[RECENSIONE] Il Bargello – Carlos Pérez Casas

Bellissima copertina!

Aragona, inverno del 1134.
Estranei al succedersi di re e corone, gli abitanti dei villaggi vivono le loro semplici vite. L’inverno non porta solo il freddo e la fame, ma anche la morte. Un gruppo di infami briganti, conosciuti come “gli albari”, si è accampato nei pressi di Lacorvilla e progetta di attaccare il villaggio. Sancho il Nero è un povero carbonaio che cerca di sopravvivere meglio che può. Non condivide l’entusiasmo dei suoi compaesani all’idea di seguire il bargello nella lotta contro gli albari; non crede nella vittoria né nell’uomo che ha giustiziato suo padre. L’odio è reciproco, sono anni ormai che il bargello cerca un modo di scacciare il carbonaio dal paese. A qualunque prezzo.
Nel bel mezzo di questa lotta per la sopravvivenza, un misterioso cavaliere arriverà al villaggio proclamandosi eroe e salvatore delle sorti del villaggio, ma in realtà vuole appropriarsi di quello a cui alcuni tengono di più. Cosa succederà quando scopriranno le sue intenzioni? Come andrà con i briganti? E quale sarà il ruolo delle donne, decise a non restare nell’ombra?


Mi sono approcciato a questo romanzo con la curiosità di leggere di un’epoca a me sostanzialmente sconosciuta. In particolare, mi interessava la premessa di un romanzo che si concentrasse sui ceti medi e bassi, insomma senza coinvolgere re, regine, papi e i “Grandi-Eventi-che-fanno-la-Storia”, in un’ambientazione per me nuova: la Spagna medievale.

A lettura terminata, posso confermare che la premessa con cui mi ero avvicinato è stata mantenuta. Il romanzo è dotato di un buon ritmo, un bel colpo di scena finale e personaggi molto realistici. La trama è semplice: i pericolosi banditi detti “albari”, per il bianco con cui pitturano il volto, minacciano il villaggio di Lacorvilla, nel regno d’Aragona. Il bargello Jimeno, cioè l’incaricato di giustizia, è chiamato a respingerli in una situazione precaria: il nobile locale, don Yequera, è vecchio e debole; i suoi stessi compaesani non nutrono verso di lui grande fiducia (e come si capirà forse non hanno tutti i torti!) nel bargello, in particolare il carbonaio Sancho detto il Nero, cui Jimeno ha inflitto un grave torto nel passato.

Il castello di Lacorvilla ai giorni nostri.

Questo è l’incipit del romanzo. Non vi è un solo protagonista, anche se il più importante attorno a cui ruotano tutti è il bargello. Il maggior pregio del romanzo è l’aver sviluppato psicologicamente più di un personaggio. Se molti scrittori si “accontentano” di approfondire pochi personaggi (solitamente, solo il protagonista), così non è in questo romanzo. Molti romanzi storici sfruttano la presenza di personaggi storicamente esistiti: a volte ciò costituisce una comoda scorciatoia per riempire pagine senza impegno e senza la fatica creativa di costruire “da zero” un personaggio storicamente credibile (da autore io stesso di romanzi storici sono meccanismi che conosco molto bene).

Non è questo il caso. Tutti i personaggi che compaiono nel romanzo, da quel che so io almeno, sono di invenzione dell’autore. Molti di essi hanno una “dignità propria”, cioè sono figure a tutto tondo. Il bargello Jimeno, il carbonaio Sancho il Nero, la moglie del bargello Arlena, la sorella Jimena. Sono tutte voci ben riconoscibili, dotate di un passato credibile: il bargello, ex soldato, la cui ambizione è elevare il proprio rango sociale; Sancho, perseguitato dagli eventi del passato; Arlena, intraprendente e per niente sottomessa al proprio ruolo di donna.

La Spagna al tempo del romanzo.

Passiamo ai “difetti”. Il romanzo è avvincente e si legge con gusto sino alla fine, però l’impressione lasciata è che non tutte le tematiche sviluppate dall’autore si amalgamino bene tra di loro e con la trama. In particolare l’importante tematica “femminista” (cioè la presa di coscienza di alcune donne di poter essere utili quanto gli uomini, su cui l’autore insiste molto) venga alla fine non sfruttata bene. E’ difficile giustificare tale affermazione senza raccontare ciò che accade nel romanzo, quindi posso soltanto riportarvi la mia impressione. Al contrario, la tematica del “diverso” e della sua accettazione in una comunità (nel romanzo abbiamo esempi di almeno due “diversi”) è perfettamente inserita, dall’inizio alla fine, con la trama principale. E’ uno dei meriti del romanzo: l’efficace e realistica descrizione del microcosmo di un villaggio medievale. L’impressione, in sostanza, è che una trama del genere non (ed evidenzio non) avrebbe potuto essere ambientata in un’altra epoca o in un altro luogo.

Passiamo allo stile. Il punto di vista è a volte ballerino e in un paio di punti ho avuto qualche dubbio su chi fosse in quel momento la voce. Le descrizioni sono comunque precise e vivide e i dialoghi generalmente brillanti.

In definitiva, è un romanzo che consiglio. Non solo viene ricostruito con grande realismo un angolo di Spagna medievale, ma tale angolo viene anche popolato di personaggi vivi, dotati di una psicologia credibile e, soprattutto, propria dell’epoca. Considerando il genere – il romanzo storico – questo è un grossissimo merito dell’autore e un grande stimolo alla lettura.


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