, anche in virtù del prezzo concorrenziale, a tutti gli appassionati di storia romana che leggendolo, ne sono sicuro, scopriranno, come ho fatto io, molte cose che prima non sapevano sull’argomento.


Gli altri saggi di cui ho parlato
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