[RECENSIONE] Polvere di Giudea di Claudio Rossi

41YyN7R1kXL.jpg«Tu vuoi sapere perché dobbiamo essere eliminati? Siamo sempre stati considerati spie, nessuno crede che tu ti occupi di misurare delle strade o delle fortificazioni. In qualche modo siamo finiti nella rete della congiura, e l’eredità di Cesare è immensa!»
La missione che nel 44 a.C. porta uno sconosciuto agrimensore fin nella polverosa ma ricca Giudea non è altro che una copertura: gli interessi di Roma vanno ben oltre i progetti di rifacimento di vecchi forti e caserme. Ma anche l’agrimensore Fausto Quintilio, il suo servo e l’aiutante greco hanno ben altri interessi che eseguire gli ordini ricevuti dal Comando.
Ricchezze di secoli si sono accumulate a Jerusalem e la lotta tra coloro che vorrebbero impadronirsene, in una fitta trama di intrighi e menzogne, non ha confini.
È tra traditori e traditi che Quintilio dovrà cercare la verità per arrivare alla resa dei conti.

Avevo adocchiato i romanzi delle serie Quintilius – Vita tra Repubblica e Impero da molto tempo. Mi aveva attirato il fatto che il loro protagonista, l’agrimensore civile Fausto Quintilio, non fosse il classico centurione/legionari alle prese con avventure prettamente belliche: gli scaffali delle librerie ne sono già pieni!
Gli agrimensori sono stati per lungo tempo la spina dorsale della civiltà romana. L’agrimensura è, letteralmente, la “misurazione della terra”. Poche civiltà hanno modellato il territorio in modo altrettanto importante come quella romana. La costruzione di una strada, l’erezione di un qualsiasi edificio o fortificazione, la divisione del terreno in lotti uguali (la famosa centuriazione) sono tutte operazioni che non sarebbero state possibile senza la figura dell’agrimensore.

Insomma, mi stuzzicava l’idea di riscoprire una parte dell’antichità romana per lungo tempo ingiustamente negletta dal grande pubblico. Se l’operazione sia riuscita o meno lo dirò tra pochissimo!

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Sulla sinistra, l’agrimensore si assicura che la strada sia dritta! Al pari delle legioni, della legge e dell’oratoria le conoscenze tecniche degli agrimensori sono state uno dei pilastri dell’impero.

Iniziamo dal romanzo vero e proprio. Polvere di Giudea è il settimo volume della serie. Prima ovvia domanda: si può leggere il romanzo senza sapere nulla dei precedenti? Sì, ogni romanzo racconta un’avventura a sé e tutto quello che c’è da sapere sulle vite private dei personaggi viene rapidamente riassunto. Protagonista assoluto, in quanto narratore in prima persona, è ovviamente Fausto Quintilio, attorno a cui orbitano altri personaggi fra cui i più importanti sono il liberto greco Hicesius, il veterano Crispo e la figlia di questi Crispina, fidanzata del nostro Quintilio e infine il legionario Domizio.

La narrazione prende avvio in media res con i nostri personaggi già in Giudea, inseguiti da un manipolo di misteriosi nemici; dopo alcuni capitoli inizia un lunghissimo flashback che ci riporta a Roma, poco prima delle idi di marzo del 44 a.C. E’ un meccanismo narrativo semplice ma ben fatto e che ho apprezzato. L’assassinio di Cesare getta Roma nel caos della lotta tra fazioni. Personaggi politici come Marco Antonio (il famoso triumviro) e Cornelio Dolabella (genero di Cicerone nonché figura molto discussa) attuano le loro manovre per riempire il vuoto di potere creato dalla morte del dittatore.

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Il mondo romano nel convulso periodo 44-43 a.C., gli anni in cui il libro è ambientato. La Giudea era molto vicina alla Siria, una delle province contese dai politici (Antonio, Dolabella) dell’epoca.

Una serie di vicende, anche tragiche, obbligano i nostri a partire per la Giudea. La missione è di effettuare delle misurazioni per la ristrutturazione della fortezza romana di Gerusalemme (che poi diventerà la famosa fortezza Antonia) e altre opere. Come detto, però, ci troviamo poco l’assassinio di Cesare e le lotte per il controllo delle province orientali dell’imperium infuriano e coinvolgeranno, ovviamente, i nostri… non svelo altro, ovviamente.

La trama possiede un buon ritmo, soprattutto nella parte centrale, quella si ricollega ai primi capitoli. Azioni, agguati, inseguimenti, depistamenti e molto altro: non si corre il rischio di annoiarsi. Il tutto è intervallato dall’attività di misurazione del nostro Quintilio, che ci permette di gettare uno sguardo sulle tecnologia romana (sono ben descritte le operazioni di misura e rilevamento del territorio), uno dei pilastri su cui fu realizzato l’impero. Ho apprezzato il finale per il tono amaro ma realistico che ha conferito alla vicenda.

 

Gerusalemme mezzo secolo dopo gli eventi del libro. A sinistra la Fortezza Antonia, frutto del lavoro ingegneristico romano. 

L’unico difetto, almeno dal mio punto di vista, è stilistico: ho trovato i dialoghi a volte troppo lunghi. Questo ha un riflesso anche sul ritmo e sull’azione, perché ho percepito in alcune situazioni un rallentamento. In molti casi avrei preferito qualche dialogo di meno e più azione; oppure lasciare qualche elemento “non detto” tramite una più elegante ellissi del discorso. A parte ciò, comunque, lo stile in prima persona e la lettura sono assolutamente fluide. 

Per finire, la ricerca storica. Su questo punto l’autore è documentatissimo: oltre agli utilissimi inserti a fine romanzo (glossario, mappa, unità di misure eccetera) è stato ricostruito bene il quadro politico di quel particolare momento storico; interessante anche il confronto tra la civiltà romana (impersonata dal nostro Quintilio, uomo semplice e pratico) e quella ebraica. E’ soprattutto il lato tecnico, ovviamente, il punto forte del romanzo, con la descrizione pratica delle operazioni svolte da un agrimensore.

In definitiva è un romanzo storico che, come gli altri della serie, mi sento di consigliare a tutti gli amanti del periodo, perché offre uno sguardo veramente originale sulla civiltà romana.


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