[SAGGIO] Il secolo d’oro dell’antica Roma – Sara Prossomariti

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Da Augusto a Marco Aurelio: quando l’impero raggiunge il massimo splendore.

Come si fa a stabilire qual è il secolo d’oro dell’antica Roma? Ci fu davvero un secolo d’oro? Quello che è certo è che si può parlare di un’epoca di oltre un secolo e mezzo piena di eventi che hanno portato Roma all’acme della sua potenza per poi dare inizio a un fisiologico e inesorabile declino. Questo libro si propone di analizzare il periodo che va dal principato di Augusto fi no alla morte di Marco Aurelio per capire come è cambiata Roma in quegli anni e perché. Ogni imperatore ha contribuito a plasmare l’impero romano ma anche a favorirne il crepuscolo, ecco perché non bisogna accontentarsi di un elenco di dati biografi ci ma è necessario procedere con un’analisi dell’operato di ognuno da un punto di vista militare e legislativo. Solo considerando questi aspetti in quell’arco di tempo, infatti, sarà possibile farsi un’idea della grandezza di una civiltà che ha saputo influenzare in modo così incisivo le sorti della storia.

Eccoci a parlare di un altro libro concessomi in anteprima dalla Newton Compton, casa editrice con cui collaboro da tempo. Questa volta si tratta de Il secolo d’oro dell’antica Roma, un saggio storico scritto da Sara Prossomariti, di cui avevo già letto e apprezzato Le grandi famiglie di Roma antica, che mi aveva colpito per la ricchezza della scrittura e per la quantità di informazioni che avevo trovato. Da buon “maniaco della storia” non potevo chiedere di meglio.

Nell’opera di cui parliamo oggi, uscita il 26 settembre, l’impostazione e gli obiettivi sono diversi, come riportato nell’introduzione:

Ogni capitolo di questo libro è dedicato a uno o due imperatori. Al di là dei dati biografici, utili a comprendere il carattere di ognuno e quindi le loro scelte, intendiamo analizzare principalmente ciò che questi uomini hanno fatto per l’Urbe. Quello che ci interessa davvero dunque è capire come ogni imperatore abbia influito sull’evoluzione di Roma in quanto città e in quanto potenza. Ci soffermeremo dunque sulle riforme, le campagne militari e le scelte politiche che li hanno visti protagonisti, oltre che sui gossip là dove fossero utili.

I limiti cronologici scelti dall’autrice vanno da Augusto a Marco Aurelio, quindi all’apparenza una scelta classica (potremmo dire antiquata) come periodo aureo dell’impero. Tuttavia nel corso dell’esposizione l’autrice si mostra consapevole dell’artificiosità di tale visione e anzi si diverte a ribaltarla nel modo migliore possibile, cioè mostrando come tale visione sia stata frutto, in molti casi, di una consapevole operazione di propaganda. 

Grande spazio viene infatti dato all’analisi delle fonti storiche e, soprattutto, alla politica culturale degli imperatori. In questo senso, l’autrice individua nella creazione di scuole pubbliche con professori stipendiati dallo stato il passo fondamentale, che permise a Vespasiano, suo promulgatore, di non utilizzare più la censura delle opere, come avveniva con gli imperatori Giulio-Claudii: il potere, finalmente, poteva addestrare gli intellettuali a non pensare contro di esso.

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Ho parlato di Nerva, Tito e Domiziano ma anche la personalità di Tiberio viene sviscerata con grande attenzione alle fonti storiche.

Pregevoli sono anche le pagine che analizzano la creazione del mito positivo di Tito e di quello negativo di Domiziano. Oppure quelle che ripercorrono, all’interno del complicato albero dinastico giulio-claudio, le diverse tendenze nella concezione del potere imperiale: la concezione “moderata” di Augusto e quella “assolutista” dei Claudii. Mi ha piacevolmente sorpreso anche l’analisi del mito di Nerva in quanto iniziatore della “adozione” come criterio di scelta del successore. A conti fatti, molti imperatori prima di Nerva furono adottati!

La scelta di adottare un erede fu la miglior manovra compiuta da Nerva, almeno questo è quello che sostengono molti storici. Finalmente si dava spazio alle capacità mettendo in secondo piano i rapporti di parentela. Eppure, se analizziamo bene la storia dell’impero romano, il sistema dell’adozione non era una novità. In assenza di eredi anche Augusto aveva provveduto ad adottare Tiberio, così come Tiberio dovette poi adottare Caligola. Insomma quello che sicuramente la necessità di adottare un erede fu dettata dalle stesse motivazioni che avevano spinto anche Augusto in questa direzione e cioè l’assenza di eredi legittimi. L’adozione era l’unico mezzo per evitare di lasciare un vuoto che avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesima guerra civile.
Certo, Nerva tentò di scegliere il migliore senza soffermarsi su suoi parenti, ma di certo non possiamo parlare di una scelta meritocratica. Avremmo potuto parlare di meritocrazia nel momento in cui Nerva avesse scelto Traiano nonostante la presenza di figli legittimi ma inadeguati al ruolo di imperatore, ma le cose non sono andate così. Lo stesso vale per tutti i cosiddetti imperatori adottivi. Traiano sceglierà Adriano perché senza eredi legittimi e lo stesso farà Adriano. Si tratta di una situazione molto simile a quella di Augusto, Tiberio e Caligola: niente di nuovo sotto il sole. Marco Aurelio, infatti, che è l’unico degli adottivi ad avere un erede legittimo ancora in vita alla sua morte, lascerà il suo impero al figlio, pur consapevole delle sue incapacità.

Altro filone importante è l’approccio di ogni imperatore alla questione fondamentale, cioè la giustificazione legale del proprio potere assoluto all’interno di una “costituzione” che, formalmente, era ancora repubblicana. Possiamo così assistere al progressivo svuotamento degli antichi comizi di epoca repubblicana, svuotamento iniziato con Tiberio, fino al riconoscimento legare del potere assoluto del principe. Faccio riferimento alla famosa Lex de imperio Vespasiani, uno dei documenti più controversi ma più studiati della storia imperiale romana che nel libro trova ampio spazio di riflessione.

La legge è sicuramente attribuibile a Vespasiano, che viene menzionato ben tre volte nel testo quale titolare della legge, ma purtroppo non sappiamo quanto questa fosse lunga e se al suo interno si facesse un qualche riferimento all’imperium proconsolare e alla tribunicia potestas. Si tratta di una legge tralaticia? Sì e no. Esisteva sicuramente una legge, sottoposta all’approvazione del senato e convalidata dai comizi, che attribuiva inter pares , come difensore della repubblica, e per accentrare nelle sue mani un potere pari a quello di un re cominciò ad accumulare nel corso del tempo privilegi e cariche di prestigio. Quindi se pure ci fu una legge che andò a convalidare il potere di Augusto non fu come quella di Vespasiano. Augusto accumulò poteri con una serie di leggi, non con una. Tiberio e Claudio dovettero emanarne altre per arrogarsi ulteriori poteri oltre a quelli concessi ad Augusto. Ne consegue che la lex de imperio Vespasiani è sì una legge che convalida l’entrata in carica del nuovo imperatore ma è anche un unicum perché Vespasiano è il primo a fare una summa dei poteri acquisiti dai suoi predecessori con diverse leggi elencandole in un unico testo

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La Lex de imperio Vespasiani, ritrovata da Cola di Rienzo nel 1347.

L’unico capitolo debole è il primo, perché è un riassunto un po’ confuso e prolisso dell’ultimo secolo della Repubblica. La qualità dell’opera nei restanti capitoli è invece, come detto, decisamente buona. L’autrice non ha l’ambizione di ricostruire la vita di ogni imperatore o descrivere in dettaglio ogni singola riforma politica o avvenimento occorso ma, saggiamente, individua alcuni aspetti – come la base del consenso, la politica culturale le questioni religiose – e ne segue l’evoluzione nel corso di quasi due secoli di storia romana.

Da questo punto di vista il contenuto del libro “tradisce” il titolo (il “secolo d’oro”) e le aspettative ad esso legate. Se si parla di “secolo d’oro” ci si aspetta se non un panegirico dell’impero e della pax romana almeno ampie descrizioni dei benefici economici, sociali e culturali del dominio romano. In generale, invece, analisi di tipo economico-sociali non rappresentano il cuore del libro. Il “secolo d’oro” quindi si deve intendere come “secolo d’oro dello stato romano per potenza politica e militare”, il che magari può lasciare spiazzato chi si aspettava altro.

Un ultimo pregio del libro è l’accessibilità ad un vasto pubblico: sia che siate esperti di storia romana o neofiti con una infarinatura superficiale, troverete molte informazioni su cui riflettere e, per alcune tematiche specifiche, una introduzione accessibile anche ai non addetti ai lavori.


Il libro sul sito ufficiale della Newton Compton Editori!

Gli altri saggi di cui ho parlato li trovi in questa pagina!


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2 pensieri su “[SAGGIO] Il secolo d’oro dell’antica Roma – Sara Prossomariti

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